Medio Oriente. Colpita petroliera iraniana nel Mar Rosso, al largo della costa saudita. Un altro capitolo della “guerra delle navi”

Medio Oriente. Colpita petroliera iraniana nel Mar Rosso, al largo della costa saudita. Un altro capitolo della “guerra delle navi”

Una mattinata calda, questa di oggi: una o due esplosioni si sono verificate a bordo di una petroliera iraniana nel Mar Rosso, al largo della costa saudita. Lo riferisce l’agenzia iraniana semiufficiale “Isna”, secondo la quale sarebbero stati danneggiati due serbatoi e ci sarebbe stata una fuoriuscita di petrolio in mare. L’agenzia ha aggiunto che «gli esperti ritengono si tratti di un attacco terroristico», e la compagnia petrolifera nazionale iraniana – informano anche le altre agenzie stampa – ha specificato che dovrebbe essersi trattato di un attacco missilistico. Secondo le prime notizie, rilanciate anche dalla tv qatarita “Al-Jazeera”, la petroliera della National Iranian Oil Company si trovava a circa 60 miglia (cioè circa 100 km.) al largo di Gedda.

«Tutto l’equipaggio della nave è al sicuro e anche la nave è stabile», ha detto la Nitc, aggiungendo che i marinai rimasti a bordo stavano cercando di riparare il danno per evitare che altro petrolio finisse in mare. Inizialmente le fonti hanno indicato come “Sinopa” la nave coinvolta; successivamente, l’ente iraniano l’ha identificata come la “Sabiti”. La BBC, infine, ha ribadito che la nave avrebbe tenuto spento il suo segnalatore AIS per circa due mesi, riaccendendolo solo poche ore prima dell’incidente. Secondo il governo iraniano – riferisce l’ Associated Press – si è trattato senz’altro di un attacco missilistico. Mentre sono in corso le prime indagini da parte di Teheran, si può già dire che, in ogni caso, l’episodio rappresenta un altro capitolo di quella “guerra delle navi”, e specialmente delle petroliere, che da mesi è in corso, dal Golfo Persico al Mediterraneo, tra Regno Saudita, Iran e le superpotenze occidentali. Non ci sono stati ancora commenti ufficiali da parte dell’ Arabia Saudita, che a metà’ settembre aveva subìto un attacco di droni ad alcun impianti per l’estrazione del greggio ( con interruzione della produzione petrolifera per breve tempo), rivendicato dai guerriglieri yemeniti Houti: che avrebbero agito, secondo Riyad, su ordine di Teheran.Comunque “quest’ultimo incidente, se sarà confermato che si tratta di un’aggressione, costituisce un’altra tappa del deterioramento nei rapporti tra Arabia Saudita e gli USA, da un alto, e l’ Iran dall’altro”, ha detto ad AP un dirigente della compagnia di sicurezza marittima Dryad Maritime. “E’ molto probabile – ha proseguito – che la regione andrà incontro a un altro periodo di progressive minacce .al traffico navale, a mano a mano che prosegue il confronto geopolitico iraniano – saudita”.

I media iraniani parlano esplicitamente di atto terroristico: espressione che, osserviamo, esattamente come nel caso, analogo, delle navi-container saudite che ad agosto scorso furono attaccate nel Golfo Persico, potrebbe far pensare alla missione di qualche gruppo; a un altro episodio di “guerra per procura”, in cui militanti di qualche formazione terroristica avrebbero agito per conto di terzi. In realtà, sin dai primi anni 2000, nell’intricato gioco in corso da decenni in tutta la regione, già le acque del Mar Rosso sono state testimoni di attentati al traffico navale: una petroliera e un’unità da guerra USA subirono danni pesanti per mano di estremisti con base nello Yemen. Tutto l’equipaggio della petroliera “è illeso e la nave è stabile”, ha riferito comunque, in un nuovo comunicato, la compagnia petrolifera nazionale iraniana: precisando che, contrariamente alle notizie diffuse in precedenza, “non c’è nessun incendio a bordo”. Intanto, gli Stati Uniti hanno annunciato che in Arabia Saudita dispiegheranno complessivamente altri 3.000 soldati (cifra che include, però, anche l’invio di militari già annunciato nell’ultimo mese, dopo l’attacco ai siti petroliferi di Riyad). “Gli Usa non cercano alcun conflitto con l’Iran, ma manterranno una robusta presenza militare nell’area per essere pronti a rispondere a ogni eventuale crisi e a difendere le forze e gli interessi americani nella regione”, ha dichiarato oggi stesso il portavoce del Pentagono, in linea con la politica che da tempo sta seguendo, per tutta l’area mediorientale, l’ amministrazione Trump.

Da Kmetro0.it

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