Se Carola, massacrata da media e social, chiedesse i danni a Salvini che l’ha definita una “fuorilegge criminale”

Se Carola, massacrata da media e social, chiedesse i danni a Salvini che l’ha definita una “fuorilegge criminale”

Rileggiamo le cronache di questi giorni. Apriamo un quadernino in cui annotiamo i fatti, gli avvenimenti più significativi, in particolare dibattiti televisivi e radiofonici. Ne viene fuori un quadro desolante. L’informazione, quella che  racconta i fatti, gli avvenimenti, che li commenta, certo esprimendo pareri ma tenendo ferma la possibilità del lettore di farsi una opinione diversa da quella del giornalista, è pressoché scomparsa. Parliamo di  Carola  Rackete, la capitana della Sea Watch, capitana coraggiosa, lo ripeteremo all’infinito. A parte consistente dei lettori, di chi ascolta le radio, quella pubblica in particolare, a chi davanti ai teleschermi si deve sorbire violenti attacchi da parte di un orrido Salvini, ministro degli Interni e vicepremier ad una giovane donna la cui colpa è stata quella di voler  salvare  migranti che rischiavano di affogare e  portarli in un posto sicuro, non è stato consentito da parte non piccola dei media di conoscere  la realtà  dei fatti. Scriba e cronisti di radio e tv si sono ben guardati dal porre domande, tanto per citarne uno, al Salvini Matteo.  Quasi che le sue parole rappresentassero un nuovo vangelo: quello che  si accanisce contro la povera gente, contro chi fugge da torture, morte sicura nei campi di concentramento libici  o in quelli tunisini. Quaranta “ospiti” di uno di questi campi sono morti proprio ieri in seguito ad un bombardamento. Basta tenere in mano un crocifisso, come fa il vicepremier leghista, quando si trasforma in un messia, non di vita senza dubbio, per salvarsi l’anima. I morti, i torturati in questi campi, oppure quelli, o meglio corpi accatastati l’uno sull’altro, per diciassette giorni privi del minimo vitale in termini di igiene, di sopportazione del dolore, di cibo, di acqua malgrado l’impegno dei marinai della Sea Watch e della sua capitana,  coraggiosa quant’altri mai, lo ripetiamo e lo ripeteremo all’infinito. In questi giorni ne abbiamo ascoltate di tutti i colori. Perfino una nota sondaggista spiegava in una rubrica televisiva perché  Salvini aumentava i consensi nei sondaggi effettuati mentre i migranti sulla nave della ong tedesca pativano le pene dell’inferno. Il vicepremier se la godeva, continuava a gettar fango sulla capitana, la definiva “fuorilegge criminale”. La nota sondaggista snocciolava numeri, riferiva che il Salvini aumentava nei sondaggi, non è noto quando questi sondaggi erano stati fatti, visto che i conduttori della rubrica si sono guardati bene dal farlo sapere. Si doveva dimostrare che il popolo era d’accordo con il  Salvini.  Che la capitana della nave era un sorta di snob, una signorina di buona famiglia, che sfogava i suoi istinti trasportando  migranti. Concetti, si fa pere dire, che sono stati ripresi da quello che si chiama il “popolo dei social”, ma con il popolo non hanno niente a che vedere, operano dietro pagamento per diffondere notizie che i media, compiacenti, rilanciano venendo meno ai codici morali scritti e non che riguardano l’informazione. Aggiungiamo che quanto diffuso da questi “no social” così li definiamo noi, hanno fatto la gioia di Salvini e di qualche direttore di giornale.

Il vicepremier attacca il Gip che ha liberato la capitana della Sea Watch 3

Ci domandiamo: ora che il gip di Agrigento ha stabilito che Carola non è una “fuorilegge criminale”, chi la ripagherà delle offese subite, delle umiliazioni cui è stata sottoposta?  In prima persona dovrebbe essere il Salvini a chiedere scusa a Carola. Invece se la prende con il giudice che ha assolto, senza se e senza ma, la capitana avendole riconosciuto di aver agito seguendo il diritto primario di portare in salvo le persone soccorse in mare nel porto più vicino. Smontata la versione salviniana della motovedetta della guardia di Finanza che sarebbe stata addirittura una “nave da guerra”. Il ministro  degli Interni, anche vicepremier dovrebbe sapere che quella imbarcazione non poteva essere considerata una nave da guerra. Un abbaglio l’aveva preso anche la Procura di Agrigento quando nell’ordine di arresto, revocato poi dalla Gip, Alessandra Vella, aveva fatto presente la sussistenza di presupposti del reato di “resistenza o violenza a nave da guerra”. Davvero un abbaglio, bontà nostra a considerarlo tale, perché una nave da guerra deve essere pilotata da un ufficiale della Marina. La Procura di Agrigento non poteva ignorare . Scrive la Gip che “le motovedette della Finanza sono tali imbarcazioni da guerra (ndr) quando operano fuori dalle acque territoriali o in paesi  esteri ove non vi sia un’autorità consolare”. Il Salvini, uomo sempre con il rosario in tasca, dovrebbe fare un esame di coscienza, non menar bugie, grossolane, chiedere scusa alla capitana coraggiosa. Invece ne chiede l’espulsione, non si capisce in base a quale legge. Non solo, in un intervento attacca la Gip, e le consiglia, quasi un ordine di “togliersi la toga e candidarsi con la sinistra”. Frase che fa parte di un delirio salviniano contro la magistratura.

Associazione magistrati: “Salvini alimenta clima di odio”

Agli attacchi replica l’Associazione nazionale magistrati: “Salvini alimenta clima di odio”. Conte, il premier, non ha niente da dire? Forse si sta leccando le ferite provocate  dalla sua sconfitta, netta, senza se e senza ma, di cui si parla in altra parte del giornale, a proposito della elezione dei Commissari Ue. Infine non può mancare un richiamo alla Polizia postale. Per quanto riguarda i messaggi che circolano in rete sta diventando un problema sempre più grave da affrontare in tempi rapidi, senza indugi. La libertà dell’informazione è altra cosa. Il massacro mediatico subito dalla capitana non è tollerabile. È l’esatto contrario della libertà dell’informazione. Se ne faccia una ragione anche l’altro vicepremier, il DI Maio, succube del Salvini. Checché ne pensi Casaleggio. Da parte nostra ancora un saluto a Carola, sempre più capitana coraggiosa. Anche il suo pianto è segno di umanità. Parola ignorata dai gialloverdi.

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