Tensioni e fratture nella maggioranza pentaleghista sull’ecotassa e sul reddito di cittadinanza. M5S uccide la libertà di stampa e centinaia di piccole testate

Tensioni e fratture nella maggioranza pentaleghista sull’ecotassa e sul reddito di cittadinanza. M5S uccide la libertà di stampa e centinaia di piccole testate

Certo che nella Commissione Bilancio del Senato, di scelte paradossali questo governo e la sua maggioranza ne stanno compiendo tante. A volte si tratta di proposte talmente astruse da richiedere una riscrittura se non addirittura un accantonamento, altre volte di proposte del tutto incostituzionali e pericolose. Oggi è la volta della cosiddetta ecotassa, sulla quale la maggioranza di governo si è divisa tra leghisti e 5Stelle, ma soprattutto è la volta dell’emendamento che mette limiti alla libertà di stampa, negando le risorse a centinaia di piccole testate, e suscitando l’ira della Federazione e dell’Ordine dei gionalisti. Ma andiamo con ordine, e partiamo dalla questione che ha suscitato fortissime tensioni tra i due vicepremier (le cui relazioni erano già vistosamente in freezer dopo l’attacco del sottosegretario Giorgetti al reddito di cittadinanza, accusato di “piacere all’Italia che non ci piace, perché alimenta il lavoro nero”): l’ecotassa.

La tensione nella maggioranza sull’ecotassa

La tassa sulle emissioni delle auto rischia dunque di inquinare i rapporti nella maggioranza. A seminare il panico è un emendamento firmato dal capogruppo del Carroccio, Massimiliano Romeo. La proposta è quella di dare un bel colpo di spugna alla misura tanto cara ai pentastellati. Il testo è articolato, ma la finalità è chiarissima: abrogare i commi dell’articolo 1 della manovra dal 611 al 620, proprio quelli relativi alla cosiddetta Ecotassa sulle automobili. Uno smacco insopportabile per i Cinquestelle, che reagiscono duramente. “La Lega deve far pace con se stessa”, tuona il sottosegretario allo Sviluppo economico, Davide Crippa, ai microfoni di ‘Radio Capital’. “L’emendamento era stato approvato alla Camera, quindi se ci sono dei correttivi da fare e c’è un dibattito aperto, ben venga, ma l’idea di sopprimere la misura mi sembra totalmente in contrasto con il contratto di governo, che prevede la penetrazione delle auto elettriche”, spiega l’esponente M5S. Da Palazzo Chigi, però, chiariscono che “non c’è nessun braccio di ferro” in atto sull’ecotassa. Anche se nella serata di domenica 16 dicembre si terrà un vertice nell’ufficio del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al quale prenderanno parte anche i vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, il titolare del Mef, Giovanni Tria, il ministro per i rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, e i sottosegretari all’Economia, Laura Castelli e Massimo Garavaglia. Al centro dell’incontro ci saranno ovviamente la manovra, che entro martedì sarà in aula al Senato, e la trattativa con Bruxelles per evitare la procedura di infrazione Ue, ma sarà anche l’occasione per chiarire le posizioni interne alla maggioranza. Anche sull’ecotassa, ovviamente, sulla quale serve una sintesi al più presto, visto che né la Lega, né tantomeno i Cinquestelle sembrano intenzionati a fare un passo indietro. Senza contare gli allarmi che arrivano dal mondo delle imprese e dai sindacati.

L’emendamento 5Stelle che uccide la libertà di stampa e centinaia di testate indipendenti

Con un emendamento alla manovra presentato in commissione Bilancio del Senato il Movimento 5 stelle propone di ridurre i fondi destinati all’editoria a partire dal prossimo anno “fino alla loro abolizione”. “Per l’annualità 2019 l’importo complessivamente erogabile a ciascuna impresa editoriale sarà ridotto del 20% della differenza tra l’importo spettante e 500 mila euro”, si legge nella proposta firmata dal capogruppo M5s Stefano Patuanelli. Per il 2020 “l’importo complessivamente erogabile a ciascuna impresa editoriale sarà ridotto del 50% della differenza tra l’importo spettante e 500 mila euro” e per il 2021 del 75% della differenza tra l’importo spettante e 500 mila euro. “Al fine di perseguire obiettivi di valorizzazione e diffusione della cultura e del pluralismo dell’informazione, dell’innovazione tecnologica e digitale e della liberta di stampa, con uno o più decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri – si scrive nella proposta di modifica – sono individuate le modalità per il sostegno e la valorizzazione di progetti, da parte di soggetti sia pubblici che privati, finalizzati a diffondere la cultura della libera informazione plurale, della comunicazione partecipata e dal basso, dell’innovazione digitale e sociale, dell’uso dei media, nonché progetti volti a sostenere il settore della distribuzione editoriale anche avviando processi di innovazione digitale”. Insomma, tradotto: veicoliamo un sistema che faccia fare profitti a una ben nota società di consulenza e marketing digitale.

Fnsi e ordine dei giornalisti attaccano il governo: “soffoca il pluralismo dell’informazione”

La Federazione nazionale della Stampa italiana e l’Ordine dei giornalisti fanno sapere di essere “al fianco dei giornalisti di tante realtà editoriali che in queste ore vedono i loro posti di lavoro messi a serio rischio dall’emendamento alla legge di Bilancio presentato al Senato e che ha come primo firmatario il capogruppo del Movimento 5 Stelle, Stefano Patuanelli”. “Tale emendamento – sottolineano – va nella direzione auspicata dal ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, e dal sottosegretario con delega all’Editoria, Vito Crimi. Quella, cioè, di soffocare il pluralismo dell’informazione e di colpire il diritto dei cittadini ad essere informati con il taglio del fondo per l’editoria”. “Non potendo adottare provvedimenti punitivi contro i grandi giornali, il Movimento 5 Stelle avvia un regolamento dei conti con la categoria dei giornalisti, di cui mal sopporta libertà e autonomia, accanendosi contro i più piccoli, realtà che rappresentano il giornalismo di opinione o sono la voce di piccole comunità territoriali o di minoranze linguistiche” affermano Fnsi e Cnog. “Patetico, da questo punto di vista – continuano le due organizzazioni – è il tentativo di dare all’emendamento una parvenza di intervento diretto a sostenere le edicole, considerato che l’unico effetto di questa misura, se dovesse malauguratamente essere approvata, sarà quello di svuotare le edicole di giornali e di allargare l’esercito dei giornalisti precari”. “Un risultato che conferma, qualora ce ne fosse ancora bisogno, la volontà del Movimento 5 Stelle di eliminare qualsiasi voce critica e di instaurare una forma di dittatura del pensiero unico attraverso le piattaforme digitali” sottolineano ancora Fnsi e Cnog. Federazione nazionale della Stampa italiana e l’Ordine dei giornalisti assicurano infine che “sosterranno tutte le iniziative a sostegno dei giornalisti e delle testate a rischio di chiusura e auspicano che in Parlamento prevalgano buon senso e rispetto della Costituzione necessari a far sì che questo emendamento socialmente devastante venga respinto”.

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