Calcio. Serie A. Nel vortice dei cambi degli allenatori, Sarri firma per la Juventus. Intanto, l’addio di Totti alla Roma

Calcio. Serie A. Nel vortice dei cambi degli allenatori, Sarri firma per la Juventus. Intanto, l’addio di Totti alla Roma

Due comunicati, quasi in contemporanea, uno di saluto e l’altro di ben arrivato. Dopo una sola stagione, Maurizio Sarri lascia il Chelsea e torna in Italia, dove allenerà la Juventus: contratto triennale, fino al 2022, per il tecnico nato a Napoli ma cresciuto in Toscana. Il primo annuncio arriva da Londra: i Blues fanno sapere di aver trovato un accordo con la Juve visto che Sarri era sotto contratto per altri due anni. “Dopo la finale di Europa League, Maurizio ci ha espresso chiaramente quanto desiderasse tornare in Italia, spiegandoci quanto fossero importanti le ragioni che lo spingevano a tornare – ha spiegato Marina Granovskaia, braccio destro di Roman Abramovich – Credeva anche fosse importante essere più vicino alla famiglia e per il bene dei suoi anziani genitori sentiva di voler vivere più vicino a loro. Lo ringraziamo per tutto il lavoro fatto durante la stagione, per aver vinto l’Europa League, per averci guidato a un’altra finale di Coppa e al terzo posto in Premier. Gli facciamo anche i complimenti per essersi assicurato il più importante incarico in serie A e gli auguriamo il meglio per il futuro”.

Sarri, dunque, si congeda dal Chelsea dove, dopo la sconfitta nel Community Shield contro il Manchester City, era stato protagonista di una partenza fulminante (cinque vittorie nelle prime cinque gare, imbattuto in tutte le competizioni fino alla sconfitta di fine novembre a Wembley contro il Tottenham). Poi alcuni mesi difficili, sconfitte umilianti (0-6 contro Guardiola), l’obiettivo Champions che si allontanava e le dure contestazioni dei tifosi, con quel ‘Sarriball’ coniato per definire il suo gioco che da complimento diventa scherno. La stampa inglese lo dà più volte sull’orlo dell’esonero, il tecnico resiste, perde ai rigori la Coppa di Lega contro il solito Manchester City con tanto di lite col portiere Kepa che rifiuta il cambio, ma poi inizia la risalita. E nel finale di stagione il Chelsea non solo chiude terzo in Premier, assicurandosi un posto nella prossima Champions, ma porta a casa anche l’Europa League. Ora la Juventus, alla quale ha conteso lo scudetto nei suoi tre anni al Napoli. Raccoglierà l’eredità di un altro tecnico toscano, Massimiliano Allegri: 5 scudetti, 4 Coppe Italia, due Supercoppe italiane e due finali di Champions. Sarri sarà chiamato a vincere ma non solo. Il gioco spettacolare espresso dal Napoli – una delle ragioni che hanno spinto il Chelsea a puntare su di lui – è la svolta che la Vecchia Signora cerca per fare quell’ultimo step, quello che la separa dall’agognata Champions League. E per questo non ha esitato a rivolgersi al vecchio nemico, a chi, negli anni partenopei, era stato tutt’altro che tenero verso il club guidato da Andrea Agnelli. A Napoli non la prenderanno bene, già nei giorni scorsi il suo possibile approdo sulla panchina bianconera era vissuto come un tradimento. Ma come ha detto dopo il trionfo di Baku lo stesso Sarri, il rivoluzionario che voleva assalire il palazzo, “la professione a volte ti porta a fare un altro tipo di percorso”. Il comandante guiderà ora un altro assalto, quello alla coppa dalle grandi orecchie.

Il ritorno di Antonio Conte e quello, annunciato oggi, di Maurizio Sarri dopo i successi in Premier; l’esordio di Fonseca nella polveriera di Trigoria dopo l’addio di De Rossi e quello quasi certo di Totti; l’approdo di Giampaolo al Milan, di Di Francesco alla Samp, di Andreazzoli al Genoa; la conferma degli assi Ancelotti e Gasperini. Il risiko della serie A disegna un parterre de roi in panchina, in attesa del mercato. Su 20 squadre sette cambiano allenatore: oltre ad Allegri lasciano Ranieri, Spalletti e Prandelli. Il settimo nome nuovo è Juric che sostituisce Aglietti dopo la promozione del Verona. Rimangono al loro posto anche Inzaghi, Mazzarri, Montella, Maran, Corini, D’Aversa, Tudor, Liverani, Mihajlovic, De Zerbi e Semplici.

A pochi metri in linea d’aria dallo stadio dove è diventato leggenda Francesco Totti dirà addio alla Roma. Nel giorno del 18esimo anniversario dell’ultimo scudetto giallorosso il ‘Capitano’ dal Salone d’Onore del Coni, la casa di tutti gli sportivi, spiegherà i motivi che lo hanno portato a interrompere il rapporto di lavoro con il club dove è nato e cresciuto e del quale è tifoso fin dalla nascita. Dopo il tormentato ritiro dal calcio giocato quello fra Totti e la Roma sembrava un binomio destinato a proseguire in eterno anche lontano dal campo, non sarà così. In questa stagione agitata e complessa l’ex capitano ha capito di essere supportato da una parte della dirigenza ma anche sopportato da un’altra. Nemmeno le parole di sostegno del presidente James Pallotta, che lo ha invitato a prendersi tutto il tempo disponibile per ponderare la sua decisione, hanno fatto cambiare idea al ‘Pupone’. Troppi i fatti accaduti nel corso dell’anno: l’addio di Di Francesco, del quale Totti era un sostenitore, quello di Monchi e per finire quelli dei romani e romanisti Claudio Ranieri e Daniele De Rossi. L’ex capitano, poi, non ha avuto voce in capitolo nemmeno nella scelta del tecnico per la prossima stagione. Non è un mistero che, una volta assodato l’addio di Ranieri, a Totti non sarebbe dispiaciuto puntare sull’amico Rino Gattuso. La società invece ha deciso di pescare all’estero con l’ingaggio di Paulo Fonseca. Come sempre accade in questi casi a dare il responso definitivo sarà il campo. L’unica certezza rimane la parola fine su un capitolo indimenticabile nella storia della Roma, ora completamente slegata dal suo ultimo simbolo. Quello che Totti farà in futuro è ancora incerto. Il presidente della Figc, Gabriele Gravina, è pronto ad accoglierlo a braccia aperte in federazione mentre altre voci lo vorrebbero tentato da una carriera come procuratore, visto il suo grande fiuto nel trovare nuovi talenti. Ci sarà tempo per discuterne, prima è tempo di vacanze lontano da Roma e dalla Roma.

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