Piattaforma Rousseau al voto. Orrenda sceneggiata del Di Maio: “Idee di sinistra e destra non esistono più”. I ritardi nel dar conto dell’esito della consultazione. I meriti di Zingaretti, del Pd, di Leu

Piattaforma Rousseau al voto. Orrenda sceneggiata del Di Maio: “Idee di sinistra e destra non esistono più”. I ritardi nel dar conto dell’esito della consultazione. I meriti di Zingaretti, del Pd, di Leu

Una farsa, una comica? Farsa e  comica sono due generi di spettacolo che meritano rispetto, hanno visto grandi attori che ci hanno fatto ridere a crepapelle, ma anche ci hanno fatto riflettere. A volte perfino piangere. Giggetto, Giggino secondo gli amici  del  Vomero, Di Maio è andato oltre. È stato il protagonista di una orrenda sceneggiata costruita attorno alla consultazione degli iscritti al M5S chiamati a pronunciarsi sulla alleanza fra pentastellati, appunto, e  il Pd per dar vita al governo di cui candidato a presidente è l’ex premier del governo gialloverde, alleanza che Salvini ha rotto, Giuseppe Conte. La consultazione, così come nello statuto dei pentastellati, è stata organizzata dalla associazione privata che fa capo a Casaleggio, uno sfregio alla Costituzione e al presidente della Repubblica, una violazione dell’articolo 92 della Carta che affida il compito di nomina al Capo dello Stato, così come abbiamo documentato in un articolo  del giudice Esposito da noi pubblicato e  da articoli comparsi su  altri quotidiani con firme di Cassese, Mirabelli, Flick. Ma andiamo oltre. Cosa fatta, capo ha. Il risultato finale ha visto il voto favorevole all’accordo di quasi  l’80% degli iscritti alla Casaleggio. Da qui inizia la sceneggiata. Il “gestore” della piattaforma aveva assicurato i dati entro mezz’ora dalla chiusura dei seggi, collocati nella sede milanese della Casaleggio dove vengono elaborati. Dopo un’ora ancora non veniva data alcuna notizia, non arrivava alcun numero, alcuna elaborazione. A Roma attendeva il Di Maio che si era appropriato della consultazione, merito suo. Passa il tempo, a Roma non sanno niente, i pentastellati non sanno che dire ai giornalisti. Il bello è che pure a Milano i cronisti sono tenuti all’oscuro del ritardo. Enrico Mentana, merito suo, con le dirette de La7, se i cittadini sono stati informati, non sapeva che dire, i suoi cronisti cercavano qualcuno che  rendesse conto  del ritardo con cui si procedeva.

Prima di dar conto dei dati Casaleggio attendeva l’ok dell’ex vicepremier

Una notizia arrivava: il portiere dello stabile dove ha sede la Casaleggio aveva finito il turno, i giornalisti vengono fatti sloggiare. Mentana chiede a Roma se hanno notizie. Nessuna, si attende il Di Maio che deve tenere la conferenza stampa. Passa circa un’ora e mezza dal momento in cui sono stati chiusi  i seggi. Silenzio assoluto. Poi il notaio e Casaleggio spiegheranno che il conteggio è stato complicato, ci sono state verifiche delle diverse operazioni, per evitare di incorrere in errori. C’è chi ha parlato di possibili interventi di hackers. Niente di tutto questo. In realtà, dicono i bene informati, il problema era Di Maio che doveva consultarsi con i suoi su come presentare i risultati. Alla luce anche del fatto che, a prescindere dalla piattaforma Rousseau e dai suoi “clienti” e del lavoro degli esponenti del Pd e dei pentastellati per mettere a posto definitivamente il programma, il Di Maio cercava l’occasione di prendersi una rivincita, in particolare nei confronti di Conte, che sbrigativamente aveva  accettato la proposta del Pd di non nominare vicepremier, lasciando quindi a bocca asciutta il Di Maio, attaccato con la colla al posto che non voleva in alcun modo abbandonare. Veniamo informati che ora per lui si prevede un ministero di prestigio, quello degli Esteri che gli consente di viaggiare molto e lo toglie di mezzo dalla scena italiana. E lui che ha voluto tenere la conferenza stampa a Roma rubando la scena, sia a Conte che a Casaleggio, è andato giù di brutto elogiando i pentastellati che hanno raccolto il suo appello e sono andati a votare. Già che c’era si è preso il merito del programma messo a punto. Ha affermato, faccia di bronzo, che il programma è tutta farina del suo sacco. In realtà  è il risultato del lavoro fatto in particolare dai capigruppo di Camera e Senato del Pd e di M5S, dai “delegati” dei due partiti che hanno messo a punto  l’organigramma. Lavoro non facile che ha consentito di consegnare a Conte un elenco  di donne e uomini sui quali mettere definitivamente a punto  la compagine ministeriale. Di Maio non c’entra per niente.

Il valore della democrazia  come vive nella Costituzione ignota a Giggino

La democrazia diretta cui lui pensa è altra cosa dalla democrazia che vive nella Costituzione, nel Parlamento. Già, ma forse, è troppo pretendere da costui qualcosa che si avvicini alla Costituzione. Forse non  la conosce. Ma che volete da uno come Giggino, afferma che non “esistono più idee di sinistra, idee di destra”. Forse ha ragione lui, dal momento che non ha proprio idee. Non è un caso che Grillo, visto il fallimento dei suoi pupilli, Di Maio in primo luogo, sia sceso in campo dando  una lezione al Giggino. E una lezione viene anche da Zingaretti. Di Maio dimentica che il segretario del Pd è stato eletto da più di un milione e mezzo di elettori ed è, lo diciamo con piacere non avendo mai lesinato critiche all’operato del Pd, il vincitore di questa battaglia che può rappresentare un passaggio importante nella ricostruzione della sinistra, che esiste, partecipa con Leu. Altro che piattaforma Rousseau!

Share