Coronavirus. 10 aprile. Lieve flessione, soprattutto nelle terapie intensive. Conte, il decreto: conferma serrata fino al 3 maggio, e sul Mes respinge gli attacchi della destra

Coronavirus. 10 aprile. Lieve flessione, soprattutto nelle terapie intensive. Conte, il decreto: conferma serrata fino al 3 maggio, e sul Mes respinge gli attacchi della destra

Lieve frenata all’incremento dei casi totali di coronavirus in Italia: +3.951 rispetto a ieri, contro i +4.204 che si riferivano alle 24 ore precedenti. Ad oggi, il numero dei casi totali ammonta a 147.577, comprendente il totale dei positivi (98.273), quello dei guariti (30.455) e quello dei deceduti (18.849). Il numero di positivi è aumentato di 1.396 unità rispetto a ieri (ne erano stati segnalati +1.615); quello delle persone guarite registra +1.985 (ieri era +1.979) e quello dei deceduti +570 (ieri erano segnalati +610). Le persone ricoverate in terapia intensiva sono scese a 3.497, con un decremento di 108 unità su ieri; quelle ricoverate con sintomi sono 28.242, cioè 157 in meno su ieri; le persone in isolamento domiciliare sono attualmente 66.534 (+1.661 su ieri, anche questo un dato in flessione rispetto alle +1.789 segnalate ieri). I tamponi effettuati sono in totale 906.864, con un incremento di 53.495 rispetto a ieri.  E’ arrivato a 109 il tragico bilancio dei medici morti da quando è iniziata l’epidemia Covid-19. Lo riporta la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo).

La situazione nel mondo. Il primo contagio nello Yemen. Trump prevede meno di 100mila morti negli Usa

Anche lo Yemen straziato da cinque anni di guerra conta il suo primo caso di contagio del nuovo coronavirus. Lo ha annunciato il governo riconosciuto internazionalmente, facendo crescere la preoccupazione per il potenziale impatto della pandemia sul già devastato sistema sanitario. La notizia arriva mentre i casi di contagio nel mondo sono più di 1.622.000, i morti ormai oltre 100mila secondo la Johns Hopkins University. Il record di infezioni è negli Usa (467mila), seguiti da Spagna (157mila) e Italia (143mila); quello dei decessi è invece italiano con quasi 19mila, seguito da Spagna (15.900) e Francia (12.200). Il presidente americano, Donald Trump, rivede le sue stime sui decessi negli Usa. “Sembra che ci stiamo dirigendo verso un numero sostanzialmente inferiore ai 100 mila, e spero che si confermi. La situazione a Detroit e New Orleans sembra stabilizzarsi”, ha dichiarato il capo della Casa Bianca nel briefing sull’emergenza.

Il governo prolunga la serrata dell’Italia al 3 maggio, ma da martedì riapriranno i negozi di vestiti per bambini e le cartolibrerie, oltre alle librerie

Piccole e simboliche concessioni contenute nel Dpcm che il premier Giuseppe Conte firma per prorogare fino al 3 maggio, come ampiamente annunciato, le misure di contenimento, il divieto di spostamento e di assembramento e l’obbligo del distanziamento sociale. Perché altrimenti, spiega lui stesso assumendosi tutta la “responsabilità politica” di scelte “difficili ma necessarie”, si “vanificherebbero gli sforzi fatti” fino ad oggi: “rischieremmo – dice – di ripartire da capo”, con un “aumento dei morti”. Il presidente del Consiglio mette dunque nero su bianco quello che era ormai chiaro a tutti gli italiani e che gli scienziati vanno ripetendo da giorni: non ci sono ancora le condizioni per riaprire il paese. “La curva ci mostra chiaramente una situazione di decrescita, un segnale positivo che non deve però farci abbassare la guardia”, ribadisce. Ma Conte, nel chiedere un ulteriore sacrificio agli italiani, cerca anche di guardare avanti: “prometto che se anche prima del 3 maggio si verificassero le condizioni, cercheremo di provvedere di conseguenza” con ulteriori riaperture e concessioni. Non solo. Da domani sarà operativa la task force che si dovrà occupare di ‘pensare’ la Fase 2, vale a dire come ricostruire l’Italia nei mesi a venire visto che per lungo tempo dovremo convivere con il Covid 19, in attesa che arrivi il vaccino. “Non possiamo aspettare che il virus sparisca. Dobbiamo ripensare le nostre organizzazioni di vita” e per farlo, spiega Conte, “servirà un programma articolato e organico su due pilastri: un gruppo di lavoro di esperti e il protocollo di sicurezza nei luoghi di lavoro”. Al secondo sta lavorando l’Inail, che ha già predisposto una mappa con tre livelli di rischio e le corrispettive categorie lavorative: ristoranti, bar, scuole, cinema, teatri, parrucchieri, ad esempio, sono tutte attività a rischio massimo. Il primo, di pilastro, è invece nelle mani di Vittorio Colao, l’ex amministratore delegato di Vodafone che sarà alla guida della task force composta da giuristi, economisti ed esperti di alto livello chiamati ad un compito tutt’altro che semplice: trovare le ‘ricette’ per trascinare l’Italia fuori dalla crisi determinata dal coronavirus. Detto ciò, la conferenza ha avuto strascichi a proposito della polemica di Conte sul Mes nei confronti di Salvini e Meloni. Gravissima appare la dichiarazione del direttore del Tg de La7, Enrico Mentana al termine della conferenza stampa. “Il premier ha fatto un uso personale delle reti unificate per l’attacco all’opposizione. Se possiamo dire, lo avremmo francamente evitato. Se lo avessimo saputo non avremmo mandato in onda quella parte della conferenza stampa. Aspettavamo parole importanti sull’Eurogruppo e sulla task force, il resto è polemica politica”. Ora, la frase di Mentana – coniugata al plurale – prefigura una sorta di censura preventiva nei confronti del presidente del Consiglio, limitando, di fatto, il diritto dei telespettatori ad essere informati e il dovere dell’emittente di informare. Anche perché, ci si chiede: Conte avrebbe dovuto informare preventivamente Mentana dell’attacco “personalistico” verso Salvini e Meloni?

Lo scontro in maggioranza nella riunione che ha preceduto la firma del decreto

Una scelta, quella di Colao, che entusiasma Matteo Renzi, il quale invece non condivide le decisioni del premier in merito alle riaperture: il leader di Iv avrebbe infatti voluto un più ampio margine di concessioni alle attività produttive, scontrandosi con il ministro della Salute Roberto Speranza e i suoi ex compagni del Pd che hanno fin dall’inizio premuto per una serrata totale. Posizioni in contrasto che si sono rinnovate anche nella riunione che ha preceduto il varo del Dpcm, con una discussione lunga e animata sui nuovi codici Ateco – vale a dire su quali attività consentire – da inserire nel decreto del presidente del Consiglio. Alla fine nel decreto, oltre a librerie, cartolibrerie e negozi per bimbi, sono entrate una decina di attività consentite: dall’uso delle aree forestali alla fabbricazione dei computer, alle lavanderie, dalla cura e manutenzione del paesaggio alle opere idrauliche, fino al commercio all’ingrosso di carta e cartone. Rispetto ai precedenti provvedimenti, inoltre, il Dpcm consente di andare in azienda per predisporre le buste paga così come autorizza “previa comunicazione al prefetto, la spedizione verso terzi di merci giacenti in magazzino nonché la ricezione in magazzino di beni e forniture”. Resta possibile anche svolgere attività motoria da svolgere “individualmente” e “in prossimità della propria abitazione, purché comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona”. Per il resto, lockdown era e lockdown rimane: niente parchi, niente case vacanze, niente sport, compresi gli allenamenti per i professionisti. Neanche la possibilità di rientrare nelle proprie abitazioni: si resta dove si è, fino al 3 maggio.

Le polemiche sul Mes. Conte definisce “menzogne” gli attacchi di Salvini e Meloni. E Gualtieri chiarisce il senso della posizione italiana 

“L’Eurogruppo non ha firmato nulla e non ha istituito nessun obbligo, è una menzogna, l’Italia non ha firmato alcuna attivazione del MES, non ne ha bisogno perché lo ritiene uno strumento inadeguato e inadatto rispetto all’emergenza che stiamo vivendo. Le falsità e le menzogne ci fanno male, ci indeboliscono nella trattativa, quello che è successo questa notte rischia di indebolire non il premier Conte o il governo ma l’intera Italia. Il MES esiste dal 2012, non è stato istituito ieri o attivato la scorsa notte come falsamente è stato detto da Matteo Salvini e Giorgia Meloni”, ha aggiunto con molta determinazione Conte. Inoltre, “è un negoziato difficilissimo e se questo dibattito continua in questi termini rischiamo di compromettere la forza negoziale”. Giuseppe Conte, in conferenza stampa, ha poi sottolineato che l’Italia al Consiglio europeo avrà “una posizione chiara, lotteremo per gli eurobond e spiegherò con forza ancora una volta che il MES è uno strumento inadeguato e insufficiente per l’emergenza. La risposta comune o è ambiziosa o non lo è, non abbiamo alternative. Io non firmerò fino a quando non avrò un ventaglio di strumenti adeguati alla sfida che stiamo vivendo”. In realtà, per i Paesi che hanno immediato bisogno di liquidità per coprire le spese sanitarie, c’è proprio il Mes. Non è il caso dell’Italia, che ha ribadito di non avere intenzione di attivarlo. “E’ stato un ottimo primo tempo, ora dobbiamo vincere la partita”, ha sintetizzato il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri: “Grazie alla nostra battaglia siamo arrivati ad un testo con 4 strumenti che per la prima volta mette sul tavolo la proposta di un fondo per la ripresa finanziato con titoli comuni, che è esattamente la proposta dell’Italia”. Per Gualtieri si tratta insomma di un bicchiere mezzo pieno, in vista del ‘secondo tempo’, decisivo, dei leader. Il delicato equilibrismo del testo di conclusioni varato dall’Eurogruppo permette però anche all’Olanda di cantare vittoria, in un’ottica diametralmente opposta. “Bene il presidente del consiglio Conte su Eurobond e Mes. È necessario continuare la nostra battaglia in Europa perché tutti capiscano che serve uno strumento di garanzia comune e collettiva del debito, che gli Stati dovranno produrre per affrontare questa drammatica crisi” afferma Nicola Fratoianni portavoce nazionale di Sinistra Italiana. “E a chi come Salvini e Meloni – prosegue l’esponente di Leu – che continuano a soffiare sul fuoco dell’odio e della menzogna diciamo: preoccupatevi dei vostri amici in Ue che sono i primi che cercano di impedire che l’Europa faccia un passo avanti nella solidarietà e nella gestione comune di questa crisi”. 

Ed ecco le misure che i titolari delle attività dovranno prendere

Ecco le misure raccomandate agli esercizi commerciali dal dpcm firmato dal presidente del consiglio Giuseppe Conte. Gli esercenti dovranno assicurare: 1. Mantenimento in tutte le attività e le loro fasi del distanziamento interpersonale. 2. Garanzia di pulizia e igiene ambientale con frequenza almeno due volte giorno ed in funzione dell’orario di apertura. 3. Garanzia di adeguata aerazione naturale e ricambio d’aria. 4. Ampia disponibilità e accessibilità a sistemi per la disinfezione delle mani. In particolare, detti sistemi devono essere disponibili accanto a tastiere, schermi touch e sistemi di pagamento. 5. Utilizzo di mascherine nei luoghi o ambienti chiusi e comunque in tutte le possibili fasi lavorative laddove non sia possibile garantire il distanziamento interpersonale. 6. Uso dei guanti “usa e getta” nelle attività di acquisto, particolarmente per l’acquisto di alimenti e bevande. 7. Accessi regolamentati e scaglionati secondo le seguenti modalità: a) attraverso ampliamenti delle fasce orarie; b) per locali fino a quaranta metri quadrati può accedere una persona alla volta, oltre a un massimo di due operatori; c) per locali di dimensioni superiori a quelle di cui alla lettera b), l’accesso è regolamentato in funzione degli spazi disponibili, differenziando, ove possibile, i percorsi di entrata e di uscita. 8. Informazione per garantire il distanziamento dei clienti in attesa di entrata.

 

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