Taranto. Ex Ilva: il giudice sentenzia che l’uso dell’altoforno 2 espone i lavoratori a rischio e va spento. Bentivogli (Cisl), decisione su Afo2 è nuova tegola

Taranto. Ex Ilva: il giudice sentenzia che l’uso dell’altoforno 2 espone i lavoratori a rischio e va spento. Bentivogli (Cisl), decisione su Afo2 è nuova tegola

Il giudice del dibattimento Francesco Maccagnano, del Tribunale di Taranto, ha respinto oggi l’istanza di Ilva in amministrazione straordinaria circa la facoltà d’uso dell’altoforno 2, sottoposto a sequestro della Procura, per effettuare i lavori di necessaria messa in sicurezza. “Derogare a siffatte esigenze, in tutta evidenza”, scrive il giudice monocratico di Taranto, Maccagnano, “non compete all’autorita giudiziaria; del medesimo parere, d’altra parte, è stata la Procura della Repubblica allorquando la stessa, con decreto del 9 luglio 2019, ha disposto lo spegnimento dell’altoforno sottoposto a sequestro preventivo – misura ritenuta tutt’ora pienamente in vigore – così da porre in esecuzione il vincolo cautelare disposto dal gip in data 29 giugno 2015”. Per Maccagnano, inoltre, “rispetto alla situazione sin qui formulata non pare offrire elementi di novità il parere successivamente formulato dalla Procura in relazione all’istanza”. Procura che, nel suo parere in materia, aveva acconsentito alla facoltà d’uso dell’altoforno restringendo però a 120 giorni i 150 chiesti da Ilva in amministrazione straordinaria. Maccagnano evidenzia poi che le prescrizioni di sicurezza da attuare sull’altoforno 2 risalgono a “poco meno di ben quattro anni fa”. A giugno 2015, infatti, ci fu un incidente mortale. Perse la vita l’operaio Alessandro Morricella, investito dalla ghisa ad elevata temperatura, scattò quindi il sequestro senza facoltà d’uso dell’impianto, ma il Governo intervenne subito con un decreto legge che permise la continuità della marcia dell’altoforno a condizione che Ilva mettesse in sicurezza lo stesso impianto.

Ilva presentò allora un piano alla Procura, si impegnò a fare i lavori e ottenne dalla stessa Procura la restituzione condizionata dell’alfoforno. Così il sequestro in tutti questi anni è rimasto ma Ilva ha continuato ad usarlo. Mesi fa Ilva, proprietaria degli impianti, ha chiesto al gup Pompeo Carriere il dissequestro dell’altoforno 2. Il gup ha detto no poiché le perizie tecniche hanno accertato che Ilva ha effettuato solo in parte i previsti lavori. Di conseguenza, a valle del no del gup, il sostituto procuratore Antonella De Luca ha firmato il provvedimento che dispone di nuovo il sequestro senza facoltà d’uso dell’altoforno 2 e chiesto al custode giudiziario dell’area a caldo, Barbara Valenzano, di avviarne lo spegnimento. Secondo Maccagnano, “non si tratta di conseguire il medesimo risultato attraverso una cautela alternativa meno invasiva, bensì della sostanziale vanificazione degli effetti e delle finalità della misura applicata”. “Né la difesa, né la Procura nel parere”, osserva ancora il giudice, “hanno prospettato specifiche modalità attraverso le quali la misura cautelare reale a cui è sottoposto Afo2 potrebbe svolgersi in maniera meno invasiva”.

La decisione del giudice di Taranto che ha negato la facoltà d’uso dell’altoforno 2 (sotto sequestro) è una “ulteriore tegola che si aggiunge ai 1400 lavoratori in Cig dal 2 luglio a cui potrebbero aggiungersi altri 1000 proprio a causa del sequestro di Afo2” afferma il segretario generale della Fim Cisl Marco Bentivogli, il quale chiede che “il ministro Di Maio chiarisca definitivamente se rispetto all’accordo del 6 settembre 2018 ha cambiato idea e dia risposte chiare a lavoratori di tutto il Gruppo e ai cittadini di Taranto”. “Da qui al 6 settembre, data di cessazione dello scudo penale, la tensione in stabilimento aumenta ogni ora. Se aggiungiamo – aggiunge Bentivogli – a questi 2400 i 1700 in Cigs comprendiamo come la lentezza con cui si cerca di disinnescare i problemi ambientali si somma ad un’incertezza del Governo che innesca una bomba sociale inaccettabile. Ancora oggi in audizione al Senato, un rappresentante del M5S ha ribadito la necessità di riconvertire l’area ex Ilva ad altra attività economica. I lavoratori non vogliono sussidi ma rientrare al lavoro, in un’ambiente salubre. Il benaltrismo non aiuta né il lavoro né l’ambiente”.

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