Riforma della Giustizia. Dopo 8 ore di tensione tra Lega e 5Stelle, in Consiglio dei ministri si decide di riscrivere la norma. I sospetti di Bonafede sull’alleato. Crisi?

Riforma della Giustizia. Dopo 8 ore di tensione tra Lega e 5Stelle, in Consiglio dei ministri si decide di riscrivere la norma. I sospetti di Bonafede sull’alleato. Crisi?

A Palazzo Chigi è terminato a mezzanotte di mercoledì il Consiglio dei ministri che doveva affrontare il testo del ddl di riforma della giustizia, presentato dal ministro Alfonso Bonafede. La riunione, iniziata alle 16.30 circa, è stata sospesa per circa due ore, per poi riprendere alle 18.30. Due ore in cui ministri di M5S e Lega si sarebbero confrontati sul testo, alla luce delle modifiche richieste dal Carroccio, che fino a poche ore prima aveva fatto sapere che sulla riforma le posizioni restavano lontane. Poi la ripresa, fino alle 21.30 per un’altra pausa concordata di pochi minuti per la cena, per arrivare poi alle 24 con la chiusura della maratona a palazzo Chigi. La riforma della Giustizia è stata approvata in Consiglio dei ministri ‘salvo intese’: manca l’accordo sulla parte riguardante il processo penale. Lo ha detto il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede lasciando Palazzo Chigi. “Stasera ho sentito tanti ‘no’, da parte mia c’era la disponibilità ad affrontare proposte di modifica, ma nonostante ciò non si è arrivati a un accordo”.  Alfonso Bonafede, infine, lancia un sospetto: “Non vorrei che ci fosse il tema della prescrizione come nodo che non viene portato al tavolo”.

Le posizioni della Lega sono state ribadite dal ministro Giulia Bongiorno che si è occupata del dossier per il Carroccio, ma il Guardasigilli avrebbe difeso l’impianto della riforma. I rilievi posti dagli ‘ex lumbard’ sarebbero soprattutto legati – spiegano fonti pentastellate – alle norme che riguardano il processo penale. Ma – sottolineano le stesse fonti – dal partito di via Bellerio non sarebbero arrivate delle proposte concrete di modifiche. Il confronto comunque prosegue.  “C’è distanza sulla riforma della Giustizia. La Lega è per lo stato di diritto, per tempi certi per la Giustizia. L’Italia è un paese democratico, Lega vuole garanzie per gli italiani. Servono manager nei tribunali che garantiscano il rispetto dei tempi, servono nuove regole sulle intercettazioni, la separazione delle carriere. La Lega non vuole i cittadini ostaggio a vita della Giustizia e non accetta riforme di facciata”. Così fonti leghiste.

Cronaca di una guerra annunciata sulla giustizia tra Lega e M5S

Così il testo rischia di non vedere ancora la luce. Lo scontro, ampiamente annunciato ieri, si consuma prima via Facebook e annuncia un Consiglio dei ministri infuocato. Matteo Salvini boccia senza mezzi termini il lavoro fatto dal Guardasigilli. “Bonafede ci mette buona volontà ma la riforma non c’è, è acqua. Non c’è quello che gli italiani si aspettano”, sentenzia in diretta social, tornando a puntare il dito contro il mancato intervento sulla separazione delle carriere, le intercettazioni, le sanzioni disciplinari per chi rispetta i tempi “che non ci sono”. Negli stessi minuti Luigi Di Maio, sempre su Facebook, parla di “una riforma epocale sulla giustizia”, incensando un provvedimento “che sanziona i magistrati che perdono tempo e che riduce drasticamente i tempi dei processi civili e penali rilanciando investimenti e crescita. Basta indagati a vita, chi sbaglia paga e subito. Basta aspettare anni prima di essere risarciti. Basta con le spartizioni di potere al Csm. Mi auguro nessuno pensi di bloccarla – l’avvertimento – sarebbe un grave danno al Paese”. Dopo il botta e risposta on line, è in programma a palazzo Chigi alle 15, per il Consiglio dei ministri, il primo confronto tra Giuseppe Conte e i due vicepresidenti dopo il gelo e gli attacchi degli ultimi giorni. La riunione del Governo inizia con oltre un’ora di ritardo e viene sospesa dopo appena cinque minuti, “a tempo indeterminato”, viene annunciato. Entrambi i partiti che sostengono l’esecutivo fanno filtrare come non ci sia “nessun mistero”. Il Consiglio, viene spiegato, è iniziato e si è subito interrotto per “ragioni tecniche”, per approvare entro la scadenza delle 16 di alcune proroghe degli scioglimenti di consigli comunali. Il punto, però, come sempre, è politico. Nel corso dell’interruzione le riunioni per sciogliere i nodi vanno avanti senza sosta. Si cerca una quadra ma nessuno si sente di escludere con certezza assoluta che invece si arrivi a uno stop alla riforma, che – è il ragionamento – aprirebbe la strada a una crisi per la prima volta conclamata e messa nero su bianco in una riunione ufficiale del Governo. Il Consiglio riprende dopo due ore e va avanti fino a tarda sera. La porta resta chiusa a lungo. Alla ricerca dell’ennesimo compromesso giallo-verde. Ma le distanze, almeno questa notte, restano incolmabili sui principi stessi del Diritto penale.

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