Governo. Tensioni, caos e immobilismo. Nessun vertice, nessuna decisione. I 5Stelle tornano in piazza. Pd e LeU vorrebbero cambiare ma non possono

Governo. Tensioni, caos e immobilismo. Nessun vertice, nessuna decisione. I 5Stelle tornano in piazza. Pd e LeU vorrebbero cambiare ma non possono

Nessun vertice di maggioranza in agenda, almeno per ora. E nessuna volontà di fare passi indietro su una legge identitaria per il M5S: sulla prescrizione per il Movimento non sono ammessi rinvii. Che siano di sei mesi, un anno e mezzo come chiedono i renziani o addirittura di due come chiede il forzista Costa, poco cambia. Sulla prescrizione -da gennaio diventata ‘breve’, con la legge Bonafede che ha introdotto lo stop dopo il primo grado di giudizio – il Movimento tira dritto e non ha nessuna intenzione di innestare retromarce. “Le posizioni nelle ultime ore si sono irrigidite – spiega una fonte di governo M5S – e nonostante il dialogo continui sul solco del cosiddetto lodo Conte, la situazione appare sempre più complicata”. Ad allargare le distanze, l’altolà del Guardasigilli all’offensiva di Matteo Renzi, stamani a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario al Consiglio di Stato, nonché il video di Luigi Di Maio, in cui l’ex capo politico del M5S ‘chiama’ la piazza: il 15 febbraio il Movimento torna di lotta per difendere le leggi portate a casa, compresa quella sulla prescrizione che sta tenendo col fiato sospeso il governo. Ma se Bonafede accelera spiegando che una riforma del processo penale c’è e va portata in Cdm quanto prima – la deadline indicata dal titolare di via Arenula è da qui a 10 giorni – “è impensabile immaginare che si possa arrivare al Consiglio dei ministri per vedere chi ci sta”, mette in chiaro la stessa fonte di governo. Da qui la difficile mediazione sul cosiddetto lodo Conte – con una distinzione tra condannati e assolti – ma il fatto che al momento nessun vertice di maggioranza sia in agenda la dice lunga sulle difficoltà e sulle divisioni in seno alla maggioranza.

M5S. Tornare in piazza recuperando i vecchi cavalli di battaglia.

È la strategia del Movimento 5 Stelle per riallacciare quel rapporto che si è interrotto gradualmente con la base da quando è iniziata l’avventura di governo. A lanciarla è stata Paola Taverna, la ‘pasionaria’ che già dal giorno della sua investitura a facilitatrice aveva indicato nell’abbraccio con i cittadini la ricetta per guarire da quel ‘male oscuro’ che ha portato il Movimento prima a farsi doppiare dalla Lega e ora a inseguire pure il Partito democratico. Niente algoritmi, nessun discorso sulle alleanze: i Cinquestelle chiamano la loro gente in piazza per difendere il taglio dei vitalizi. Anche se a ‘guastare la festa’ c’è il passo indietro del senatore di FI, Giacomo Caliendo, accusato dai pentastellati di essere in conflitto di interessi e quindi non in grado di guidare la Commissione contenziosa di Palazzo Madama, che dovrà pronunciarsi sui ricorsi degli ex parlamentari contro la delibera fortemente voluta dal Movimento. L’esponente azzurro ha però annunciato in aula l’astensione dal processo, pur respingendo tutti gli addebiti “in difesa del Senato”. Una mossa tardiva per il gruppo di Vito Crimi, che insiste nella richiesta di azzerare l’organismo. Non si ferma, dunque, l’organizzazione della manifestazione del 15 febbraio a Roma, cui potrebbe prendere parte anche Beppe Grillo, suggerisce qualche ‘voce di dentro’. Di sicuro ci sarà Luigi Di Maio, tornato a parlare di politica interna dopo un lungo silenzio autoimposto dal giorno in cui ha rassegnato le dimissioni da capo politico. “Sapevamo che il sistema avrebbe provato a cancellare le nostre riforme. C’è una sola risposta: il popolo italiano che deve scendere pacificamente in piazza contro questo osceno atto di restaurazione”, dice il ministro degli Esteri in un video su Facebook. Il suo appello, però, non è rivolto “solo alle persone del M5S”, ma a tutti quelli che sono “assetati di giustizia sociale”. Toni da ‘battaglia’ per Di Maio, sul quale continuano le voci di riorganizzazione di un pezzo di truppe per rilanciare la sua leadership. Spifferi sempre smentiti dal suo staff, ma che la mossa di appoggiare l’iniziativa lanciata da Taverna potrebbero anche rafforzare. Secondo una vecchia legge della politica: mai farsi superare dall’interno. Non è un mistero, infatti. Il gruppo è impegnato in una discussione dai toni molto accesi su cosa ‘fare da grandi’. L’offerta di partnership del Pd è sempre sul tavolo, ma c’è uno zoccolo duro di Movimento che non ne vuole sapere: alcuni perché fortemente convinti che la ‘terza via’ (né con la destra, né con la sinistra) sia ancora la soluzione adatta, altri perché dopo anni di conflitto senza esclusione di colpi sembra un harakiri aprirsi al “nemico storico”. Se ne parlerà agli stati generali, che dovrebbero esserci “appena dopo Pasqua”, come dice Federico D’Incà. Per quella data sarà sicuramente rientrato in Italia Alessandro Di Battista, che via Instagram avverte amici e alleati: “Ho quasi finito e torno”. Se ne vedranno delle belle.

I dem e Leu tentano di gettare acqua sul fuoco, stigmatizzando le prove muscolari, ma la trattativa è tutta in salita (al momento nessun nuovo vertice è stato convocato) e la situazione potrebbe deflagrare da qui a una decina di giorni, quando alla Camera si tornerà a votare in commissione sulla proposta di legge Costa, che abroga la riforma della prescrizione entrata in vigore lo scorso 1 gennaio, e quando si voteranno gli emendamenti al Milleproroghe. Altro nodo da sciogliere, e anche in questo caso il tempo stringe, è quello sulle concessioni autostradali. Norma contenuta anche questa nel decreto Milleproroghe ma che divide la maggioranza: i pentastellati insistono sulla revoca di tutte le concessioni, ma Pd e Iv non ci stanno ad approvare una norma erga omnes. La soluzione su cui si sta trattando – ma ad oggi non è stato raggiunto ancora un punto di caduta – è di arrivare a una revoca parziale, relativa alla sola tratta ligure. Anche il tema della riforma fiscale potrebbe nascondere insidie per la maggioranza: il ministro Gualtieri ha convocato per domani il primo tavolo tecnico-politico al Mef, per avviare il confronto sulla riforma delle aliquote Irpef. Ma dall’Assemblea nazionale di Italia viva dello scorso week end è arrivato il primo avvertimento: no a una riforma marginale dell’Irpef e si proceda anche con la riforma dell’Iva, basta essere ostaggi della clausole di salvaguardia, è la linea renziana. Infine, i decreti sicurezza: Pd, Leu e Iv vogliono radicali modifiche ai provvedimenti voluti da Salvini, ma i 5 stelle hanno aperto a una revisione dei due provvedimenti limitata ai rilievi fatti dal Colle. Su tutto incombe l’annunciata e attesa verifica di governo, rinviata a dopo le regionali per evitare tensioni ma finora mai entrata nel vivo, tanto che ieri il Pd è tornato a fare pressing sul premier affinché si acceleri.

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