Disinformatia: primato alla Rai. Anche le altre reti non scherzano. Tg a disposizione di Salvini e Di Maio, senza contraddittorio. Loro diffondono “false notizie”. Milioni di telespettatori truffati. Preoccupazioni dell’Autorità garante

Disinformatia: primato alla Rai. Anche le altre reti non scherzano. Tg a disposizione di Salvini e Di Maio, senza contraddittorio. Loro diffondono “false notizie”. Milioni di telespettatori truffati. Preoccupazioni dell’Autorità garante

Le più recenti ricerche sul ruolo dei media portano di nuovo in primo piano la televisione, a fronte della informazione fai da te, quella dei social in particolare, che ha senza dubbio introdotto innovazioni non di poco conto. In crisi sempre più sostanziale l’informazione scritta, quotidiani, periodici, carta stampata, i telegiornali in particolare sono tornati ad essere la fonte primaria per la conoscenza dei cittadini. E insieme alla informazione televisiva ha recuperato un ruolo significativo anche la radio, o meglio le radio. In questo quadro, mentre i talk show perdono  pubblico, i tg, quelli della Rai in particolare, sono spesso la maggiore fonte di informazione, se non unica. Non è un caso che in questa situazione che possiamo definire di quasi monopolio da parte della Rai, non dimentichiamo che il “servizio pubblico” è pagato dai cittadini, la libertà dell’informazione, uno dei cardini della democrazia, sia sempre più sfregiata, da informazione diventi “disinformatia”, un termine che una volta veniva usato per definire i giornali nell’Unione Sovietica, a partire dalla Pravda. Esageriamo? Pensiamo di no. Al tempo del governo gialloverde il rischio che i media, la televisione in particolare, diventino uno strumento di regime è molto elevato. Non è un caso che Mario Morcellini, uni dei massimi esperti del settore, presidente dell’Agcom, il garante della comunicazione, di recente, in una analisi approfondita dei contenuti dei telegiornali, da quelli Rai a Mediaset e La 7 abbia rivolto un richiamo  alle tre reti che privilegiano il governo che occupa spazi sempre maggiori.

Morcellini (Agcom). Interventi sui media dei due vicepremier senza contraddittorio

In particolare, scrive Morcellini, “la novità più radicale che osserviamo, tra giugno e novembre del 2018, sta nel doping di notizie che riguardano il governo e i due vicepremier. Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda il modo in cui i due vicepremier impongono il loro modello comunicativo. Troppo spesso, i loro interventi sui media sono senza un reale contraddittorio”. Da novembre la situazione è andata sempre più peggiorando. I due vicepremier, Salvini e Di Maio, che  oltre a rappresentare l’istituzione governo sono anche i capi delle due forze politiche che hanno dato vita al governo gialloverde la cui base non è un progetto, un programma politico, ma un contratto fondato sul reddito di cittadinanza e quota cento. I due vicepremier, di fatto, sono due “imbonitori”, ognuno intento a portare acqua al proprio mulino ed hanno condizionato alla realizzazione dell’accordo  una campagna continua, assillante di propaganda, invadendo i media, le reti televisive in particolare. Hanno operato usando la manovra di Bilancio,.colpendo  il ruolo del Parlamento, appropriandosi dei telegiornali. Al loro servizio, compiacenti le aziende televisive, soprattutto quelle pubbliche, ma La7, nel caso, non si è tirata indietro, ci sono giornalisti ed operatori che li tallonano, giorno e notte, che, presumiamo, su indicazione degli uffici stampa dei due vicepremier, sono sempre bene informati del luogo in cui Salvini e Di Maio si trovano ad operare. Un convegno, una conferenza, una cerimonia, per strada, a Roma e in altre città arrivano sempre telecamere, operatori televisivi, giornalisti. I microfoni sono a loro disposizione. Loro parlano in una duplice veste, di persone delle istituzione e capi partito. Proprio nei giorni della manovra di Bilancio ne abbiamo ascoltate di cotte e di crude. Bugie, solo bugie. Come l’elenco della “cose fatte” raccontato dal Di Maio, davvero un coraggio da leone per trasformare frottole in programmi di governo già realizzati, ancor prima che la manovra abbia preso il via. Oppure vediamo il faccione di Salvini, che indossa un giubbotto della polizia, giunge le mani come fanno, o facevano, i predicatori. Mostra il rosario che tiene sempre a portata di mano e poi, privo di qualsiasi senso di umanità, a fronte dei migranti, di donne, bambini, uomini che cercando di sfuggire a guerre, miseria, privazioni di ogni genere, in primo luogo farmaci e cure mediche, mostra il volto duro, chiude i porti, se  muoiono in mare sono affari loro. “È finita la pacchia” strilla. E quanto affermano Di Maio e  Salvini diventa  aperture dei Tg. Senza contraddittorio, come sottolinea Morcellini. Ma uno straccio di giornalista  potrebbe rivolgere loro qualche domanda? Neppure per caso. Il manovratore non va disturbato, come avviene per chi guida i bus.

Violati la libertà dei giornalisti ad informare e il diritto dei cittadini ad essere informati. Il “caso Landini” a RaiTre

Sia chiaro noi siamo fra i più accaniti difensori della,libertà di stampa. Questa libertà ha due componenti di cui la prima è  la libertà del giornalista di informare. Una libertà preziosa, il sale della democrazia. Parole che non fanno parte del vocabolario  politico dei Salvini e dei Di Maio. Loro vogliono colpire in primo luogo giornali come Avvenire, il Manifesto, altri quotidiani indigesti per il potere. Tolgono i contributi pubblici per eliminarli dalla scena politica e culturale. L’altra componente della liberta  della informazione  riguarda  il diritto dei cittadini ad essere informati. E questo diritto viene calpestato dai media. La notizia non  è l’intervista con cui si aprono i tg. Questa è propaganda e di bassa lega. Certo, si dirà, nel corso del telegiornale anche alle opposizioni verranno dedicati alcuni secondi quando va bene. Se anche uno solo di questi due diritti, come sta accadendo, viene a mancare, soffre la democrazia. Soffre il giornalismo. Si dirà anche: ma le televisioni, le radio, hanno rubriche, spazi dedicati al confronto. Certo, ma una cosa è aprire un telegiornale, l’ufficialità della comunicazione, altra è qualche dibattito sgangherato, dove prevale chi grida di più. Facciamo un esempio. Qualche giorno fa, Maurizio Landini, segretario confederale della Cgil, candidato alla segreteria generale del sindacato di Corso d’Italia, viene invitato ad un programma politico di RaiTre. Attende molto tempo, più di un’ora, prima di intervenire, e quando finalmente gli viene data la parola ad attenderlo al varco c’è un giornalista, si fa per dire, il cui mestiere pare diventato quello di gracidare, di sbraitare, di non dar modo all’intervistato di fare un discorso. Continue interruzioni e se non bastasse l’esibizione  di fogliacci con scritte parole che contrastano con quanto dice l’intervistato. “Non è vero”, in disturbo continuo. L’intervista, si fa per dire, è durata dieci minuti. Il tempo è scaduto, annunciava chi conduceva la trasmissione. Una offesa non solo a Landini ma alla intera Cgil di cui è uno dei massimi dirigenti. Il nome di chi gestisce la trasmissione? Non lo faccio. Mi vergogno per lei.

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