Bilancio. Un governo di “incapaci e spavaldi” gioca con i numeri. Rissa continua fra Salvini e Di Maio. Conte si paragona a papa Francesco. Le nottate di Tria con i “tecnici” della Ue. Draghi: il deficit non ha mai fatto il bene di un Paese

Bilancio. Un governo di “incapaci e spavaldi” gioca con i numeri. Rissa continua fra Salvini e Di Maio. Conte si paragona a papa Francesco. Le nottate di Tria con i “tecnici” della Ue. Draghi: il deficit non ha mai fatto il bene di un Paese

Un governo di “incapaci e spavaldi”. Così Alfonso Gianni, già sottosegretario allo Sviluppo economico del secondo governo Prodi, più volte parlamentare, editorialista su problemi economici, apostrofa chi conduce, si fa per dire, la trattativa con la Commissione europea sulla manovra di Bilancio. In particolare, quest’ultima fase, che si sta svolgendo a Bruxelles, protagonisti il premier Conte, in prima persona, affiancato dal ministro del Tesoro, sempre all’erta, giorno e notte a controllare, discutere, a confutare, se del caso, i numeri insieme a tecnici della Ue. “Una squadra molto agguerrita, da tener attentamente sotto controllo” sottolinea Gianni memore dei contatti , non facili, avuti con la struttura di Bruxelles nel periodo in cui ha ricoperto ruoli di governo. Addirittura, ora che, sia Conte che Tria, hanno fatto ritorno in patria, nel grande edificio dove ha sede la Ue, gli Uffici in particolare del Presidente Juncker, le porte sono sempre aperte, giorno e notte, per dare gli ultimi ritocchi all’accordo che di ora in ora, le agenzie  di stampa danno per fatto, ma fatto non è .Non solo, dice Gianni, addirittura il governo gialloverde “gioca sui numeri, ricorre a trucchi che anche un bambino scoprirebbe subito. Non a caso quel 2,4% diventa 2,04%, quasi si trattasse di un errore di scrittura”.

Il premier fa la voce grossa. Quel 2,04 non si tocca. Scontro aperto fra i due vice

“Incapaci e spavaldi”: due parole ben azzeccate per chi sta giocando sui numeri che purtroppo un gioco non sono, destinati ad influenzare la nostra economia, il futuro del nostro paese. Ormai da molti mesi, per essere benevoli diciamo dal momento in cui il governo di leghisti e pentastellati prende il posto dell’esecutivo presieduto da Gentiloni, i numeri della manovra sono in ballo. Con il “contratto di governo” si avvia prima l’aggiustamento del documento di Economia e Finanza, leggi Gentiloni appunto e poi la nota di aggiustamento al Def. Ma in realtà la manovra non c’è ancora .Quanto approvato dalla Camera è solo un bluff. Lo sanno bene i Commissari Ue e  i capi di governo, i ministri delle Finanze dell’Eurozona. Conte è andato con il piattino in mano a pietire perché venga evitata la procedura di infrazione per debito eccessivo. Ma appena torna in Italia fa subito la voce grossa. Quel 2,04%, il numero truccato, non si tocca, è l’ultimo margine, l’ultima concessione fatta alla Ue quasi l’Italia fosse nella condizione di dettare alcunché. Nel frattempo Salvini e Di Maio  danno spettacolo. L’uno contro l’altro armati. Poi negano  che ormai lo scontro sia aperto sui diversi capitoli della manovra. Ma parla la “guerra” degli emendamenti in corso al Senato  che fa saltare gli accordi contenuti nel famoso “contratto di governo”. E Conte è ormai costretto a convocare  “vertici” di continuo. Ne parliamo in altra parte del giornale, si tratta di emendamenti che toccano la sostanza della manovra, dalla ecotassa a “quota 100”, una beffa  perché riguarderà solo 350 mila cittadini aventi diritto. Non solo, gli insegnanti dovranno attendere due anni prima di poter andare in pensione. Per il reddito di cittadinanza, la “riforma” che più preme al Di Maio, siamo di fronte ad una beffa. Intanto i 4000 nuovi assunti da inserire nei centri per l’impiego avranno contratti a termine. Precari  i “ datori di lavoro”, precari chi otterrà il reddito. Non solo, come dovrebbe essere noto a tutti ormai per attivare il “centro” ci vogliono non meno di due anni. E loro, Salvini e Di Maio, vanno avanti a forza di slogan tipo “noi aiutiamo gli ultimi”.

Una lezione  di economia da parte del governatore della Bce

Incapaci e spavaldi.  Il record lo aggiudichiamo al presidente Conte. Dopo aver reso visita a papa Francesco, a lui si paragona nell’aiuto ai poveri. E dice che non si presenta in Europa con il cappello  in mano. Peggio, si presenta con un deficit che, come dice il presidente della Bce, Mario Draghi, “non ha mai fatto il bene di un paese”. Già, il governatore della Banca Centrale europea da Francoforte è arrivato a Pisa, Scuola superiore Sant’Anna, per  ricevere una onorificenza. Ha tenuto una lezione agli studenti, ha sottolineato l’importanza della moneta unica, ammonendo su quello a cui si andrebbe incontro al di fuori di essa. “Non è ovvio che un paese tragga vantaggi in termini di sovranità monetaria dal non essere parte dell’euro”, ha detto il governatore soltanto dopo aver esordito con un “mi sento orgoglioso di essere italiano”. A Salvini dovrebbero aver fischiato le orecchie, visto che dei sovranisti europei è grande amico.

Draghi,senza mai nominare i sovranisti, ma il messaggio è stato chiaro, ha affermato che “la moneta unica ha permesso a diversi paesi di recuperare sovranità monetaria rispetto allo Sme: allora le decisioni di politica monetaria erano prese dalla Germania”, mentre “oggi sono condivise da tutti i paesi”. Al termine del programma d’acquisti di titoli di Stato da 2.600 miliardi di euro, che certo molti al Nord hanno osteggiato e che invece ha portato benefici evidenti sul fronte dei tassi, è un chiaro messaggio a chi crede di poter restare fuori dall’euro perdendo questo ombrello protettivo condiviso. “L’appartenenza alla moneta unica gioca un ruolo fondamentale” per i paesi europei, anche perché “stabilizza” le economie degli Stati aderenti, “soprattutto nelle fasi recessive”. All’Italia si è rivolto quando ha ricordato che “la crescita degli anni Ottanta fu presa a prestito dal futuro cioè sulle spalle delle future generazioni” attraverso l’esplosione del debito pubblico. Un fardello che oggi rende difficile “ricreare il margine nei bilanci pubblici per avere spazi nei momenti in cui sarebbe necessario”.

Incapaci e spavaldi. Sì, ancora una prova viene dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre. I correttivi apportati alla Camera al sistema imprese hanno un costo di ben 4,9 miliardi, dei quali 3,1 peseranno sulle imprese finanziarie e 1,8 su quelle di credito e le assicurazioni.

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