Governo. Blanda e noiosa informativa del premier Conte in Parlamento sul Consiglio europeo di giovedì. Sarà Mattarella a dettare la linea politica coerente?

Governo. Blanda e noiosa informativa del premier Conte in Parlamento sul Consiglio europeo di giovedì. Sarà Mattarella a dettare la linea politica coerente?

Deludente e pressoché burocratica l’informativa del presidente del Consiglio Conte prima alla Camera e poi al Senato. In entrambe le Camere poi la maggioranza si è blindata nelle due risoluzioni che approvano la relazione di Conte. Questo è il succo di un dibattito parlamentare sul Consiglio europeo del 13 e 14 dicembre, particolarmente delicato, per le sorti dell’Italia, della Gran Bretagna e dell’Europa. Lo diciamo con amara franchezza: il presidente Conte non è sembrato all’altezza del ruolo che svolge e dell’impegno che lo attende nei prossimi giorni. Non ha manifestato, a deputati e senatori, alcuna preoccupazione, né allarme per la delicata e difficile situazione che i 28 stati si troveranno dinanzi e delle eventuali decisioni che assumeranno. Se le assumeranno. I suoi ghost writer hanno evidentemente immaginato che così come già accaduto in un altro paio di occasioni prima degli appuntamenti europei, il presidente del Consiglio poteva tranquillamente esimersi da analisi profonde sullo stato del continente, o dell’Unione, sui difficili equilibri nelle relazioni tra stati sovrani e leader sovranisti, e nemmeno un cenno all’appuntamento Cop24 in Polonia, né quello in Marocco sul Global compact. Abbiamo assistito a una scialba e noiosa rappresentazione di un governo che ha già mostrato quanto scarsa considerazione abbia del Parlamento. E se vi fosse stato bisogno di una ulteriore dimostrazione, è arrivata puntuale martedì 11 dicembre.

Il discordo di Conte alla Camera e al Senato, in fotocopia

Il dialogo con l’Ue è “fondamentale” ma un dato rimane fermo: “questa manovra farà crescere l’Italia” perché è “il modo più efficace per recuperare la crisi”. Sembra questa la frase chiave con la quale il premier Giuseppe Conte si è presentato alla Camera, in vista del suo incontro con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, lanciata per non scontentare nessuno dei due soci del governo, Lega e 5Stelle. Un discorso, tenuto anche in Senato, che non fornisce ultimatum all’Europa, anzi. Il presidente sta “continuando a lavorare affinché siano quantificati, con relazioni tecniche, i costi delle misure che destano la preoccupazione degli interlocutori europei, i costi cioè delle misure a maggior impatto sociale”. Il che significa, tradotto, che ancora non è stato trovato il compromesso tra le richieste di Salvini e quelle di Di Maio. Ma il dito puntato rimane contro quel “rigorismo miope che pretende di combattere un’instabilità con misure che finiscono per favorirla”. Una cosa però ci tiene a dirla, Conte e cioè che “non andrà a Bruxelles con il libro dei sogni, ma con lo spettro completo del progetto di riforma del governo: mi confronterò sui numeri, consapevole che la Manovra risponde a esigenze del Paese, ma entro i vincoli europei”. Il premier approfitta della platea per puntualizzare che “gli italiani hanno espresso un’urgenza per arrestare l’impoverimento e l’emarginazione derivati dalla crisi e per arrestare i fenomeni negativi di un processo di globalizzazione che ha visto penalizzate ampie fasce della popolazione”. Nessun parlamentare gli ha chiesto il benché minimo chiarimento su questa frase significativa, che pare tratta da uno dei libri di Paolo Savona, o di qualche suo seguace. E poi poteva mancare il riferimento retorico, senza mai citarli direttamente, ai gilet gialli francesi? Ovviamente no. “Con il programma di governo – sottolinea – abbiamo individuato responsabilmente le misure per invertire questa tendenza”. Equità e sicurezza: questo chiede Conte all’Europa il cui “orizzonte è in rapida evoluzione” convinto che “la manovra contiene le risposte urgenti ai bisogni dei cittadini con misure di equità sociale necessarie e sostenibili”. Infine la rivendicazione che sin dal suo primo discorso in Parlamento ha caratterizzato il governo. “Se populismo – rimarca – è ridurre lo iato tra popolo e élite restituendo al popolo la sovranità e rendendo il compito della rappresentanza realmente aderente alla tutela degli interessi rappresentati, rivendichiamo di essere populisti”. Su quest’ultima frase, evidentemente demagogica, sarebbe meglio stendere pietosi veli. “Lo iato tra popolo ed élite”: ma che diavolo vuol dire? Chissà se un giorno qualcuno glielo chiederà.

Loredana De Petris (LeU) stigmatizza: “anche oggi abbiamo sentito slogan ma non ha detto nulla sull’oggetto di questo confronto”

“Tra l’Italia e la Ue si è sviluppata una trattativa che potrebbe avere un grande impatto sulla vita degli italiani e su questa trattativa il Parlamento non è al corrente, anche oggi abbiamo sentito slogan ma non ha detto nulla sull’oggetto di questo confronto”: così la senatrice Loredana De Petris (Misto-Leu), intervenendo in aula dopo le comunicazioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte in vista del Consiglio Ue del 13-14 dicembre. De Petris parla di “una situazione paradossale e pericolosa frutto di una strategia fallimentare con la Ue: nessuno più di noi ha denunciato la pericolosità dell’austerità ma il problema doveva essere posto con la revisione radicale delle regole Ue e dell’Eurozona. L’Italia – sottolinea – avrebbe dovuto trovare alleati per incidere in profondità e invece ora si trova isolata. Avrebbe dovuto superare il deficit ma con un programma credibile di sviluppo e invece ha preferito puntare sulla propaganda. Dopo tanto aver ruggito ha paura che il governo dovrà adeguarsi ma al ribasso”.

Ci penserà il Quirinale a dettare qualche linea politica coerente al governo durante il pranzo di mercoledì?

Domani alle 12.30 al Quirinale è in programma il consueto pranzo tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella il premier Giuseppe Conte e i ministri del suo Governo che precede i lavori del Consiglio europeo. Ma di consueto, come ormai è prassi negli ultimi mesi, non c’è molto. Ancora una volta, con un sempre continuo e reciproco rilancio, a Bruxelles l’Italia e l’Unione europea si confronteranno – al di là della vicenda Brexit di strettissima attualità e di altre questioni – sui contenuti, gli obiettivi, i saldi della nostra manovra. Certo, il Consiglio che si svolgerà giovedì e venerdì prossimi nella capitale belga seguirà questo ordine del giorno: bilancio a lungo termine dell’UE, il mercato unico, la migrazione e le relazioni esterne. E poi discussione della Brexit e della zona euro venerdì. Ma è evidente che nelle pieghe dei lavori non potrà non emergere il caso Italia. Un caso, quello italiano, che sicuramente sarà trattato anche in incontri a latere del vertice che il premier Conte avrà con Juncker, Moscovici, Dombrovsky. È del tutto evidente che in mancanza di condivisioni da parte di Bruxelles sulla linea di sforamento dei vincoli Ue decisa dal governo giallo-verde guidato da Giuseppe Conte, l’avvio della procedura di infrazione non potrà essere evitata. È questo il quadro che il capo dello Stato si troverà davanti mercoledì, nella colazione al Quirinale con il governo. Ma non sarà la prima volta di Mattarella. Sono ormai mesi che il presidente si trova a fronteggiare l’impeto, originariamente (ma ancora oggi, anche se attenuato) antieuropeista, di Lega e M5S. E ovviamente Mattarella, garante della Costituzione, non può di questo non tenere conto. E farsi difensore del nostro Paese, e del nostro sistema, in tutti i fori internazionali. Nello stesso tempo, il fiero e convinto europeista Mattarella non può permettere all’Italia (per quanto sia nei suo poteri e nelle sue prerogative) una pericolosa deriva anti Ue. Ecco allora, e non sarà la prima volta, che è facile prevedere come domani il capo dello Stato – dopo avere ascoltato le determinazioni con cui il premier Conte, i vicepremier Salvini e Di Maio, il ministro Tria e altri (secondo quello che prevede il protocollo) manderanno messaggi a Bruxelles – spingerà ancora una volta augurandosi il raggiungimento di un accordo, di una intesa da tutte e due le parti. Con la speranza, a questo punto, che il nuovo anno porti buone notizie per gli italiani.

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