Coronavirus. 18 aprile. 175.925 i contagi totali, 23.227 i decessi e 107.771 i guariti. Drammatica la situazione nel mondo. Gli incontri di Conte e la posizione delle Regioni per la Fase 2

Coronavirus. 18 aprile. 175.925 i contagi totali, 23.227 i decessi e 107.771 i guariti. Drammatica la situazione nel mondo. Gli incontri di Conte e la posizione delle Regioni per la Fase 2

Sale a 175.925 il totale degli italiani colpiti da coronavirus, +3.491 rispetto a ieri. Dato perfettamente in linea quindi, visto che ieri l’aumento era stato di 3.493. E’ in calo il numero dei decessi, 482 oggi contro i 575 di ieri. Il totale sale a 23.227. I guariti sono 2.200, meno del record di ieri di 2.563, per un totale di 44.927. Per effetto di questo doppio calo, il numero degli attualmente positivi aumenta di 809 unità, contro le sole 355 di ieri, portando il totale a 107.771. Questi i dati forniti dalla Protezione civile nel bollettino delle 18, oggi per la prima volta senza conferenza stampa. Prosegue il calo del numero dei ricoverati: oggi -779 ricoveri in regime ordinario (che scendono così a 25.007) e -79 in terapia intensiva (2.733 in tutto, in calo costante da 12 giorni). E anche oggi tanti i tamponi eseguiti, 61.725, anche se meno del record di ieri di oltre 65mila.

La situazione sempre più drammatica nel mondo

Oltre 2,2 milioni di contagi confermati nel mondo e almeno 157mila morti. Le bolle rosse che indicano la diffusione del nuovo coronavirus sulla mappa del mondo della Johns Hopkins University coprono ormai come grandi macchie Stati Uniti, Europa e Medio Oriente. Ma il resto del mondo non è immune dalla pandemia, piuttosto, dicono gli esperti, ci sono ‘falle’ nella registrazione dei casi, tra l’altro perché non sono effettuati test sufficienti e perché vari governi hanno sottorappresentato i dati. In Europa, lockdown e restrizioni sociali imposti settimane fa stanno dando risultati. In Spagna, il numero dei morti giornalieri torna a calare: 565 rispetto ai 585 di venerdì, con il totale a oltre 20mila. Anche le infezioni rallentano, con quasi 192mila contagi, mentre il Paese resta in stato d’allerta. Nel Regno Unito altre 888 persone sono morte negli ospedali, portando il totale a 15.464, mentre i contagi sono aumentati di 5.525 superando i 114mila. Nel frattempo anche la Svezia, in controtendenza con misure di contenimento relativamente blande, supera i 1.500 morti e 13.800 contagi. In Giappone, l’epidemia torna a far paura. Con 556 nuovi casi si arriva a oltre 10.500, tre mesi dopo il primo caso. Quasi un terzo delle persone infette è a Tokyo, dove si teme che il sistema medico collassi. Gli Usa continuano a portare il fardello più drammatico al mondo, con 711mila contagi e 37mila morti. Ma per la prima volta dal primo aprile nello Stato di New York, epicentro dell’epidemia, i nuovi morti sono scesi sotto quota 550 (+540, il totale a 13mila) e anche il numero dei ricoverati in ospedale continua a calare. E resta alto l’allarme per l’Africa. Sono più di mille i morti per Covid-19, i casi registrati oltre 20mila, secondo i Centri per il controllo delle malattie. Cinquantadue dei 54 Paesi africani hanno contato casi e l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha espresso preoccupazione per l’aumento della trasmissione a livello locale. L’Africa potrebbe essere il prossimo hotspot della pandemia: modelli dell’Imperial College di Londra ritengono che nello scenario migliore, con “intenso” distanziamento sociale, si potrebbe arrivare alla morte di 300mila persone nel 2020 per Covid-19.

Palazzo Chigi: priva di fondamento la riapertura delle attività produttive lunedì prossimo. Nessuna modifica fino al 3 maggio

“Le notizie sin qui filtrate circa l’apertura di attività produttive o l’allentamento di misure restrittive per lunedì prossimo sono prive di fondamento. Per la settimana prossima rimangono in vigore le misure già previste, che scadono il 3 maggio, e non è prevista nessuna modifica. Gli effetti positivi di contenimento del virus e di mitigazione del contagio si iniziano a misurare ma non sono tali da consentire il venir meno degli obblighi attuali e l’abbassamento della soglia di attenzione” sottolineano fonti di Palazzo Chigi. Per tutto il pomeriggio il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e alcuni ministri hanno incontrato una delegazione del comitato tecnico-scientifico e del comitato di esperti in campo economico e sociale guidata da Colao. “Si sta lavorando a un programma nazionale che possa consentire una ripresa di buona parte delle attività produttive in condizioni di massima sicurezza. Un programma che integri una gestione organizzata e coordinata delle attività industriali, della logistica, dei trasporti e che tenga sotto controllo la curva epidemiologica nella prospettiva di un controllo della sua risalita senza che si torni ad affrontare situazioni di sovraccarico delle strutture ospedaliere”, sottolineano le fonti di Palazzo Chigi.  Dopo si è tenuta una ulteriore videoconferenza tra il presidente Conte, i ministri Francesco Boccia e Roberto Speranza e le delegazioni delle Regioni, dei Comuni e delle Province che fanno parte della cabina di regia. Le Regioni hanno convenuto sulla opportunità di avere delle linee guida nazionali in modo da gestire in modo coordinato e uniforme questa ripresa delle attività economiche.

Bonaccini (Regioni) al governo: poste 4 priorità per la ripartenza

“Abbiamo posto al governo alcune questioni relative alla ‘fase 2’, soprattutto perché riteniamo necessaria una condivisione fra l’esecutivo e le Regioni su come affrontare la fase della riapertura, in base ad indicazioni precise del comitato tecnico-scientifico e della task force diretta da Vittorio Colao”, ha dichiarato il presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Stefano Bonaccini. “Le questioni poste – ha spiegato Bonaccini – riguardano essenzialmente 4 aree. Un coordinamento delle fasi della ripartenza per cui bisogna che siano adottate linee guida nazionali, previo accordo con le parti sociali, che fissino le regole di carattere generale per la riapertura secondo fasi ben precise e graduali, lasciando autonomia alle Regioni per contemplare le singole specificità regionali in ordine agli aspetti relativi ai dati geografici, economici e sociali. Definire modalità (dispositivi di protezione, test, app, ecc.) che devono essere omogenei su tutto il territorio nazionale per evitare confusione; valutare obbligo per tutta la popolazione dei dpi, anche prevedendone la diffusione presso la grande distribuzione organizzata, anche per calmierare i prezzi. Bisogna graduare la riapertura delle attività lavorative e dei servizi delle città e riorganizzare la mobilità della popolazione, prevedendo l’adeguamento del trasporto pubblico locale per far fronte alle esigenze della riapertura. Occorre considerane – sottolinea il presidente della Conferenza delle Regioni – la necessità di distanziamento, Dpi (dispostivi di protezione individuale), eventuale scaglionamento degli orari di lavoro, diversi flussi; da qui il maggiore costo economico a cui far fronte. E’ necessario posticipare, rispetto alla prima fase della riapertura, la mobilità extraregionale” ha concluso Bonaccini.

Sottosegretario Baretta: in decreto legge aprile 3 miliardi a comuni e reddito di emergenza

Risorse per 3 miliardi a fondo perduto per i comuni, aumento del bonus da 600 a 800 euro, proroga della cassa integrazione e reddito di emergenza. Sono alcune delle misure che entreranno nel decreto aprile, spiegate nel corso di una conferenza stampa dal sottosegretario all’economia, Pier Paolo Baretta. “Ieri pomeriggio si è tenuto un incontro tra Gualtieri e i rappresentanti di Anci e Upi – ha riferito Baretta – ed è stato ipotizzato uno stanziamento di 3 miliardi che verrà inserito nel decreto aprile che pensiamo venga definito alla fine della prossima settimana”. “E’ una cifra importante, significativa ma non definitiva – ha aggiunto – è previsto un monitoraggio non solo per la distribuzione ma per capire se la cifra sarà sufficiente per compensare le minori entrate per tributi e tariffe e le maggiori spese per gli interventi per il coronavirus. Tre miliardi per i comuni a fondo perduto, significa una boccata di ossigeno”. “Ci sarà certamente un allungamento del periodo della cig – ha aggiunto Baretta – non abbiamo ancora deciso il numero delle settimane che è collegato ai tempi della ripartenza ma certamente ci sarà un allungamento della cig e la trasformazione dei 600 euro in 800”. Nel decreto aprile, ha aggiunto il sottosegretario, “c’è poi la costituzione di reddito di emergenza che riguarderà quella fascia di popolazione che si trova senza entrate, senza reddito e senza ammortizzatori sociali”. Per il reddito di emergenza, Baretta ha spiegato poi che devono ancora essere definite modalità di erogazione e risorse: “Ci sono diverse opinioni su chi lo dovrà erogare. La mia è netta ed è che devono essere i comuni ma ci sono opinioni diverse nel governo, ci sono competenze diverse col ministero del Lavoro e con l’Inps. Anche le cifre non sono ancora definite, in qualche intervista la ministra Catalfo ha parlato di 3 miliardi ma dipenderà dalla valutazione della platea” ha concluso Pierpaolo Baretta.

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