Mattarella dà una lezione di Diritto costituzionale ai “governanti” di Lega e M5S. Esiste una divisione dei poteri, ed esistono le authority di controllo. Se ne facciano una ragione

Mattarella dà una lezione di Diritto costituzionale ai “governanti” di Lega e M5S. Esiste una divisione dei poteri, ed esistono le authority di controllo. Se ne facciano una ragione

Le autorità indipendenti sono e devono rimanere tali, perché questo garantisce a tutti quell’equilibrio dei poteri previsto dalla Costituzione a tutela dal rischio di ebbrezza che avvolge chi arriva nelle stanze dei bottoni. Sergio Mattarella attende qualche giorno e poi, parlando ad alcune scolaresche ricevute al Quirinale, difende la divisione dei poteri, e dunque anche le autorithy, dagli attacchi di ministri e leader politici. Bankitalia prima, l’Ufficio parlamentare di bilancio poi, l’Anac infine, diverse autorità indipendenti sono state criticate o strattonate dai due viceministri e da illustri esponenti di Lega e M5s, ‘imputate’ di aver criticato il Def e altri provvedimenti presentati dal governo gialloverde.

Ma il Capo dello Stato, senza voler entrare nel dibattito quotidiano e con una sottolineatura da pedagogo della politica, ricorda il suo ruolo di “garante del buon funzionamento del sistema”. “Arbitro”, si è definito in passato, dunque non giocatore che scende in campo, ma tutore della Costituzione e dell’equilibrio dei poteri che essa ha disegnato. La Carta, spiega dunque il Presidente, non prevede un potere unico ma più poteri che dialogano e nessuno dei quali prevale sugli altri. Certo, alcuni sono espressione del voto popolare e altri no, ma la Costituzione prevede che siano in equilibrio e che nessuno debba travalicare i propri limiti. All’indomani del suo appello a premier e ministri, riuniti intorno al tavolo al Quirinale, perché moderino i toni e dialoghino con l’Europa sui conti pubblici, anche entro i confini nazionali Mattarella suggerisce, con quello che al Colle assicurano voglia essere un richiamo sereno, di cooperare e di confrontarsi per il bene del Paese, evitando scontri, dileggio e toni sopra le righe. Lo aveva già fatto presente giorni fa parlando alla cerimonia di avvicendamento del plenum del Csm, lo aveva detto un anno fa parlando di Bankitalia.

“C’è un sistema che si articola nella divisione dei poteri, nella previsione di autorità indipendenti, autorità che non sono dipendenti dagli organi politici ma che, dovendo governare aspetti tecnici, li governano prescindendo dalle scelte politiche, a garanzia di tutti” ha spiegato il Presidente, perché si deve rispettare il “sistema complesso di pesi e contrappesi” previsto dalla Costituzione. Ma “la storia insegna che l’esercizio del potere può provocare il rischio di fare inebriare, di perderne il senso del servizio e di fare invece acquisire il senso del dominio nell’esercizio del potere” e per contrastare questo esistono due antidoti: i comportamenti personali e i meccanismi costituzionali “di equilibri che distribuiscono le funzioni e i compiti del potere tra più soggetti, in maniera che nessuno, da solo, ne abbia troppo”. E’ questo sistema che consente anche al Capo dello Stato di svolgere “la funzione di garante del buon funzionamento del sistema in maniera adeguata”.

E il merito va alla Costituzione che è stata scritta in modo tale da superare anche momenti difficili della vita della Repubblica, ben più difficili, se solo si pensa agli anni di piombo, di quelli che viviamo ora. Mattarella ha voluto dunque ricordare che esiste una pluralità di poteri con pari dignità alla base della democrazia e questo a tutela di tutti. E in questo equilibrio l’indipendenza delle autorità deve essere sempre salvaguardata. Una esortazione che riecheggia quella di un anno fa, quasi esattamente, quando il Pd di Matteo Renzi mise in mora Bankitalia alla vigilia del rinnovo della carica di governatore. Allora il Presidente chiese che i giudizi su via Nazionale fossero ispirati “ad esclusivi criteri di salvaguardia dell’autonomia e dell’indipendenza dell’Istituto” e questo “nell’interesse della situazione economica del nostro Paese e della tutela del risparmio degli italiani”. Un principio a cui chiese che si attenessero “tutti gli organi della Repubblica, ciascuno nel rispetto del proprio ruolo”: al di là di funzioni e colori politici, un richiamo al rispetto reciproco tra istituzioni, organi e amministrazioni dello Stato che per il Presidente deve essere chiaro, a tutti e sempre.

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