Gaza. Ancora palestinesi uccisi dai cecchini dell’esercito israeliano. Un ragazzo di 12 anni, uno di 17, e un uomo di 43. Nel silenzio della comunità internazionale

Gaza. Ancora palestinesi uccisi dai cecchini dell’esercito israeliano. Un ragazzo di 12 anni, uno di 17, e un uomo di 43. Nel silenzio della comunità internazionale

Nuova vittima al confine fra Israele e Gaza. Un ragazzo palestinese di 17 anni è morto per le ferite riportate venerdì, quando era stato raggiunto al petto dagli spari esplosi dall’esercito israeliano contro chi protestava vicino alla barriera di separazione, nei pressi di Rafah. Mohmen al-Hams, questo il nome del 17enne, è la terza vittima degli scontri di venerdì: erano già morti un palestinese di 12 anni, sempre vicino Rafah; e un uomo di 43 anni, identificato come Ghazi Abu Mustafa, che secondo il ministero della Sanità di Gaza è stato raggiunto da uno sparo di soldati israeliani alla testa, mentre si trovava nella città meridionale di Khan Yunis. E sabato mattina in migliaia hanno partecipato ai funerali dell’adolescente di 12 anni colpito alla testa da un cecchino dell’esercito israeliano. Secondo quanto riporta l’agenzia Ap, Associated Press, sua madre chiedeva tra le lacrime ai giornalisti: “non so cosa abbia fatto ai soldati israeliani”. Ha aggiunto che la sua famiglia aveva fatto di tutto per vietargli di andare al confine dove venerdì i manifestanti protestavano. Lo avevano perfino chiuso in casa talvolta. “E’ il suo destino”, ha sospirato sua madre. “Un bambino, era solo un bambino. Non aveva armi né proiettili né pietre. Perché lo hanno ucciso?”, ha chiesto ai giornalisti delle agenzie internazionali di stampa. La nonna del ragazzo ha poi raccontato la dinamica dell’omicidio, perché si tratta di un vero e proprio omicidio a sangue freddo, che meriterebbe di portare Israele dinanzi al Tribunale internazionale per i crimini contro l’umanità: “se ne stava tranquillo a guardare cosa succedeva al confine, come tutti i bambini. Gli hanno sparato a distanza. Perché hanno colpito un bambino innocente?”. Ecco, quanto sta succedendo in questi mesi a Gaza lungo il confine è tutta nella domanda terribile di questa donna. E tutto accade nel silenzio della comunità internazionale, in parte complice di Israele.

Israele non ha commentato direttamente la notizia dei tre morti palestinesi, limitandosi a dare la sua versione delle proteste: circa 7mila palestinesi “rivoltosi” hanno lanciato sassi e hanno fatto rotolare pneumatici in fiamme contro i soldati e contro la barriera di separazione in diversi punti del confine. “I soldati rispondono con mezzi anti-sommossa e sparando in virtù delle regole”, ha fatto sapere l’esercito venerdì sera, in una comunicazione in inglese. Le violenze dell’esercito israeliano contro i dimostranti palestinesi si sono acuite dal 30 marzo scontro, quando cominciarono le proteste nell’ambito della cosiddetta ‘Grande marcia del ritorno’, per chiedere il ‘diritto al ritorno’ per i rifugiati palestinesi e denunciare il blocco imposto da Israele a Gaza. Da allora sono almeno 157 i palestinesi uccisi.

Israele e Hamas, che guida la Striscia di Gaza, dal 2008 hanno combattuto tre guerre. E Hamas ha promesso vendetta dopo che raid aerei e colpi d’artiglieria israeliani hanno ucciso diversi suoi membri nella Striscia nelle ultime settimane. Una settimana fa, il 20 luglio, un uomo armato palestinese ha ucciso un soldato israeliano al confine, avviando in risposta un’ondata di bombardamenti da parte di Israele che hanno fatto aumentare i timori di un nuovo conflitto. La situazione sembrava essersi calmata prima di mercoledì, quando Israele ha annunciato che il suo esercito era stato nuovamente raggiunto dal fuoco, con il ferimento di un soldato. A quel punto lo Stato ebraico ha lanciato colpi di artiglieria, che hanno ucciso tre palestinesi in una base militare di Hamas a est di Gaza City. In risposta, il braccio militare di Hamas ha avvertito che “il nemico dovrebbe pagare a caro prezzo di sangue i crimini che commette quotidianamente contro i diritti del nostro popolo e dei nostri combattenti”.

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