Strage dei Georgofili a Firenze. Morta Giovanna Maria Chelli, fino all’ultimo, instancabile, ha chiesto verità e giustizia

Strage dei Georgofili a Firenze. Morta Giovanna Maria Chelli, fino all’ultimo, instancabile, ha chiesto verità e giustizia

27 maggio 27 maggio 1993: sono trascorsi pochi minuti dall’una del mattino, un tremendo boato scuote Firenze. Il centro storico ne viene sconvolto; un’esplosione – che sia un attentato lo si comprende subito – distrugge la Torre dei Pulci, sede dell’accademia de’ Georgofili. Muoiono in cinque: Fabrizio Nencioni, la moglie Angela, le figlie Nadia e Caterina. Caterina ha appena 50 giorni di vita; e uno studente, Dario Capolicchio. Una quarantina i feriti. Tra loro anche una ragazza; la madre, Giovanna Maria Chelli, diventa l’instancabile presidente dell’associazione delle famiglie delle vittime di quella strage.

Non è terrorismo. E’ mafia. Secondo la verità giudiziaria mandanti ed esecutori sono i mafiosi di Totò Riina. Con questo e con altri attentati che verranno, a Roma e a Milano, vogliono costringere lo Stato a scendere a patti. A Firenze molti edifici storici subiscono gravi danni, la vicina Galleria degli Uffizi devastata, 200 tele sfregiate, preziosi dipinti di Gherardo delle Notti e Bartolomeo Manfredi per sempre distrutti…

Possibile che semi-analfabeti come Riina e Bernardo Provenzano possano aver concepito, pensato di realizzare attentati così mirati? Chi può aver suggerito attentati così raffinati? E’ l’inquietante sospetto, di Giovanna Chelli: “Si è capito tutto fin dai primi processi. Restano cose da sapere. Mentre la mafia ha collaborato, con circa sessanta collaboratori di giustizia, non collaborano quegli uomini di Stato che sicuramente sanno, che qualcosa coprono, una recondita ragione di Stato”.

Fino all’ultimo, caparbia, ostinata, si è battuta perché sia fatta giustizia e verità.

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