Legambiente. 5×1000, “Facciamoci del bene”. Volontari in tutta Italia impegnati nella campagna a tutela dei beni comuni e dell’ambiente

Legambiente. 5×1000, “Facciamoci del bene”. Volontari in tutta Italia impegnati nella campagna a tutela dei beni comuni e dell’ambiente

Amore per la propria madreterra, rispetto per l’ambiente, spirito di squadra e determinazione sono solo alcune delle caratteristiche che accomunano le migliaia di volontari Legambiente, impegnati ancora una volta a sostegno dell’ultima campagna 5×1000 lanciata dall’associazione ambientalista.

Al monito di “Facciamoci del bene”, l’iniziativa è stata accolta con entusiasmo e attiva partecipazione da un largo stuolo di cittadinanza ed è sostenuta a monte da uomini, donne, giovani, pensionati che col frutto del proprio contributo fanno la differenza, sostenendo il cambiamento e gli obiettivi futuri da raggiungere. Fatima, casalinga romana, è promotrice della riqualificazione dell’Acquedotto Alessandrino e l’insegnante siciliano Claudio distribuisce alimenti alle famiglie meno fortunate di Ragusa.

Persone semplicissime che scelgono di dedicare parte della loro esistenza ad una causa, come ha fatto Giovanni, naturalista con la passione per il mare, divenuto da oltre 12 anni il migliore amico delle tartarughe, alle quali dedica gran parte del suo tempo e delle sue energie presso uno dei centri di recupero più importanti del Mediterraneo, quello pugliese di Manfredonia.

“Sono innamorato di questi splendidi animali – ha dichiarato Giovanni – gravemente minacciati dalla pressione dell’uomo sul loro ambiente naturale di vita, soprattutto dalla pesca intensiva e dai rifiuti di plastica. Negli ultimi anni il Centro ha stretto una collaborazione profonda col territorio che consente il recupero degli animali in difficoltà e cure tempestive – e conclude – Avere la possibilità di restituire loro la libertà mi riempie di orgoglio”. Dal 2012 ad oggi sono stati recuperati al Centro di Manfredonia oltre 1.300 esemplari di tartarughe marine.

Le attività che prevedono la riqualificazione degli edifici in disuso, inoltre, e la tutela del patrimonio artistico, culturale e cittadino, come nel caso dei 18 orti sociali per prodotti a km0, creati ex novo nel giardino abbandonato del Casale di Teverolaccio (provincia di Caserta), dei quali se ne occupa anche il pensionato Salvatore di Succivo, sono una positiva reazione all’isolamento sociale e un tentativo di compartecipazione per i cittadini di tutte le fasce d’età.

Anche gli studenti fanno la loro parte. Esempi come quello di Mattia, che ha progettato l’Ecostazione di Piazza Armerina per il riciclo dei rifiuti a Enna con il risultato di oltre 40 tonnellate smaltite in 9 mesi di attività, di Sofia, una dei 300 volontari Protezione Civile operante col gruppo Beni culturali di Legambiente Marche che a Camerino hanno messo in sicurezza migliaia di opere d’arte, edifici e spazi urbani dopo il terremoto del 2016, e di Michele che insieme ai suoi colleghi “imbianchini di bellezza”, come usano chiamarsi, sta ridando nuova vita al rione Dirupo di Pisticci (Matera) distrutto nella frana del 1688, non fanno altro che restituire la speranza di un’Italia più ecogreen, sostenibile e solidale.

“La rigenerazione dal basso – ha dichiarato Michele – rappresenta l’occasione per recuperare l’identità locale prendendosi cura del proprio territorio, spesso abbandonato o scarsamente manutenuto, e valorizzandone la bellezza. Ma soprattutto si creano nuove occasioni di condivisione e partecipazione che rinforzano i legami fra le persone, partendo proprio dalla tutela dei beni comuni”.

La dimostrazione di come l’unione di tanti sogni, realtà, opinioni e azioni diverse costituiscano davvero una bella forza e siano un forte incentivo per il futuro.

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