Immigrazione. Rapporto della Fondazione Di Vittorio (Cgil): i dati reali confutano i luoghi comuni, non esiste alcuna invasione. Anzi, il saldo migratorio è negativo

Immigrazione. Rapporto della Fondazione Di Vittorio (Cgil): i dati reali confutano i luoghi comuni, non esiste alcuna invasione. Anzi, il saldo migratorio è negativo

Nel 2018 i lavoratori immigrati nel nostro Paese hanno rappresentato il 10 per cento dell’occupazione totale (2 milioni e 455 mila), generando una ricchezza pari al 9 per cento del Pil (139 milairdi di euro). Dal 2015 al 2018 i residenti stranieri sono aumentati di 240 mila persone, mentre 446 mila italiani hanno trasferito la propria residenza all’estero. Sono solo alcuni dei dati contenuti nell’anticipazione del rapporto realizzato dalla Fondazione Di Vittorio che, come afferma il presidente Fulvio Fammoni, “cercano di confutare i tanti luoghi comuni: ‘Gli immigrati ci rubano il lavoro e i nostri soldi’, ‘è in atto un’invasione’, e a riconoscere il loro contributo in termini demografici, economici, fiscali e occupazionali”. “Non è in atto nessuna invasione” sostiene il rapporto. Di fronte ad una grave crisi demografica dovuta al prevalere delle morti sulle nascite e all’emigrazione dei cittadini italiani verso l’estero (460 mila italiani dal 2015 al 2018 hanno ottenuto la residenza in un altro Paese, a fronte di 156 mila rimpatri), l’aumento di 240 mila residenti stranieri – afferma lo studio – nello stesso periodo non rappresenta un’invasione.

Una ricerca, che verrà presentata a gennaio prossimo, che nasce dall’esigenza – prosegue Fammoni – “di rappresentare la realtà” poiché, spiega “quando si fa leva sulle paure per avere consenso politico è difficile far prevalere il merito”. Solo grazie ad un’equilibrata politica dei flussi migratori in entrata e attraverso interventi di sostegno della natalità si può contrastare la pericolosa crisi demografica.

Gli occupati stranieri – si rileva nel rapporto – sono 2 milioni e 455 mila e rappresentano il 10 per cento del totale dell’occupazione, percentuale stabile dal 2015. Il tasso di occupazione è diminuito più tra gli stranieri che tra gli italiani. Una differenza sostanziale riguarda la qualità del lavoro: un immigrato su tre svolge professioni non qualificate; il disagio occupazionale è molto più diffuso così come il lavoro nero. Il contributo dell’immigrazione al Prodotto interno lordo è stato rilevante e ha contenuto una flessione altrimenti molto più ampia. A livello fiscale il saldo fra entrate e uscite relativo ai migranti è positivo in tutte le stime (nel 2017 da +200 mila euro a +3,3 miliardi).

Per il segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra, “è necessario costruire una risposta sociale che metta tutti, chi è nato e chi è immigrato in Italia, nelle condizioni di difendere i propri diritti e di conquistarne di nuovi, soprattutto in relazione ad una crescita complessiva del Paese. Abbiamo dunque il dovere di disinnescare tutte quelle tensioni che vengono create ad arte solo per ottenere consenso elettorale, contrapponendo – conclude il dirigente sindacale – alla teoria del ‘Prima gli italiani’ quella del ‘Prima i diritti di tutti'”.

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