IntesaSanpaolo vuol mangiare UbiBanca che apprende la notizia dalla stampa. Interessati 110 mila lavoratori. Previste 5mila uscite volontarie e 2.500 assunzioni. I sindacati: vigileremo su tutte le operazioni che riguardano l’occupazione

IntesaSanpaolo vuol mangiare UbiBanca che apprende la notizia dalla stampa. Interessati 110 mila lavoratori. Previste 5mila uscite volontarie e 2.500 assunzioni. I sindacati: vigileremo su tutte le operazioni che riguardano l’occupazione

Ha preso tutti di sorpresa Carlo Messina, amministratore delegato di IntesaSanpaolo che dava un clamoroso annuncio e, in poche parole, rendeva noto che si candidava ad inglobare UbiBanca, una Ops, una offerta pubblica di acquisto. Proposta che arriva proprio mentre il settore del credito si trova in acque non proprio buone. Anzi cattive, visto che Unicredit ha presentato, di recente, un piano di ristrutturazione che prevede la chiusura di 450  agenzie e il licenziamento di 6 mila dipendenti. Siamo stati presi di sorpresa, abbiamo preso tempo, prima di scrivere abbiamo fatto tutti gli accertamenti del caso, magari si fosse trattato di una delle tante fake news, le notizie false che circolano sul web. L’operazione è molto complessa, ci siamo accertati della veridicità della notizia, abbiamo completato il quadro allo stato attuale, per quanto è stato possibile. Quarta banca, quasi sul podio italiano se si trattasse di una gara sportiva, addirittura se l’operazione va in porto diventerà campione europeo, al 3° posto nel continente per capitalizzazione di borsa (alle spalle della francese BnpParibas e dello spagnolo Santander) e al 7° per profitti operativi netti. Ci siamo consultati con esperti del settore, abbiamo letto e riletto le agenzie di stampa. Lo stesso ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, non aveva voluto rilasciare interviste. Si era limitato a dire: “è un’operazione di mercato, c’è un’Ops in corso, non posso commentare. Certamente è importante ci sia un consolidamento del nostro sistema bancario”. Poi a Radio Capital  ha aggiunto: “E’ bene che la politica stia fuori”. Messina nella conferenza stampa dopo l’annuncio, faceva presente che  Gualtieri era stato informato dell’operazione soltanto lunedì sera contestualmente alla diffusione al Mercato. Ma dava una notizia che  stingeva il rosa con cui i media davano informazioni. Affermava infatti Messina che: “Intesa e Ubi gestiranno insieme risparmi per 1,1 trilioni di euro”. E poi l’annuncio che i più avvertiti si aspettavano, vista la situazione del settore, arrivava proprio da Messina  che prevedeva 5 mila uscite volontarie e 2.500 assunzioni. E arrivava la reazione dei sindacati. Presi in contropiede, non lasciavano tempo in mezzo e annunciavano: “Le nostre organizzazioni vigileranno attentamente su tutte le dinamiche occupazionali, organizzative e gestionali che riguarderanno le lavoratrici e i lavoratori. Valuteremo esclusivamente i fatti”,  affermavano  i segretari generali di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin, Lando Maria Sileoni, Giuliano Calcagni, Riccardo Colombani, Massimo Masi ed Emilio Contrasto. “L’offerta di Intesa Sanpaolo su Ubi ci ha colto di sorpresa – si legge nel comunicato – anche perché segue la presentazione del nuovo piano industriale del gruppo Ubi che andava nella direzione di una crescita stand alone della banca. Probabilmente, le dichiarazioni del presidente della Commissione di vigilanza della Bce, Andra Enria, rafforzate recentemente al Forex dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, rappresentavano qualcosa di più di una semplice analisi del settore. La fusione crea valore per gli azionisti? Probabilmente sì. Crea valore per il Paese? Probabilmente sì, considerato che nascerebbe un gruppo italiano di dimensioni europee. Quello che ci preme di più però sono i riflessi che l’operazione potrebbe avere sui 110.000 lavoratori interessati. La nostra attenzione su questo argomento è massima, anche se le prime dichiarazioni del gruppo Intesa sono volte a rasserenare il clima e la storia del gruppo Ubi è stata sempre improntata alla massima attenzione per il personale”.

L’ad di Ubi: per ora è solo una proposta. Un complesso iter per nulla scontato

Il consiglio di amministrazione di Ubi  Banca, mentre scriviamo, è ancora in corso. In primo luogo deve valutare la proposta che prevede il conferimento di 17 nuove azioni di Intesa ogni 10 azioni Ubi consegnate, con un premio del 22,6% sui prezzi antecedenti la proposta, al netto dei dividendi che verranno staccati. Con le nuove emissioni, Ubi verrebbe valorizzata per 4,6 miliardi. “È molto presto per trarre considerazioni, ma è importante sottolineare come questa operazione rappresenti, per il momento, solo una proposta”, ha scritto l’ad di Ubi, Victor Massiah, in una lettera – resa nota dall’Ansa che ha avuto l’occasione di avere fra le mani – inviata ai dipendenti del gruppo. “L’offerta – ha aggiunto –  secondo quanto  dichiarato da Intesa Sanpaolo, sarà depositata in Consob entro il 7 marzo prossimo. Prima dell’inizio del periodo di adesione, previsto entro fine giugno, il cda di Ubi dovrà esprimersi, dopo aver effettuato una adeguata istruttoria”. “Prima di diventare progetto, dovrà passare attraverso un complesso, e per nulla scontato, iter autorizzativo delle autorità vigilanti e di approvazione da parte delle assemblee”, ha  aggiunto  Massiah. L’ad ha quindi ribadito come la proposta sia arrivata a sorpresa, “al termine della importante giornata in cui abbiamo presentato il nostro piano industriale, accolto dal mercato e da tutti gli stakeholder con grande consenso e apprezzamento”. Singolare che Ubi, stando a fonti  interne, abbia appreso la notizia solo da “un comunicato stampa” stante il fatto che l’operazione “non era concordata né a conoscenza del nostro consiglio di amministrazione e del nostro management”, come “rappresentato” da Intesa. Il gruppo, sempre fonti di agenzie di stampa, ha poi reso noto che il cda “ha visionato la comunicazione relativa all’offerta di Intesa Sanpaolo e ha conferito mandato al consigliere delegato, d’intesa con il presidente e sentito il vice presidente, di nominare gli advisor finanziari e legali che assisteranno il gruppo nello svolgimento delle attività di valutazione delle informazioni finora rese pubbliche, del documento di offerta una volta disponibile, con le alternative possibili”.

La Bce avrebbe espresso parere positivo, buona accoglienza anche da Piazza Affari

Un consigliere, Ferruccio Dardanello, fonte Ansa, il quale afferma che “l’offerta di Intesa è sorprendente, credo che abbia sorpreso tutti: abbiamo preso atto di quello che è successo”, annunciava che l’offerta sarebbe arrivata il 7 marzo, facendo sapere che non è stato ancora dato mandato ai consulenti legali e finanziari. Intesa Sanpaolo rende noto di aver avuto colloqui con la vigilanza bancaria  della Banca centrale europea che “avrebbe espresso parere positivo”. Anche a Piazza Affari  l’annuncio ha avuto accoglienza positiva, Ubi banca chiude con + 23,56, Intesa guadagna il 2,36%. L’operazione stando alle fonti interne Ubi si potrebbe configurare come un blitz. Si racconta che lo stesso Ad, Victor Massiah, sempre fonti agenzie di stampa, sarebbe stato avvisato telefonicamente da un collega, Messina, che lo avrebbe avvertito delle notizie diffuse dalle agenzie di stampa. Si trovava a Londra per la presentazione del nuovo piano industriale del gruppo. Secondo lo stesso Messina sarebbe rimasto “imbarazzato”. E già si parla di possibili ruoli, di assetti di Ubi. I grandi soci di Intesa, patto Car, hanno definito Ubi “centrale per l’Italia e il suo sistema bancario”, hanno chiesto tempo per valutare l’Ops. Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa, dove era riunito il Comitato esecutivo dell’Abi, l’associazione delle banche, sede in Ca’ de Sass, splendido palazzo a Milano, ha affermato: “Ho il massimo rispetto per il cda di Ubi, quindi faranno le valutazioni che ritengono opportune. La nostra è un’offerta rivolta a tutti gli azionisti, sia quelli di Intesa che di Ubi”. “Credo –  rispondeva  a chi gli chiedeva come si comporterà Intesa in caso di dichiarazione di inadeguatezza dell’offerta – che la reazione del mercato abbia dato una misura del vantaggio che tutti gli azionisti ottengono da questa operazione”. Ancora si parla del “vantaggio degli azionisti”, non abbiamo niente in contrario, ma spetta al governo, agli organi di tutela del sistema creditizio, vigilare perché non siano i lavoratori a pagare quella che si sta annunciano come una vera e propria “desertificazione” delle banche, luoghi dove le stanze sono vuote, non risuonano più voci, dove le  macchine stanno sostituendo completamente le persone, ti bombardano con gli annunci sui telefonini, ti ordinano cosa devi fare, chi devi contattare. È capitato a me di essere svegliato dal rumore del telefonino alle 4 del mattino. Arrivava una notizia vecchia cui avevo già provveduto. Le macchine non hanno un’anima, non ti lasciano neppure il giusto sonno.

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