Roma. Casal Bruciato. Vergognosa caciara dei neofascisti contro una famiglia rom, legittima assegnataria di un’abitazione, e della sindaca Raggi, con insulti e minacce sessiti e xenofobi. E Di Maio parla come Salvini…

Roma. Casal Bruciato. Vergognosa caciara dei neofascisti contro una famiglia rom, legittima assegnataria di un’abitazione, e della sindaca Raggi, con insulti e minacce sessiti e xenofobi. E Di Maio parla come Salvini…

Urla, insulti sessisti e una contestazione feroce. Virginia Raggi decide di metterci la faccia, a Casal Bruciato, dove da ormai tre giorni una famiglia rom vive da reclusa dopo l’assegnazione di una casa popolare, e trova ad attenderla un clima caldissimo. La presenza della sindaca agita ancora di più gli animi di chi, a partire da Casapound, guida la protesta. Raggi è costretta a lasciare il quartiere scortata dalla polizia, non prima però di aver ribadito la sua posizione: “Questa famiglia risulta legittima assegnataria di un alloggio e la legge si rispetta. Siamo andati a conoscerli e sono terrorizzati. Abbiamo anche fatto conoscere la famiglia ad alcuni condomini del palazzo. Chi insulta i bambini e dice di voler stuprare le donne si faccia un’esame di coscienza”, dice a chiare lettere.

Il gesto di coraggio della prima cittadina non trova però l’appoggio di Luigi Di Maio. Fonti del Movimento 5 Stelle infatti fanno filtrare l’irritazione del capo politico per la scelta di Raggi, giudicata inopportuna tanto nei tempi quanto nei modi. Di diverso parere invece gli esponenti capitolini del M5S che la difendono a spada tratta: “Quello che sta succedendo a Casal Bruciato è inaccettabile. Ed è vergognoso che dei bambini non possano andare a scuola perché hanno paura di uscire di casa. Tutto questo deve finire. Roma non è razzista”, dichiarano. La sindaca incassa anche la solidarietà del presidente della commissione Antimafia, il grillino Nicola Morra, e pure quella del Pd in un asse inedito con Nicola Zingaretti. “Raggi ha avuto coraggio e voglio esprimerle la mia solidarietà”, il pensiero del segretario dem. Anche il direttore della Caritas romana e il vescovo ausiliario di Roma, Gianpiero Palmieri, hanno voluto fare visita alla famiglia rom, di origine bosniaca ma cittadini italiani, composta da padre, madre e 12 figli.

“Sono molto impauriti, hanno mandato dagli zii tutti i bambini e tengono con sé solo la bimba di 3 anni”, racconta il monsignore, che li ha invitati a San Giovanni in Laterano, all’incontro dei cittadini della diocesi con papa Francesco. Si alza forte pure la voce dell’Osservatore Romano, che definisce “orribili” le minacce dei manifestanti alla famiglia. Momenti di altissima tensione si sono vissuti nel pomeriggio quando le forze dell’ordine hanno dovuto evitare che i partecipanti a due manifestazioni contrapposte, una di Casapound e l’altra antifascista, venissero a contatto. Si tiene invece lontano da Casal Bruciato il ministro dell’Interno, Matteo Salvini: “Ci andrò ma più avanti, quando c’è calma, adesso scriverebbero che vado a gettare benzina sul fuoco”, spiega.

E dal Campidoglio giunge anche la replica al ministro dell’Interno e a tutti coloro che si fanno portatori dell’ideologia xenofoba del “prima gli italiani”.  “Rendo noto al ministro dell’Interno che, con un’operazione mai fatta prima, questa amministrazione ha già assegnato circa 1.200 case popolari ai soggetti più fragili. Di queste, 76 sono state assegnate a nuclei familiari di etnia rom, sinti e camminanti. Tutti gli alloggi sono stati assegnati nel rispetto dei criteri fissati dalla legge e del bando del 2012 emanato dalla giunta Alemanno”, dichiara in una nota l’assessore al Patrimonio e alle politiche abitative del Comune di Roma, Rosalba Castiglione. Non c’è che dire, un bella lezione di civiltà.

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