Comitato europeo dei Diritti sociali: una picconata al Jobs act, legge che discrimina. Vittoria dei lavoratori e della Cgil. Landini: in Parlamento giace la Carta dei diritti, un nuovo statuto, ripristino e allargamento dell’art. 18

Comitato europeo dei Diritti sociali: una picconata al Jobs act, legge che discrimina. Vittoria dei lavoratori e della Cgil. Landini: in Parlamento giace la Carta dei diritti, un nuovo statuto, ripristino e allargamento dell’art. 18

“Picconata”, non c’è miglior parola per definire la decisione del Comitato europeo dei diritti sociali che ha emesso un decreto in cui si afferma che l’Italia vìola il diritto dei lavoratori a ricevere “un congruo indennizzo o altra adeguata riparazione” in caso di licenziamento illegittimo. È una vittoria dei lavoratori, della Cgil, che fin dal 2017 aveva presentato un reclamo con  il sostegno della Confederazione europea dei sindacati. Dal Comitato europeo arriva una buona notizia – rende noto la Cgil – che “rappresenta una vittoria”. È lo stesso segretario generale, Maurizio Landini, a dare la notizia nel corso di un convegno sul Green New Deal. Ripercorre la vicenda, le tante prese di posizione del sindacato, le iniziativa, le lotte portate avanti dalla Cgil, il ricorso sostenuto dal sindacato europeo. “Il Comitato europeo dei diritti”, afferma Landini, “ci ha dato ragione, ha detto che il Jobs  Act è in contrasto con la Carta sociale europea. Troverei utile  si tenesse conto di quello che dice l’Europa anche per quanto riguarda i vincoli sociali e non solo quando parla di quelli economici”. Le parole di Landini arrivano immediatamente ai tavoli del governo che con Cgil, Cisl, Uil ha in corso una difficile trattativa sulle politiche economiche  e sociali. Faranno fischiare le orecchie in particolare a Matteo, Renzi, che continua a rivendicare la bontà del “suo” Jobs act, alla ministra Teresa Bellanova, la “messaggera” del capo di Iv in consiglio dei ministri che proprio di recente ha elevato una sorta di ode alle misure prese in passato dall’ex presidente del Consiglio, dimenticando le sue origini, la Cgil, sindacato dei braccianti. Un “suggerimento” anche per Marattin, il deputato ora di Iv, braccio destro di Renzi per quanto riguarda l’economia e il lavoro. Scusate la “deviazione” nella nostra cronaca, ma quando ci vuole ci vuole. Sarebbe interessante conoscere le reazioni di Renzi Matteo, sempre pronto ad aprire facebook. Ma torniamo, ci pare più utile, alla decisione del Comitato europeo. La nota della Cgil sottolinea che “il Comitato ha accolto tutte le contestazioni da noi espresse e ha riconosciuto che il decreto legislativo n. 23/2015 è in contrasto con l’art. 24 della Carta sociale europea che sancisce il diritto alla reintegra per ogni lavoratore ingiustamente licenziato, oppure, se questa non è concretamente praticabile, un risarcimento commisurato al danno subito, senza ‘tetti’ di legge”.

Da Strasburgo un monito netto e ineludibile. Limitata la libertà delle persone. Le leggi sbagliate vanno cambiate

Il Consiglio ha infatti riconosciuto che il sistema sanzionatorio del licenziamento illegittimo configurato dal Jobs act, anche dopo le modifiche del 2018, resta privo dei requisiti di “effettività” e “deterrenza” richiesti dall’articolo 24 della Carta sociale europea. Infatti la legislazione italiana esclude a priori la possibilità di essere reintegrati nella maggior parte dei casi di licenziamento e fissa l’importo massimo dell’indennizzo erogabile al lavoratore: 36 mesi di retribuzione per i dipendenti di imprese medio-grandi, e 6 mesi per quelli delle piccole imprese. Questo, di fatto, impedisce al giudice ogni possibilità di valutare e di riconoscere l’eventuale danno supplementare subito dal lavoratore a seguito del licenziamento. “Il monito arrivato da Strasburgo – prosegue la Cgil – è netto e ineludibile, smentisce l’impianto teorico del Jobs act. Ora va ripensata la disciplina del licenziamento non domandandosi quale sia il regime più favorevole per le imprese, ma quali siano le tutele più adeguate per i lavoratori e le lavoratrici. La via da seguire – conclude – esiste già: il ripristino e l’allargamento dell’articolo 18, come da noi sostenuto nel progetto di legge di iniziativa popolare ‘Carta dei diritti universali del lavoro’, tuttora pendente in Parlamento”. Anche Landini nel dare l’annuncio ha ricordato che la Cgil ha presentato in Parlamento “una carta dei diritti che chiede di fare un nuovo statuto dei diritti di tutti i lavoratori, anche di quelli che oggi hanno rapporti di lavoro autonomo. I 50 anni dello statuto dei lavoratori non siano solo ricordare quello che non c’è più, ma diventino l’occasione per dare a tutti, lavoratori e lavoratrici, un nuovo statuto dei diritti”. Ha sottolineato, per chi ancora non volesse intendere, che “la  Corte ha riconosciuto che una legge che discrimina, che rende più facile il licenziamento e che limita il ruolo dei giudici sia sul reintegro, sia sulla giusta ricompensa è una limitazione delle libertà delle persone. Sono stati ridotti dei diritti ed è necessario che le leggi sbagliate vengano cambiate. Questo è un messaggio molto chiaro affinché si riapra una discussione sui licenziamenti, individuali e collettivi, e per quello che ci riguarda si reintroduca il reintegro di fronte al licenziamento ingiusto”.

Share