Migranti. La nave Alan Kurdi in cerca di un porto con 149 naufraghi a bordo. Il papa risponde alla lettera della Ong Mediterranea

Migranti. La nave Alan Kurdi in cerca di un porto con 149 naufraghi a bordo. Il papa risponde alla lettera della Ong Mediterranea

E’ ancora in cerca di un porto la Alan Kurdi, la nave umanitaria con 149 migranti soccorsi nei giorni scorsi al largo delle coste libiche. Un decreto del governo ha dichiarato nei giorni scorsi non sicuri i porti italiani e dunque la nave della ong tedesca Sea Eye non ha il permesso di sbarcare. La Alan Kurdi naviga davanti alle coste sud-occidentali della Sicilia, e stamane una motovedetta della Guardia Costiera italiana ha effettuato un trasbordo di cibo sulla nave, il cui capitano ieri aveva chiesto viveri, medicinali e carburante. Tra l’altro, un gruppo di imprenditori di Lampedusa, “temendo l’approdo della nave Alan Kurdi”, ricordando di “essere prima di tutto genitori”, ha scritto, “chiedendo aiuto”, al presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci sostenendo che nell’isola “non ci sono le condizioni di sicurezza” e che “potrebbe essere un’ecatombe per tutti noi”.

Intanto, il quotidiano cattolico Avvenire ha pubblicato la risposta di papa Francesco alla lettera ricevuta giovedì da Mediterranea Saving Humans, la piattaforma per il salvataggio di migranti nel Mediterraneo. “Grazie per tutto quello che fate. Vorrei dirvi che sono a disposizione per dare una mano sempre. Contate su di me”, scrive tra l’altro il Pontefice. A firmare la missiva al Papa era stato il capomissione Luca Casarini, dopo le ultime notizie dalla Libia. E ieri mattina papa Francesco ha fatto arrivare la risposta, scritta di suo pugno, per incoraggiare i volontari delle missioni umanitarie nel Mediterraneo. “Luca, caro fratello, grazie tante per la tua lettera che mi ha portato Michael. Grazie per la pietà umana che hai davanti a tanti dolori”, si legge. “Grazie per la tua testimonianza, che a me fa tanto bene – prosegue Francesco -. Sono vicino a te a ai tuoi compagni. Grazie per tutto quello che fate”. “Vorrei dirvi che sono a disposizione per dare una mano sempre. Contate su di me – aggiunge -. Ti auguro una santa Pasqua. Prego per Voi, per favore, fatelo per me. Che il Signore Vi benedica e la Madonna Vi custodisca. Fraternamente, Francesco”. Nella lettera inviata al Papa a nome di tutti i componenti dell’organizzazione italiana, Casarini aveva manifestato l’amarezza per tutti gli ostacoli posti alle navi umanitarie, ma soprattutto per l’aggravarsi delle condizioni di migliaia di persone nei campi di prigionia in Libia e negli accampamenti in Grecia, dove ora incombe la minaccia del Coronavirus. “Siamo immensamente felici e grati della vicinanza che ancora una volta Papa Francesco testimonia verso chi soffre perché rischia di essere abbandonato senza soccorso in mare o a subire torture e violenza nei campi libici. E dell’affetto e del sostegno a Mediterranea, e alle navi della società civile che praticano il soccorso in mare”, ha commentato oggi Mediterranea Saving Humans. “Speriamo che le parole del Santo Padre arrivino al cuore anche dei governanti che in queste ore hanno chiuso i porti dell’Europa e dell’Italia all’umanita’”, ha aggiunto.

“Ricevere la lettera di Papa Francesco è stato per noi un onore profondo e un regalo straordinario” ha detto Alessandra Sciurba, presidente di Mediterranea Saving Humans, commentando la risposta che Papa Francesco ha inviato ai componenti della piattaforma per il salvataggio dei migranti nel Mediterraneo, in risposta alla missiva che qualche giorno fa gli aveva indirizzato il capo missione Luca Casarini. “Un regalo tanto speciale – continua Sciurba – perché arrivato in questi giorni di Pasqua straziati non solo dall’emergenza sanitaria, ma anche da quello che sta accadendo nel Mediterraneo: disperate richieste di aiuto ignorate dai governi di Italia e Malta che scelgono di chiudere i loro porti strumentalizzando la pandemia; centinaia di profughi di guerre – perché il virus non ha purtroppo fermato le guerre e gli altri orrori del mondo – respinti alle bombe e alle torture in Libia, e la nave Alan Kurdi lasciata a vagare con 150 persone soccorse invece di assegnare subito un porto attivando le procedure che consentono di garantire la sicurezza di tutti”.

Da quando Mediterranea è salpata per la prima volta, il sostegno di Papa Francesco è stato “per noi una guida, una carezza, una fonte di conforto e una luce in un mondo di ombre. Oggi più che mai, in un momento in cui la crisi sanitaria globale rischia di fare prevalere chiusure ed egoismi, invece che farci comprendere che, come dice il Papa, da questa tempesta ci si salva solo insieme, la sua voce dovrebbe essere ascoltata da chi governa e ha il potere di orientare quello che sarà il futuro delle nostre società; da chi ha scelto di ritirare le proprie navi e di chiudere i porti condannando bimbi, donne e uomini a morire, invece che scegliere con coraggio di difendere ogni vita”, conclude la presidente di Mediterranea.

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