Migranti. Sea Watch, dalla nave vengono sbarcati 10 naufraghi, ma non si dirige in Libia, porto non sicuro. L’appello del papa

Migranti. Sea Watch, dalla nave vengono sbarcati 10 naufraghi, ma non si dirige in Libia, porto non sicuro. L’appello del papa

Si trova ancora ad una quindicina di miglia da Lampedusa la Sea Watch 3: la nave della ong tedesca continua a mantenersi al limite delle acque territoriali italiane in attesa di poter sbarcare i migranti soccorsi martedì scorso a 47 miglia dalle coste libiche. A bordo della nave, dopo lo sbarco autorizzato ieri dal Viminale di 10 migranti, restano 43 persone, tra cui tre minori di cui uno con meno di 12 anni. Ieri mattina il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha firmato il divieto di ingresso, transito e sosta nelle acque italiane, come previsto dal nuovo decreto sicurezza. Provvedimento che in serata è stato controfirmato dai ministri della Difesa e dei Trasporti, Trenta e Toninelli.

“Attendiamo che tutte le persone a bordo possano sbarcare” dice la portavoce di Sea Watch Giorgia Linardi dopo che il Viminale ha autorizzato lo sbarco di 10 dei 53 migranti che erano a bordo della nave ferma al largo di Lampedusa, fuori dalle acque territoriali italiane. “L’entrata in vigore del decreto sicurezza non cambia quella che è una situazione di emergenza umanitaria – aggiunge Linardi – La Sea Watch ha salvato delle vite e se avesse riportato in Libia le persone avrebbe commesso un crimine”. Linardi ha poi spiegato che 12 città tedesche hanno dato la disponibilità ad accogliere i migranti e che della questione è stato informato il governo italiano. “Auspichiamo che questa possa essere una soluzione” ha concluso.  La portavoce Giorgia Linardi ha sottolineato come “riportando indietro queste persone” lo staff della Sea Watch “commetterebbe un crimine per cui l’Italia è già stata condannata, ovvero quello del respingimento collettivo”. Il riferimento è ad una sentenza del 2009 della Corte Europea dei Diritti dell’uomo che aveva sanzionato l’Italia proprio per aver rimandato in Libia un gruppo di migranti soccorsi in mare. La situazione rischia di trasformarsi in un caso non solo dal punto di vista giuridico e umanitario ma anche sul piano politico. Il nuovo stop di Salvini fa leva sulla convinzione che la Sea Watch sia in torto per aver disobbedito alle indicazioni della Guardia Costiera libica che aveva indicato Tripoli come porto di sbarco per i migranti. Di diverso avviso, invece, la portavoce della Commissione Europea Nathalie Bertaud che ha smentito il ministro dell’Interno: nessuna nave battente bandiera di uno stato europeo, come la Sea Watch che è registrata in Olanda, può riportare richiedenti asilo in Libia perché non è da ritenersi un “porto non sicuro” e, in quanto teatro di guerra, non garantisce il pieno rispetto dei diritti umani. Diritto garantito dalla Convenzione di Ginevra del 1951 sui diritti umani, che rischierebbe dunque di non essere rispettato. Nelle prossime ore, il governo italiano dovrà trovare la soluzione al rebus evitando uno scontro tra l’Italia e l’Unione Europea.

Pur di non mollare il dicastero di cui sono titolari, i ministri del M5S firmerebbero qualunque carta anche la peggiore che gli impone Salvini. Ma di fronte a 43 naufraghi bloccati da giorni al largo delle coste italiane, almeno il presidente del consiglio dei ministri un minino di sensibilità umana o di coraggio ce l’ha?” afferma Nicola Fratoianni di’ Sinistra Italiana. “Li faccia sbarcare – conclude l’esponente della sinistra – è il minimo che possa fare, un uomo politico responsabile delle proprie azioni e con un po’ di coscienza”.

La Giornata mondiale che l’Onu dedica ai rifugiati è occasione per il pontefice per un nuovo accorato appello. “Oggi vogliamo ricordare in modo particolare i rifugiati, nella Giornata Mondiale che l’Onu dedica a loro. Questa ricorrenza – dice il Papa prima della recita dell’Angelus a Camerino tra i terremotati – invita tutti alla solidarietà con gli uomini, le donne e i bambini in fuga da guerre, persecuzioni e violazioni dei diritti fondamentali. Le nostre comunità ecclesiali e civili siano loro vicine e attente alle loro necessità e alle loro sofferenze”.

Nel frattempo, si scopre che la Germania ha sferrato un’offensiva in grande stile per trasferire più ‘dublinanti’ possibili in Italia, cioè quei profughi che secondo le regole Ue dovrebbero essere trasferiti nei Paesi di primo approdo. E’ quanto emerge da un’inchiesta pubblicata in prima pagina dal quotidiano Repubblica che fornisce alcuni dati del ministero dell’Interno tedesco. Nel primo trimestre del 2019 sono state ben 4.602, il 33% del totale delle domande fate arrivare a tutti i partner Ue. Soprattutto, un boom del 50% rispetto al trimestre precedente (tra ottobre e dicembre erano state 2.979 le richieste a Roma, il 25,4%). Ma anche gli “ok” del ministero di Salvini a Seehofer stanno crescendo: 3.540 tra gennaio e marzo contro i 2.629 del periodo precedente. I trasferimenti effettivi avvengono a ritmo regolare: sono stati 1.114 tra novembre e marzo, 557 a trimestre.

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