Coronavirus. L’Oms: “Il mondo si svegli e consideri questo virus il nemico pubblico numero uno”

Coronavirus. L’Oms: “Il mondo si svegli e consideri questo virus il nemico pubblico numero uno”

Ha un nome adesso il coronavirus che spaventa il mondo. A un mese esatto dall’annuncio della prima vittima nella città cinese di Wuhan, l’11 gennaio scorso, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha finalmente dato un nome alla nuova malattia: si chiamerà Covid-19, dove ‘co’ sta per coronavirus, ‘vi’ per virus e ‘d’ per ‘disease’, malattia. Un nome “che non si riferisce a una zona geografica, a un animale, a un individuo o a un gruppo di persone e che fosse anche pronunciabile”, ha spiegato il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus. In sintesi, un nome sufficientemente asettico da non richiamare in alcun modo la Cina. Intanto il bilancio delle vittime cresce: sono 1.017 i morti per l’epidemia di polmonite da coronavirus in Cina, mentre i contagi sono circa 43.000. E all’esterno del gigante asiatico, i casi di contagio sono 393 in 24 Paesi con un solo decesso. Proprio i numeri – il 99% dei contagi rimane in Cina – fanno dire all’Oms che il coronavirus rimane “un’emergenza” per il gigante asiatico. E’ pero’ anche “una grave minaccia per il resto del mondo”.

Il mondo si svegli e consideri questo virus il nemico pubblico numero uno“, ha spronato Adhanom Ghebreyesus, “un virus più potente di qualsiasi attacco nel creare sconvolgimenti politici, sociali ed economici”. “Il nemico numero uno”, ma con gli investimenti giusti e la mobilitazione collettiva, l’Oms vede una “possibilità realistica di fermarlo. E dobbiamo usare l’attuale finestra di opportunità per combatterlo”. L’intera Onu, ha aggiunto Tedros Adhanom Ghebreyesus, è mobilitata. Il timore dell’organizzazione, riunita nei suoi massimi vertici a Ginevra, per una due giorni che dura fino a domani, è che il virus possa contagiare soprattutto continenti (il resto dell’Asia e l’Africa) che non hanno la potenza di fuoco della Cina per combatterlo. E se il virus non viene controllato, potrebbe infettare circa due terzi della popolazione mondiale, avverte Gabriel Leung, preside della Facoltà di Medicina della Hong Kong University. Il primo vaccino, comunque, secondo l’Oms, potrebbe essere pronto già tra 18 mesi.

In Italia, buone notizie dal bollettino medico dell’ospedale romano Spallanzani: la coppia cinese di Macao presenta un “lieve miglioramento” e sull’uomo è stato ridotto il supporto respiratorio esterno. I due comunque sono sempre in terapia intensiva e la prognosi resta riservata. Sta bene invece il giovane ricoverato allo Spallanzani dalla Cecchignola, unico caso noto di italiano contagiato. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha spiegato che resta la linea di massima precauzione ma non ci sono elementi per uno stop all’accordo di Schengen: “Lo strumento di cui disponiamo è quello di controlli seri e rigorosi. E le misure sin qui assunte in Italia sono del livello più alto in Europa e forse nel mondo”. Intanto il governo si mobilita per fronteggiare il possibile impatto economico sul Paese: il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha annunciato che sono stati messi a disposizione, per il 2020, circa 300 milioni che attraverso l’Agenzia Ice potranno andare a finanziare il sostegno del made in Italy”.

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