Europa, Tap, Tav, editoria, il flop del decreto dignità: tutte pietre contro Di Maio, capo politico e pluriministro. Tria lo smentisce su Draghi, e perfino Travaglio lo bacchetta

Europa, Tap, Tav, editoria, il flop del decreto dignità: tutte pietre contro Di Maio, capo politico e pluriministro. Tria lo smentisce su Draghi, e perfino Travaglio lo bacchetta

Governo Conte sotto pressione per i ‘casi’ Tap e Tav, oltre agli emendamenti dei ‘dissidenti’ 5 stelle al decreto sicurezza e al nuovo fronte sui tagli all’editoria che si sta per aprire tra M5s e Lega. Dopo il via libera annunciato ieri dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, a tenere banco nel dibattito politico è ancora il completamento del gasdotto transadriatico che dovrebbe portare il gas naturale del Mar Caspio fino al Salento. Oggi è stato il giorno della protesta degli esponenti del comitato ‘No Tap’ che sono scesi in piazza, nel leccese, e hanno stracciato le tessere elettorali dopo aver lanciato una campagna social per chiedere le dimissioni del premier e degli esponenti 5 stelle, compresi i ministri Luigi Di Maio e Barbara Lezzi. Ma hanno criticato il premier e ribadito la loro contrarietà al progetto anche i parlamentari 5 stelle che si erano espressi ieri. In particolar modo viene criticata la decisione di dare il via libera sostenendo, come fatto da Conte e come confermato oggi da Di Maio, i 20 miliardi di euro che lo Stato dovrebbe pagare come penali “insostenibili” per la mancata conclusione del progetto. La colpa di queste “dimenticanze” e omissioni, secondo il ministro della Giustizia Bonafede, è ovviamente della stampa: “Se passa sul mainstream che il Movimento 5 stelle, una forza politica composta da cittadini che entrano nelle istituzioni e si fanno Stato, sta facendo tutto quello che in vent’anni i professionisti della politica non sono riusciti neanche ad abbozzare, è finita per tutti”, sostiene Bonafede, con un’enfasi da comizio ideologico d’altri tempi. Talmente colpa dei media e della stampa mainstream, che lo stesso ministro Bonafede, con la complicità di Di Maio, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Vito Crimi, con delega all’editoria, hanno promesso di tagliare i fondi, di cancellare l’Ordine dei giornalisti, e di spazzare via ogni forma di libertà di stampa. Riecheggiano le previsioni dei Casaleggio, padre e figlio: le uniche informazioni saranno, prima o poi, quelle che daremo “noi” in rete…

Sul fronte Tav, è proprio Di Maio, invece, ad aprire la crepa, questa volta non interna – anzi potrebbe servire a ricompattare il M5s – ma esterna, ovvero con l’alleato di governo leghista, tradizionalmente favorevole al completamento dell’Alta velocità Torino-Lione. “Da sempre noi siamo contrari alla Tav, e soprattutto è nel contratto di governo. Credo che in questo momento nessuno del governo a Roma abbia intenzione di foraggiare quell’opera”, afferma il vicepremier pentastellato. Nessuna reazione al momento da parte leghista ma ambienti del partito di Matteo Salvini fanno sapere che la posizione della Lega non cambia: la Tav è necessaria e deve andare avanti, si può rivedere il progetto ma non va ridiscusso. Altro fronte che si è aperto è appunto quello del taglio dei finanziamenti pubblici all’editoria. Con il presidente della commissione Trasporti alla Camera, il leghista Alessandro Morelli, coordinatore della comunicazione della Lega molto vicino a Salvini, che, in un lungo post, ha messo in chiaro che il suo partito metterà paletti ai tagli decisi dai 5 stelle. “L’editoria è una grande risorsa per ogni Paese. Sono da cancellare le storture e i privilegi ma vanno tutelate le piccole grandi testate che hanno sempre fatto informazione di qualità e servizio pubblico nei territori. I giornali locali sono stati la fucina che ha prodotto grandi giornalisti ed editano una mole di informazioni che mai le testate nazionali potrebbero coprire. In più una guerra talebana e quindi irrazionale a giornali storici è un errore che favorisce editori che vedono nella carta stampata non un investimento industriale o culturale ma una mera opportunità di indirizzare le masse”, scrive Morelli. Non male un parlamentare leghista che dà dei talebani ai 5Stelle sui tagli all’editoria.

Ma è sull’Europa il confronto più duro. Il viceministro Di Maio aveva attaccato in maniera del tutto scriteriata e insensata il presidente della Bce, Mario Draghi, che aveva “osato” fornire consigli e valutazioni realistiche all’Italia. Ma Di Maio aveva sostenuto che invece Draghi gioca contro il nostro Paese. Qualcosa tuttavia è successo, se perfino Marco Travaglio, pur vicino ai 5Stelle, in un durissimo editoriale sul Fatto, giudica le mosse di Di Maio contro Draghi segnate da “infantilismo” e pressapochismo, e il vicedirettore Stefano Feltri gli fornisce l’ennesima lezione di economia politica, con tanto di bacchettate sul dorso di entrambe le mani. E perfino il ministro dell’Economia ha il coraggio di smentire Di Maio. “Draghi ha detto la realtà come banchiere centrale. Non ha detto niente di strano. E’ chiaro che lo spread a questo livello è dannoso. Ma come facciamo a farlo scendere? Basta abbassare il deficit al 2,2%. Può contare nei rapporti con l’Europa, ma i decimali non credo preoccupano i mercati. Ho incontrato leader di tutto il mondo e non mi chiedevano del deficit ma di come va l’Europa”, ha detto il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, oggi a Firenze, intervenendo alla festa del Foglio. Insomma, pare che un mondo intero sia caduto sulla testa del vicepremier Di Maio, per effetto delle sue “infantili” sparate. E adesso non lo diciamo solo noi… non siamo solo noi a tirare simboliche pietre sul dorso così greve del ministro Di Maio.

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