Fca rende pubblica la morte di Sergio Marchionne, in Svizzera. Celebrazione funebre mediatica da Mattarella in giù, ma anche il cordoglio critico di Cgil e Fiom

Fca rende pubblica la morte di Sergio Marchionne, in Svizzera. Celebrazione funebre mediatica da Mattarella in giù, ma anche il cordoglio critico di Cgil e Fiom

È morto a 66 anni a Zurigo, Sergio Marchionne, da fine giugno 2018 era ricoverato in Svizzera per un intervento chirurgico dal quale non si è mai ripreso.  Laureato in Filosofia e in Legge a Toronto e in Economia e commercio a Windsor. Fino al ’94 ha lavorato tra Canada e Stati Uniti, prevalentemente nel campo legale, tornato in Europa, invece, ha iniziato a ricoprire incarichi manageriali in diverse grandi aziende, fino ad approdare alla svizzera Sgs. In Fiat arriva nel 2003 come consigliere di amministrazione, l’anno dopo diventa amministratore delegato, carica che mantiene quando la casa del Lingotto, dopo aver acquisito la Chrysler, diventa Fca (Fiat Chrysler Automobiles). Diventa ad e presidente di Ferrari e presidente di Cnh Industrial.

Come già era accaduto la scorsa settimana quando l’azienda attraverso John Elkann aveva reso di dominio pubblico l’irreversibilità delle sue condizioni di salute, e aveva proceduto in gran fretta alla nomina del suo successore Manley e alla vera e propria rivoluzione nei vertici della Fca, si è immediatamente levato il coro quasi unanime dei tanti che ne hanno celebrato “il talento” e i “successi”. Fuori da questo coro una parte cospicua dei lavoratori ed ex lavoratori della galassia ex Fiat, e in particolare la Cgil e la Fiom, che quei lavoratori hanno rappresentato e rappresentano.

I comunicati di cordoglio “critico” della segreteria nazionale della Cgil, del segretario generale Fiom, Re David, e del segretario Fiom di Modena

Sergio Marchionne ha salvato una Fiat “morente” ma “non ha saputo nè voluto indirizzare l’azienda che guidava al dialogo e alla collaborazione con una parte importante dei lavoratori italiani”, afferma infatti la segreteria nazionale della Cgil. Marchionne, “cui è sempre andata la stima della Cgil, ha l’indubbio merito di aver salvato un’azienda morente. Uomo di grande intelligenza e capacità manageriale, è stato in grado di non soffermarsi ai problemi di breve periodo, ma di guardare oltre, rivitalizzando e rilanciando un’impresa in grande difficoltà, portando il suo core business nel cuore del mercato automobilistico più importante, facendola diventare uno dei grandi player globali del settore”. “Duro negoziatore, bravo organizzatore – sottolinea Corso d’Italia – non ha però saputo né voluto indirizzare l’azienda che guidava al dialogo e alla collaborazione con una parte importante dei lavoratori italiani. Una scelta, sanzionata dalla Corte costituzionale, costata conflitto, arretramenti, incomprensioni, che si sono riverberati, oltre che nelle relazioni sindacali, nella società e negli sviluppi industriali. L’aver praticato la divisione sindacale e aver abbandonato la contrattazione nazionale, infatti, sono state opzioni non imposte dalla contingenza industriale, finanziaria o economica”. “Oggi – conclude la Cgil – mentre permangono molte incognite sul futuro delle produzioni e dei livelli occupazionali in Italia, Fca ha la necessità di adottare un piano industriale e di affrontare i nodi ancora irrisolti che restano e si ripropongono non solo alla nuova dirigenza, ma alla stessa proprietà e ai decisori pubblici”. Più secca la nota della Fiom Cgil, vergata dal segretario generale Francesca Re David: “Abbiamo appena appreso della morte di Sergio Marchionne. Un uomo con cui in questi anni ci siamo aspramente confrontati e che ha rappresentato un modello di relazioni sindacali che è stato all’origine di un profondo conflitto con la Fiom. Marchionne è stato un avversario di cui riconosciamo il valore. Alla famiglia vanno le condoglianze della nostra organizzazione”. A Sergio Marchionne “vanno certamente riconosciute le sue doti di manager e uomo di finanza che ha saputo risanare i bilanci e rilanciare i marchi ex-Fiat. Non lo ricorderò, invece, come un manager che ha saputo migliorare le condizioni contrattuali dei lavoratori”, scrive, in una nota, Cesare Pizzolla, segretario Fiom-Cgil Modena. “La Fiom, in questi anni, si è aspramente confrontata con l’ex amministratore delegato – osserva – che ha rappresentato un modello di relazioni sindacali che è stato all’origine di un profondo conflitto. I problemi da anni denunciati dalla Fiom nel Gruppo (Fca, Cnh, Ferrari e Magneti Marelli), a partire dalle modifiche al contratto applicato ai lavoratori sino all’incertezza sul futuro di alcuni stabilimenti italiani, sono ancora problemi aperti, in quanto legati ad una nuova idea di rapporto tra capitale e lavoro introdotta dal dottor Marchionne, che, a mio parere, è funzionale all’aumento degli utili degli azionisti, ma penalizza i lavoratori. E per questo non può trovarmi d’accordo”.

Mattarella: “sua visione ha guardato oltre l’orizzonte”

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella rende omaggio al manager Fca con queste parole: “Marchionne ha scritto una pagina importante nella storia dell’industria italiana. Nella sua responsabilità di leader della Fiat ha attraversato anni di trasformazioni assai profonde e radicali dei mercati, dei sistemi di produzione, delle strategie finanziarie, delle relazioni sindacali – aggiunge il capo dello Stato -. Ha assicurato continuità e rilancio fino a costruire una nuova aggregazione, a dar vita a una nuova più grande realtà per sostenere la competizione. Marchionne non ha mai rinunciato a battersi per le proprie strategie, ad affrontare difficoltà e conflitti, a superare incomprensioni. La sua visione ha sempre provato a guardare oltre l’orizzonte e immaginare come l’innovazione e la qualità potessero dare maggiore forza nel percorso futuro. Marchionne ha saputo testimoniare con la sua guida tutto questo, mostrando al mondo le capacità e la creatività delle realtà manifatturiere del nostro Paese”, conclude Mattarella.

La presidente del Senato Casellati: “l’Italia gli deve molto”. Fico e Di Maio non pervenuti, ma Salvini scrive il twit. Roberta Lombardi esprime il punto di vista 5Stelle

La presidente del Senato Casellati scrive tra l’altro: “La sua forza sono state le sue radici, la sua famiglia, che in tante occasioni pubbliche amava ricordare come esempio di rettitudine, di senso del dovere e di coraggio. A Marchionne l’Italia deve molto. Ha capito prima di chiunque altro che in un mercato globale e globalizzato la Fiat non poteva sopravvivere a se stessa senza un cambiamento radicale e un salto che le facesse varcare i confini nazionali, rilanciando la produzione e internazionalizzando l’azienda. Una sfida affrontata e vinta, ma mantenendo sempre un radicamento forte nel nostro Paese, riuscendo perfino a portare l’America in Italia”. Il suo collega presidente della Camera, Roberto Fico, nel momento in cui scriviamo, non ha rilasciato dichiarazioni. E se il presidente del Consiglio Conte si limita ad uno stringatissimo telegramma di cordoglio alla famiglia, il vicepremier Salvini twitta: “Onore a un uomo che ha fatto tanto e avrebbe potuto fare ancora molto. Un pensiero ai familiari di Sergio #Marchionne e un augurio a chi ha l’onore e l’onere di prendere il suo posto”. Non pervenuto l’altro vicepremier, Di Maio, ma per capire quale sia l’opinione dei 5Stelle ecco la nota di Roberta Lombardi, capogruppo M5S in Regione Lazio e già deputata 5 Stelle in commissione Lavoro: “Faccio le mie condoglianze ai famigliari di Sergio Marchionne, anche a nome dei consiglieri regionali M5S del Lazio. Innegabile il ruolo determinante che Marchionne ha avuto sul piano nazionale e internazionale per le sorti di un marchio storico del Made in Italy, quale appunto la Fiat, poi trasformata in Fca”.

Il Pd rende omaggio a Marchionne con una celebrazione funebre mediatica

L’empatia, soprattutto sul piano delle idee politiche e delle relazioni industriali, tra l’ex segretario del Pd Matteo Renzi e Sergio Marchionne è nota, così come noto è l’attaccamento del Pd al manager. E dunque, proprio dal Pd viene un profluvio di note e dichiarazioni che ne esaltano la figura, tralasciando ovviamente ogni riferimento critico alla sua attività. Per Debora Serracchiani, “Marchionne è stato un innovatore, che nell’impresa ha messo passione e testa, e il suo carattere di vero italiano proiettato nel mondo. Ha operato tra lodi e critiche, ma sicuramente lascia un’eredità morale straordinaria”, mentre per Piero Fassino si tratta di “un capitano d’impresa lungimirante, un uomo di visione lunga, una persona coraggiosa. Così ho conosciuto Sergio Marchionne colpito da un destino davvero malvagio e ingiusto. Senza la sua determinazione e la sua capacità né Fiat, né Chrysler – continua – avrebbero conosciuto la rinascita realizzata con Fca garantendo a centinaia di migliaia di lavoratori un lavoro sicuro. Ci lascia – sottolinea –  la testimonianza di chi sa che per farcela bisogna osare, sfidare le convenienze, andare oltre gli schemi, innovare senza paura ciò che si deve cambiare. Ci ha insegnato – conclude – che se una cosa la sogni, la puoi fare”.

Terminiamo qui questa carrellata di dichiarazioni che evidenziano un dato incontrovertibile: la storia personale di Sergio Marchionne incrocia il destino di decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori metalmeccanici al di qua e al di là dell’Oceano. E su questo si sono innescati giudizi contrastanti, anche nelle dichiarazioni successive alla divulgazione della notizia della sua scomparsa.

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