Roma. Processo Raggi, la Procura chiede per la sindaca 10 mesi di reclusione. Giornata al cardiopalma a Piazzale Clodio. Domani la sentenza

Roma. Processo Raggi, la Procura chiede per la sindaca 10 mesi di reclusione. Giornata al cardiopalma a Piazzale Clodio. Domani la sentenza
La Procura di Roma ha chiesto una condanna a 10 mesi per la sindaca capitolina, Virginia Raggi. La prima cittadina è accusata di falso. “Ci sono molti elementi per una condanna. Non c’è mai stato un processo per falso con una massa di prove così evidenti”, ha detto il procuratore aggiunto Paolo Ielo motivando la richiesta di condanna a 10 mesi di reclusione per la sindaca Raggi. “E’ un processo con molti pesi, ma dobbiamo avere il limite della legge e la responsabilità di applicarla in modo uguale per tutti”, ha aggiunto Ielo. Ma la giornata, prima delle richieste dell’accusa, è stata dedicata anche ad altre testimonianze.

“Raffaele Marra non aveva nessuna delega, era formalmente il vice capo di gabinetto ma era il consigliere privilegiato del sindaco”. E’ quanto ha affermato nella sua testimonianza l’ex capo di gabinetto del Comune di Roma, Carla Raineri, nell’ultima udienza del processo che vede imputata la sindaca Virginia Raggi per falso in relazione alla nomina di Renato Marra (fratello di Raffaele) a capo della direzione turismo. La Raineri, oggi magistrato a Milano parla di Marra e Salvatore Romeo, il primo vicecapo di gabinetto, il secondo capo della segreteria politica nell’agosto del 2016, come due persone che “si comportavano in maniera autoreferenziale e arrogante, Marra almeno manteneva sempre un bon ton istituzionale, mentre Romeo era arrogante e maleducato”. Ma c’è di più: “stavano in tre in una stanza a porte chiuse, per riunioni inaccessibili a tutti se non all’allora vice sindaco Daniele Frongia. Marra aveva un fortissimo ascendente sulla sindaca. Erano stati coniati vari epiteti per Marra, eminenza grigia, Richelieu, sottolineando la debolezza della sindaca come quella della zarina ai tempi di Rasputin. Chiunque si fosse messo di traverso rispetto alle loro ambizioni faceva una brutta fine. Penso a me, quando dissi che intendevo sostituire Marra con un generale dei Carabinieri nel ruolo di vice capo di gabinetto e da lì a poco la sindaca si fece venire dubbi sulla mia nomina”.

La dichiarazione spontanea della sindaca Raggi

“Mi rivolsi all’Anac sia per la questione degli emolumenti di Romeo sia allo stesso modo, senza alcun accanimento né con intento persecutorio, sia per quelli di Raineri, perché non mi veniva chiarita la questione dell’applicazione dell’articolo 110 del Tuel in luogo del 90. Sia a Romeo che a Raineri dico che mi rivolgo all’Anac ma la reazione fu diversa: entrambi sono stupiti ma la Raineri si infuriò. Conviene sul fatto che il movente è economico”: rivolgendosi al giudice Roberto Ranazzi, il sindaco di Roma, ha dato la sua versione durante una dichiarazione spontanea. Una volta ricevuto il parere dall’Anac sulle nomine da rivedere sia per Romeo che Raineri, che in quest’ultimo caso doveva essere fatta secondo criteri ed emolumenti diversi (da circa 190mila euro a 130mila), “le dissi ‘mi piacerebbe continuare questo rapporto ma dobbiamo procedere con una nuova nomina’ ma lei- ha spiegato Raggi- mi disse ‘Non sono venuta da Milano per prendere 130mila euro’. Ne fa una questione unicamente di soldi. Ne parliamo tutta la notte, finiamo alle quattro, cerco in tutti i modi di convincerla ma lei si chiude nella sua stanza. Sentivo delle telefonate concitate, io le dico ‘cerchiamo di trovare un modo’ ma a un certo punto lei dice che con me non vuole più parlare. Quella notte non ho dormito, sono rimasta lì in Campidoglio e appena sveglia la prima cosa che mi sono trovata sono state le dimissioni di Raineri e Minenna. Raineri disse che avrebbe avuto diritto a tutti quei soldi e non si sarebbe mossa per un centesimo di meno, talmente ne era convinta che dal 2 settembre (primo giorno post dimissioni, ndr) iniziò a scrivere al Comune per comunicare di rinunciare a ogni emolumento nel periodo tra il 21 luglio e il 31 agosto”.

C’è poi da registrare, sulle possibili sorti della sindaca in caso di condanna, la presa di posizione del vicepremier Di Maio, che ha risposto così ad una domanda nel corso di un incontro alla stampa estera: “Per quanto riguarda il sindaco di Roma, io non conosco l’esito del processo ma il nostro codice di comportamento parla chiaro e lo conoscete”. Stefano Fassina, consigliere comunale di Sinistra x Roma, gli replica a stretto giro: “Di Maio oggi avrebbe affermato che in caso di condanna la sindaca Raggi si deve dimettere. Mi stupisce che, a poche ore dalla pronuncia del tribunale, il leader di M5s faccia una dichiarazione così netta che non lascia spazio a deroghe, deroghe che invece hanno già trovato spazio tra i 5 Stelle”, ha dichiarato a margine di una conferenza stampa a Montecitorio sul referendum Atac. “Sulla sentenza Raggi – ha aggiunto- noi confermiamo la nostra posizione garantista anche in questo caso. Un conto sono le questioni politiche per determinare le dimissioni di un sindaco, un conto è un giudizio di primo grado”.

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