Piazza Fontana, 50 anni dopo. La commemorazione. Mattarella: “non si serve lo Stato se non si serve la Repubblica e, con essa, la democrazia”. Landini: “Nessuno da solo cambia nulla, ci si salva tutti assieme”

Piazza Fontana, 50 anni dopo. La commemorazione. Mattarella: “non si serve lo Stato se non si serve la Repubblica e, con essa, la democrazia”. Landini: “Nessuno da solo cambia nulla, ci si salva tutti assieme”

Ha avuto momenti toccanti, commoventi, straordinariamente umani la cerimonia di commemorazione del cinquantenario della strage di piazza Fontana, a Milano, dove una bomba di matrice neofascista causò 17 vittime. Davanti a un migliaio di persone radunate di fronte al palazzo su cui ancora campeggia la scritta luminosa ‘Banca nazionale dell’agricoltura’, hanno preso la parola i rappresentanti dell’associazione familiari delle vittime di piazza Fontana, una studentessa del liceo Galileo Galilei di Voghera, Manlio Milani, presidente dell’associazione familiari delle vittime della strage di piazza della Loggia a Brescia, la presidente dell’Anpi, Carla Nespolo, il presidente del Consiglio comunale di Milano, Lamberto Bertolè, Maurizio Landini, segretario nazionale della Cgil, e l’intervento conclusivo è stato di Stefano Buffagni, viceministro per lo Sviluppo economico. E due minuti di applausi hanno accompagnato il discorso del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, davanti al Consiglio comunale di Milano, riunito in una seduta straordinaria per celebrare i 50 anni dalla strage di piazza Fontana. Ad accogliere il Capo dello Stato davanti alla sede del Comune, il sindaco Giuseppe Sala e il governatore Attilio Fontana, che hanno poi partecipato alla seduta, insieme al Presidente del Consiglio Comunale, Lamberto Bertole’, il presidente dell’Associazione Familiari delle Vittime di Piazza Fontana, Carlo Arnoldi, il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, il segretario della CGIL, Maurizio Landini, il prefetto di Milano, Renato Saccone, e il questore di Milano, Sergio Bracco, il figlio e la vedova del commissario Luigi Calabresi, Mario e Gemma Capra Calabresi, e la vedova di Giuseppe Pinelli, Licia Rognini Pinelli. Durante la commemorazione per il cinquantenario della strage di piazza Fontana c’è stato un applauso per Giuseppe Pinelli, il ferroviere anarchico morto precipitando da una finestra della Questura di Milano, dove era trattenuto come sospettato dell’attentato. Lo ha nominato la presidente dell’Anpi, Carla Nespolo. “Quando giunse la notizia di Pinelli, non credemmo al suicidio”, ha detto nel suo discorso e subito dalla piazza si è levato un applauso, che si è ripetuto quando Carla Nespolo ha ricordato ancora “gli innocenti Pinelli e Pietro Valpreda”.

Nel suo discorso, Mattarella ha definito il 12 dicembre del 1969 “una pagina indelebile e affermiamo il dovere del rispetto di una memoria collettiva, in una vicenda di cui si conoscono origini e responsabilità – ha detto -. Disinvolte manipolazioni strumentali del passato, persistenti riscritture di avvenimenti, tentazioni revisioniste alimentano interpretazioni oscure entro le quali si pretende di attingere versioni a uso settario, nel tentativo di convalidare a posteriori, scelte di schieramento”. Rende omaggio alle vittime della strage di piazza Fontana e si rivolge ai parenti “con rispetto, solidarietà e affetto” perché verso di loro “l’Italia avverte di essere debitrice”. Il presidente della Repubblica tocca tutti gli aspetti, anche quelli più scomodi di una “vicenda di cui si conoscono origini e responsabilità” e per la quale “l’attività depistatoria di una parte di strutture dello Stato è stata doppiamente colpevole”.  Il Capo dello Stato ricorda quel periodo, quella “spirale di violenza cieca e antipopolare” che fu frenata dal sentimento democratico, che fu in grado di battere il terrorismo: “La Repubblica è stata più forte degli attacchi conto il popolo italiano”. “I tentativi sanguinari di sottrarre al popolo la sua sovranità sono falliti”, ha aggiunto Mattarella. “La violenza terroristica ha sottoposto a dura prova la coscienza civica dei nostri concittadini. Il comune sentimento di unitù, patriottismo, solidarietà, è stato, con dolore ma con fermezza, più consapevole e più forte dopo quegli assalti”. Oggi a distanza di 50 anni da quell’attentato non bisogna “commettere l’errore – avverte Mattarella – di pensare che siano questioni relegate a un passato più o meno remoto”. “Affermiamo il dovere del rispetto di una memoria collettiva” dice. Mattarella ricorda anche le parole del suo predecessore nel 2012, il Presidente Napolitano, che in occasione della Giornata della memoria, disse “non brancoliamo nel buio di un’Italia dei misteri: ci troviamo dinanzi a limiti da rimuovere e a problemi di giustizia e di verità ancora da risolvere, ma in un’Italia che ha svelato gravissime insidie”. Certo i depistaggi ci sono stati e Mattarella non li nasconde e non li minimizza. “Quella stagione fu specchio dell’anima, della sofferenza del nostro popolo, chiamato a rafforzare una fedeltà laica e civile ai valori della Costituzione” e quella fedeltà era “chiesta anzitutto ai servitori dello Stato: uomini degli apparati di sicurezza, Forze Armate, Magistratura, incaricati dalla comunità di vegliare sulla serenità del vivere civile. Non si serve lo Stato se non si serve la Repubblica e, con essa, la democrazia”. Ecco perché il depistaggio da parte di alcune strutture dello Stato per Mattarella è “doppiamente colpevole. Un cinico disegno, nutrito di collegamenti internazionali a reti eversive, mirante a destabilizzare la giovane democrazia italiana, a vent’anni dall’entrata in vigore della sua Costituzione. Disegno – conclude – che venne sconfitto”.

A sua volta, il segretario generale della Cgil Landini ha sottolineato: “siamo in una fase in cui c’è il rischio che la nostra democrazia sia esposta a comportamenti spesso violenti, in cui in qualche modo si cerca spesso di far affiorare sentimenti di odio e rifiuto”. E “quando si nega l’Olocausto, si insultano persone come Liliana Segre, c’è il rischio di rinchiudersi in un individualismo, allora è il momento di scendere in piazza come stiamo facendo questa sera. Nessuno da solo cambia nulla, ci si salva tutti assieme”. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha insistito su coloro che Carla Nespolo ha definito gli “innocenti Pinelli e Valpreda” per chiedere loro scusa. “Io penso che la buona politica debba sempre cercare di fare i conti con la storia e penso anche che chi rappresenta la comunità milanese debba scusarsi verso Pietro Valpreda e Giuseppe Pinelli per la loro persecuzione. Un sentimento di grata memoria che vale anche per il commissario Luigi Calabresi, un servitore dello Stato ucciso dopo una campagna d’odio offensiva verso la democrazia”. Giuseppe Sala afferma inoltre che “Milano è per vocazione e per convinzione una città accogliente, aperta, solidale e tollerante, umanista. Caratteristiche secolari che hanno aperto ancora di più la ferita di piazza Fontana. E hanno reso più difficile accettare le ingiustizie che ne sono seguite”.

“Più di quello che hanno fatto non potevano fare”. Queste le poche parole pronunciate da Licia, la vedova di Giuseppe Pinelli, il ferroviere anarchico ingiustamente accusato in un primo momento della strage di piazza Fontana, che mori’ cadendo da una finestra della questura di Milano pochi giorni dopo la bomba. Licia Rognini ha partecipato con le figlie Claudia e Silvia alla seduta straordinaria del Consiglio comunale alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La vedova Pinelli, con le figlie, ha incontrato poco prima del Consiglio comunale anche la vedova del commissario Luigi Calabresi, Gemma, e il figlio Mario Calabresi. “Quest’anno dopo 10 anni li abbiamo incontrati di nuovo alla presenza del Presidente della Repubblica – ha ricordato Claudia Pinelli -. Ci siamo parlati in modo normale, ci siamo raccontati, abbiamo continuato il nostro percorso. Non so se questo porterà a una convergenza, c’è rispetto per le persone che tanto hanno sofferto. Non c’è nessun percorso di riconciliazione perché le famiglie non c’entrano in quello che è successo, ci deve essere un percorso di verità e non so se questo ci porterà a condividere. Noi rispettiamo le persone e Gemma Capra e Mario Calabresi non hanno responsabilità in quello che è avvenuto allora”. Il presidente della Repubblica invece “ci ha espresso vicinanza e onore a conoscere Licia Pinelli”.

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