Marta Cartabia, presidente della Consulta, “sorpresa e dispiaciuta” per essere stata tirata nell’agone politico. “La Costituzione è la bussola, e non prevede stato d’eccezione”

Marta Cartabia, presidente della Consulta, “sorpresa e dispiaciuta” per essere stata tirata nell’agone politico. “La Costituzione è la bussola, e non prevede stato d’eccezione”

“Sorpresa” e “dispiaciuta” da chi ha voluto legare il suo richiamo alla Costituzione come bussola anche nei momenti di crisi,”a singole contese politiche in corso”, cioè vi ha voluto leggere un ingresso a gamba tesa nell’attualità del dibattito tra i partiti, una critica neppure troppo velata al ricorso ai decreti del presidente del Consiglio per governare l’emergenza Covid. Perché “è davvero inappropriato attribuire al presidente della Corte costituzionale l’intendimento di scendere nell’agone politico”. Marta Cartabia in un’intervista con la stampa estera torna a chiarire, sollecitata dalle domande dei giornalisti, quale era il senso di quel passaggio della sua relazione sull’attività della Corte costituzionale su cui si sono scatenate le interpretazioni, sgombrando definitivamente il campo da ogni possibile equivoco. E’ alla guida della Corte da dicembre, la prima donna presidente nella storia italiana. Un ruolo in cui crede fermamente, come confermano le sue parole.

“Se c’è un principio che un presidente della Consulta tiene a preservare è proprio quello di essere super partes. Sarebbe gravissimo se un presidente volesse entrare nella discussione per dire ‘questo atto del governo non va bene’. Non so come si possa immaginare un atteggiamento del genere, anche per la mia storia. Vengo da un percorso accademico e a settembre quando scadrà il mio mandato tornerò alla ricerca e a insegnare. C’è una fierezza nell’essere indipendenti, prima che un dovere è una prerogativa che un giudice si deve gustare sino in fondo”. Quindi torna sul suo richiamo: “è compito del presidente della Consulta ricordare i principi costituzionali e dire che occorre ripartire dalla Costituzione perché è una bussola era semplicemente doveroso”, dice. “Era un richiamo ai principi, non l’applicazione di quei principi a casi concreti”, ribadisce ricordando di aver già spiegato in un’intervista al Corriere della Sera fatta prima che si scatenassero quei “fraintendimenti” il significato delle sue parole.

“Ho detto che non esiste lo stato di eccezione: è un’affermazione quasi ovvia che qualunque professore direbbe ai suoi studenti del primo anno. E ho anche specificato che il fatto che la Costituzione non preveda lo stato di eccezione non significa che sia insensibile al contesto della realtà. I principi costituzionali sono finestre aperte sulla realtà: restano principi ma si declinano in modo diverso”. Tra le tante domande che le fanno i giornalisti stranieri, alcune riguardano i problemi posti dall’interpretazione dei Dpcm e la possibilità che la Consulta si possa pronunciare presto su di essi: “la Corte giudica sulle leggi e i Dpcm sono fonti non di natura legislativa. L’unica strada per portarli davanti alla Consulta è se qualche Regione vuole impugnarli con il conflitto di attribuzione”, chiarisce Cartabia ma in questo caso ciò non potrebbe avvenire con la “tempestività” che si è vista in altri Paesi, dove sono i singoli cittadini a potersi rivolgere direttamente alle Corti costituzionali.

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