Torino. SìTav, circa 30mila persone al flash mob di un’ora. Salvini: “referendum”, Toninelli: “no, pagano tutti gli italiani”. I NoTav: “ci vediamo a Roma il 23 marzo per dire basta”

Torino. SìTav, circa 30mila persone al flash mob di un’ora. Salvini: “referendum”, Toninelli: “no, pagano tutti gli italiani”. I NoTav: “ci vediamo a Roma il 23 marzo per dire basta”

Una piazza senza simboli di partito. Una piazza comunque politica, con un centinaio di amministratori locali, sindacati e imprenditori. Perché decidere se bloccare o proseguire la Torino-Lione “è una scelta politica”, come ribadiscono gli organizzatori della nuova manifestazione Sì Tav. A due mesi dai ’40mila’ del 10 novembre, Torino torna a vestirsi di arancione con numeri leggermente ridotti (circa 30mila persone) ma con il medesimo obiettivo: gridare il sì all’opera e chiedere al governo di prendere una decisione definitiva. Eppure, parte dell’esecutivo gialloverde è in piazza: la Lega, da sempre favorevole all’opera, sceglie di esserci, a fronte dell’apartiticità della manifestazione. “Abbiamo una posizione storica a favore della Tav”, sostiene il capogruppo del Carroccio alla Camera, Riccardo Molinari, che ritorna sull’ipotesi di un referendum, lanciata dal presidente piemontese Sergio Chiamparino. “Qualora il governo decidesse di non realizzare l’opera, saranno i piemontesi a decidere”, ribadisce esortando il governatore “ad approvare celermente la proposta di legge della Lega che è depositata in consiglio regionale dal 2017 e che dà alla Regione gli strumenti per un referendum consultivo, cosa che oggi non c’è”. “Non è una manifestazione contro il governo”, ribadiscono intanto le 7 ‘madamine’ del Comitato Si Torino Va Avanti, che insieme all’ex sottosegretario Mino Giachino di Sì Politica e a Osservatorio 21 hanno promosso il flash mob.

Sulle note di ‘We Will Rock You’ e sull’Inno di Mameli, le 30mila persone hanno dato inizio alla ‘manifestazione lampo’ scandendo il nome degli oltre 100 comuni aderenti. È una piazza, infatti, quella di Torino, che questa volta, non è solo di torinesi: ci sono delegazioni da tutto il Piemonte, dalla Liguria e anche da Lombardia e Veneto (qualcuno vìola la richiesta e si presenta indossando la fascia tricolore, “perché è un simbolo istituzionale e noi, come istituzione, siamo a favore della Torino-Lione”, ricorda l’assessore alle Infrastrutture del comune di Vicenza, Claudio Cicero, del centrodestra). Inoltre, è rappresentato tutto il nord della piccola e media impresa: a ricordare ancora una volta, se mai fosse necessario, che la Tav è cosa di tutti. “Da parte nostra continueremo a lottare per un progetto di sviluppo fatto di investimenti per un futuro di crescita sociale ed economica”, fa sapere Corrado Alberto, presidente di Api Torino, fra le sigle che sono state ricevute a Palazzo Chigi.

E’ una piazza di capelli grigi, quella di Torino. Tra la folla di piazza Castello i giovani sono pochi, se non quelli appartenenti ai gruppi politici organizzati o alle associazioni di categoria che hanno aderito. Ma soprattutto, è una piazza senza rabbia. “Da qui è arrivato un messaggio molto bello e positivo. Se due mesi fa è stato detto un grande ‘Sì’, anche ad altri temi per lo sviluppo e il futuro della città, oggi è stato il seguito. E se il seguito è stato così numeroso, importante e vicino ai cittadini allora è vero che questa manifestazione è stata ancora più importante di quella precedente”, commenta la madamina Patrizia Ghiazza. Un’ora in tutto e la piazza lentamente si svuota: in via Roma ci sono bancarelle, tutto intorno le vetrine dello shopping nel secondo sabato di saldi.

Le reazioni nel governo. Salvini: “senza una sintesi, decidano gli italiani”. Toninelli: “20mila? Ma l’opera la pagano in 60 milioni”  

Sulla realizzazione della Tav “se non c’è una sintesi all’interno del governo decidono gli italiani come è giusto che sia”, dice il ministro dell’Interno Matteo Salvini arrivando al gazebo della Lega in corso Vercelli a Milano. “Nel contratto di governo – ha aggiunto Salvini – ci sono i referendum propositivi come in Svizzera, giustamente, quindi se sulla Tav non c’è un accordo politico la parola passa agli italiani. Ho ben chiaro in testa che voterei a favore dello sviluppo e della crescita”. Toninelli replica a distanza di social: “bella e civile la piazza di Torino per il Tav. Erano 10 mila, 20 mila persone? Bene, noi, come governo, dobbiamo stare attenti ai numeri perché poi quell’opera dovrebbero pagarla in 60 milioni, Lampedusa compresa. E bisogna evitare fallimenti sia pubblici che privati, come avvenuto anche di recente, vedi il caso della linea Av tra Francia e Spagna che passa sotto i Pirenei e che era pure molto più economica. Benvenute tutte le manifestazioni civili e democratiche. Il governo ha però il dovere di usare al meglio i soldi di tutti gli italiani”.

Furlan, Cisl: “il governo dalle sue ambiguità”

“Oggi anche la Cisl era in piazza a Torino con tanti dirigenti e militanti per dire si alla Tav. Il governo esca dalle sue ambiguità. Senza infrastrutture non c’è futuro, crescita, occupazione. Il sindacato lo dirà con forza il 9 febbraio a Roma nella manifestazione unitaria per cambiare le scelte dell’esecutivo”, scrive su twitter la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, sulla manifestazione pro Tav di Torino.

Il commento dei No Tav

“Una piazza riempita per campagna elettorale, disinformata e utile solo a legittimare un ennesimo spreco di denaro pubblico”, si legge in una nota diramata dal movimento No Tav, dopo la manifestazione organizzata da chi è a favore della Torino-Lione. “La presenza di così tanti politici in piazza, tutti allegramente sottobraccio da Chiamparino alla Lega, passando da Forza Italia – aggiungono – dimostra come il tema Tav sia solo un volano per proseguire con le politiche assurde portate avanti fin qui che ci hanno dimostrato come basti un temporale per rischiare di morire nelle nostre regioni. Da parte nostra – concludono – non ci spaventano certo un paio di manifestazioni di qualche ora, e siamo concentrati sul prossimo appuntamento nazionale di Roma del 23 marzo per mettere la parola fine alle grandi opere inutili e imposte”.

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