Indonesia, turisti in fuga da Gil, Lombok e Bali. Quasi impossibile raggiungere gli aeroporti internazionali. Ressa nell’evacuazione di migliaia di persone. La disperazione degli italiani in fuga

Indonesia, turisti in fuga da Gil, Lombok e Bali. Quasi impossibile raggiungere gli aeroporti internazionali. Ressa nell’evacuazione di migliaia di persone. La disperazione degli italiani in fuga

“Siamo vivi per miracolo”. Queste le parole di Mario e Carlotta, una coppia di italiani di rientro in Italia dalle vacanze in Indonesia, interrotte dal tragico sisma di due giorni fa. “Ci è crollato tutto addosso – raccontano durante lo scalo a Doha in attesa di prendere l’ultimo aereo che li porterà a Milano -. Stavamo scendendo le scale del resort nelle isole Gili quando è venuto giù tutto. Così siamo corsi al mare per cercare un punto sicuro”. Mario e Carlotta portano addosso ancora le ferite del violento sisma, per fortuna solo qualche escoriazione sulla testa e sugli arti. “E’ stata un’esperienza drammatica, surreale – spiegano -. Ci avevano detto che sarebbero stati predisposti tre voli speciali ma in tutta la giornata di ieri non ne è partito neanche uno. Abbiamo passato la notte in collina per la paura di tsunami dopo il terremoto, eravamo con  Aldo Montano.

Sul posto non abbiamo ricevuto alcuna assistenza, se non le prime cure mediche da parte del personale del resort”. Ma nelle isole indonesiane resta ancora altissimo il livello d’allerta e l’emergenza. Sono migliaia i turisti stranieri che cercano di lasciare le isole indonesiane colpite dal forte terremoto di magnitudo 6,9 che ha causato la morte di almeno 98 persone. Ressa per le barche per lasciare gli isolotti di Gili e per i posti sugli aerei in partenza da Lombok e Bali. In difficoltà, soprattutto, l’evacuazione degli isolotti. Da lì possono partire solo barche di piccole dimensione, il pescaggio, ovvero la ridotta altezza dei fondali, non permette l’approdo di navi di grandi dimensioni, che in poche ore potrebbero portar via migliaia di persone.

I soccorritori cercano ancora sopravvissuti sotto le macerie, nella zona Nord dell’isola, si contano i danni e i senzatetto, oltre 20mila secondo le autorità. Oltre ai morti accertati si registrano 236 feriti gravi e si cercano medici e forniture sanitarie per affrontare l’emergenza. Tra i feriti sette stranieri, da Belgio, Gran Bretagna, Repubblica ceca, Danimarca, Francia, Corea del Sud e Stati Uniti. Resta comunque l’emergenza in tutta l’isola, dove la gran parte della popolazione non riesce a comprendere se dovrà lasciare le proprie abitazioni o se dovrà continuare a convivere con le scosse. Molte le repliche, anche se di bassa intensità. Questa parte del mondo era molto ambita dal turismo internazionale, e solo da pochi anni, i residente, si erano dati una struttura organizzativa e di ricezione. Tutto questo, in poche ore, è andato letteralmente in fumo.

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