Torre del Greco. 14 arresti per associazione per delinquere in un sistema di corruzione elettorale diffusa

Torre del Greco. 14 arresti per associazione per delinquere in un sistema di corruzione elettorale diffusa

A Torre del Greco si viene eletti se si è disposti a investire denaro in un sistema di corruzione elettorale diffusa. E’ lo scenario che emerge da una inchiesta della procura di Torre Annunziata, affidata ai carabinieri della compagnia di Torre del Greco, che ha per ora portato a 14 misure cautelari. In carcere Ciro Massella, per gli inquirenti vicino al clan Ascione; ai domiciliari il consigliere comunale Stefano Abilitato, eletto nella lista ‘Il cittadino’, una civica a sostegno del sindaco di centrodestra Giovanni Palomba, al momento non indagato; il padre di Ciro, Giovanni Massella; e Simone Onofrio Magliacano, l’uomo che voleva diventare assessore e mettere le mani sulla Gema, la ditta incaricata del servizio di raccolta rifiuti. Sullo sfondo, anche l’affare immondizia, con la crisi che in queste settimane sta vivendo la città vesuviana, e un progetto di occupazione legato a ‘Garanzia Giovani’.

Ma, come annota il gip Antonio Fiorentino, che ha firmato i provvedimenti restrittivi, oltre ad Abilitato e Magliacane che tra marzo e giugno 2018 avevano creato un gruppo e un sistema per garantirsi una carica pubblica e benefici derivanti da quella, a Torre del Greco la corruzione elettorale è un fenomeno di vaste proporzioni tanto che nel solo seggio presso l’Ipam in corso Garibaldi, dove sono documentati una parte degli scambi voto/denaro, hanno agito almeno altri 7 gruppi che cercavano di garantire l’elezione di altri candidati in liste a sostegno di vari aspiranti alla poltrona di primo cittadino. Un ‘voto a pagamento’ di cui parla anche un collaboratore di giustizia, Giuseppe Pellegrino, riferendosi anche ad altre tornate elettorali. E considerato che si approssimano le elezioni europee, il gip decide per gli arresti e gli altri provvedimenti “per impedire il protrarsi di condotte criminose”, di “un fenomeno criminale indegno di un paese civile”.

Non solo denaro e posti di lavoro, ma anche pacchi di generi alimentari dell’Unicef destinati ai meno abbienti, utilizzati per la presunta compravendita dei voti in occasione delle ultime elezioni amministrative. Tra gli indagati, infatti, figura anche l’ex presidente dell’Unicef di Napoli, Domenico Pesce, imprenditore torrese, a cui oggi i carabinieri hanno notificato un divieto di dimora in Campania nell’ambito dell’inchiesta coordinata dagli inquirenti della Procura di Torre Annunziata. Pesce, secondo i pm, avrebbe utilizzato i pacchi di generi alimentari Unicef per “comprare” voti da destinare al candidato consigliere comunale Stefano Abilitato, oggi finito agli arresti domiciliari. L’imprenditore si autosospese dalla carica di presidente dell’Unicef di Napoli dopo essere stato iscritto nel registro degli indagati, l’anno scorso, per l’inchiesta sul voto di scambio a Torre del Greco.

”Da un anno Leu e Articolo Uno-Movimento Democratico e Progressista a Torre del Greco (Napoli) chiedono che si faccia chiarezza su episodi di voto di scambio avvenuti fuori ai seggi durante le elezioni amministrative. Il nostro deputato Federico Conte ha presentato già tre interrogazioni parlamentari partendo dalla video-inchiesta di Fanpage.it”, afferma Arturo Scotto, componente del coordinamento nazionale di Articolo Uno. ”Oggi la magistratura è intervenuta con 14 misure cautelari a carico degli indagati, accusati a vario titolo di reati che vanno dall’associazione a delinquere finalizzata al voto di scambio fino all’accusa di attentati contro i diritti politici del cittadino, favoreggiamento ed altro ancora. Vedremo gli sviluppi, ma credo – sottolinea Scotto – che questa sia una ferita enorme per una città bella e difficile come Torre. Non va banalizzata, soprattutto da chi oggi guida questa comunità. Si apre uno squarcio inquietante sui rapporti tra politica, affari e criminalità organizzata”. ”Ancora una volta – prosegue ancora Scotto – appare evidente il ricatto della promessa di un lavoro sulla pelle della povera gente. Le inchieste faranno il loro corso ma il punto è politico: non ci possono essere zone d’ombra per chi amministra una città del mezzogiorno” conclude Scotto.

Share