Governo, si profila alleanza Giamaica, giallo-verde-nera, con ministri ex missini? Pericoloso ritorno a Tambroni? A sinistra si parla sulle macerie. Mdp in assemblea, tra critiche e malumori. Il Pd assediato da Renzi

Governo, si profila alleanza Giamaica, giallo-verde-nera, con ministri ex missini? Pericoloso ritorno a Tambroni? A sinistra si parla sulle macerie. Mdp in assemblea, tra critiche e malumori. Il Pd assediato da Renzi

Diciamo la verità: la notizia del giorno è l’incontro che il leader pentastellato Di Maio ha avuto con la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, per un eventuale ingresso in maggioranza. Si profila all’orizzonte un governo Giamaica, giallo-verde-nero? Chissà. Lo confermano fonti di Fratelli d’Italia. Si tratta con Fdi – la Lega vorrebbe l’ingresso nel governo dell’alleato – ma fonti autorevoli del M5S assicurano che, indipendentemente da quel che accadrà con il partito di Giorgia Meloni, il contratto di governo sarà a doppia firma, le sigle apposte quelle di Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Semmai Fdi dovesse entrare in squadra, viene inoltre puntualizzato, eventuali ministeri saranno in ‘quota Lega’. Sarebbe davvero la ciliegina sulla torta: un accordo tra 5Stelle e Lega che già in tanti, tra commentatori e analisti, perfino vicini ai grillini, come il professor Domenico De Masi, non hanno esitato a definire deludente, “il peggiore nella storia della democrazia”, per il carattere xenofobo, antieuropeo, repressivo, soprattutto verso le persone migranti, si colorerebbe ancora di più di nero, con l’ingresso nel governo di personalità di tradizione e pensiero neofascista, al solo fine di rafforzare i numeri della Lega in maggioranza. L’eventuale giustificazione dei 5Stelle di un ingresso in “quota Lega” appare ridicola, e perfino politicamente scorretta, dal momento che alcuni parlamentari di Fdi sono stati eletti anche grazie ai voti della Lega e di Forza Italia. Certo è che questa novità punterebbe inoltre a convincere iscritti, elettori e sostenitori dei grillini che Berlusconi resta isolato, nell’angolo. E conferma infine la triste deriva a destra del Movimento creato da Grillo. E se così sarà, si tratterà di un passo indietro di 60 anni, ai tempi bui del governo Tambroni, a quella estate tragica quando dopo i fatti di Genova del 30 giugno, il 7 luglio, a Reggio Emilia vennero uccisi da polizia e carabinieri gli operai Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri, Afro Tondelli, tutti iscritti al PCI (2 ragazzi di 19 e 22 anni e 3 ex partigiani), mentre insieme con altri 20mila manifestavano contro Tambroni. L’8 luglio 1960 fu la volta di Palermo dove furono uccisi il sindacalista Francesco Vella e i giovani Giuseppe Malleo e Andrea Gangitano che Vella stava soccorrendo (anche Rosa La Barbera fu uccisa nella sua abitazione da una pallottola vagante); lo stesso giorno a Catania venne tempestato di manganellate e poi finito a colpi ravvicinati di pistola Salvatore Novembre, 19 anni. Il paragone pare ardito? Speriamo di sì, ma vorremmo evitare altre pagine buie e nere nella nostra storia democratica. E all’orizzonte non si vede assolutamente nulla di buono.

La svolta a destra del M5S impone una revisione autocritica a molti elettori, soprattutto di sinistra, come Ivano Marescotti

La svolta a destra non è passata sotto silenzio, e ha cominciato, finalmente, a muovere più di qualche coscienza critica, come l’attore bolognese Ivano Marescotti, il quale aveva più volte motivato la sua scelta di votare il M5S, dopo aver sperimentato il fallimento della sinistra, e in particolare del Pd. “Sono comunista e figlio di partigiani. Ho votato i 5 Stelle e ora mi ritrovo con Salvini e un governo di destra. Ho votato un partito con una componente di destra e una di sinistra. Purtroppo ha vinto la prima. Ma la colpa è anche del Pd. Per anni hanno criticato i 5 Stelle perché non si alleavano con nessuno e adesso fanno lo stesso. Con questa legge bisognava prevedere delle alleanze, l’hanno fatta loro. Sono dei patacca”. Il suo voto ha contribuito a portare Salvini al governo? “Le responsabilità non sono solo mie o di chi da sinistra ha votato 5 Stelle – risponde Marescotti – ma anche della sinistra che non conta più un cazzo. La sinistra non esiste più, ognuno fa il cazzo che vuole. Adesso il Movimento si becca la mia opposizione e di quelli che hanno votato 5 Stelle per fare un governo di sinistra. È quello che è successo col Pd. Io sono un fondatore del Pd, poi me lo sono ritrovato con Berlusconi. Mica è colpa mia”. Insomma, ” Salvini – insiste l’attore – è un fascista, un lepenista fascistoide”. Le accuse di Ivano Marescotti al Pd, come causa principale di questo esito nefasto sono condivise da molti di coloro che hanno spostato il loro voto dal Pd ai 5stelle, ma anche da esponenti della sinistra uscita dal Pd per aderire al progetto di Liberi e Uguali, come Francesco Laforgia, che stigmatizza che “se nascerà un governo Lega-M5S, qualcuno porterà la responsabilità politica e storica di non aver provato a scardinare questa saldatura”, con evidente riferimento al Pd renziano.

Intanto, prosegueno gli incontro tra i leader di M5S e Lega. Nomi? Non se ne fanno (ma si litiga su Di Maio premier). Titoli del contratto? Tutto e il suo contrario

Nel frattempo, sembra proseguire l’elenco degli incontri tra Di Maio e Salvini per la definizione del contratto di governo. Oggi si sono visti a Roma, e sabato si vedranno a Milano. Secondo quanto si apprende, però, i 5 stelle sarebbero tornati a rilanciare l’ipotesi di Di Maio premier. Lo schema prevedrebbe una sorta di ‘accerchiamento leghista’ ai 5 stelle, con la parallela offerta ai ‘lumbard’ del ministero dell’Economia, del Viminale e della figura chiave del sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Sempre secondo fonti M5s, la proposta sarebbe stata respinta al mittente da Salvini. “Il mio partito non approverebbe” sarebbe stata la replica del segretario leghista. Altro problema riguarda la presenza di donne nell’esecutivo, troppo poche quelle leghiste (tra i nomi che circolano solo quelli di Giulia Bongiorno alla Giustizia e della bolognese Lucia Borgonzoni). Per quanto riguarda la Farnesina, sarebbe al momento escluso che vi sieda un leghista. È per questa poltrona e non per quella di Palazzo Chigi, invece, che potrebbe essere stato sondato il presidente di Fincantieri, Giampiero Massolo.

“Stiamo facendo notevoli passi avanti sul programma di governo. Stiamo trovando ampie convergenze sui temi che hanno a cuore gli italiani”, garantisce Luigi Di Maio dopo il nuovo vertice con Matteo Salvini. Ma anche se la trattativa sul programma va avanti, e si registrano convergenze su reddito di cittadinanza, flat tax e superamento della legge Fornero, su altri temi non è ancora stata raggiunta la quadra. Immigrazione e grandi opere (vedi la Tav) sono, secondo quanto si apprende, tra i punti principali di criticità del contratto che vedono su posizioni ancora distanti le due forze politiche. E non solo. Resta aperta anche un’altra questione, che non sarebbe affatto secondaria: quella del patto politico di ferro da stringere, per formare una maggioranza totalmente coesa e autonoma. In altre parole, la garanzia da parte dei due leader della tenuta dei gruppi parlamentari, senza defezioni, per sminare il terreno da possibili incidenti di percorso. Lo sguardo è rivolto in particolare al Senato, dove un esecutivo giallo-verde avrebbe la maggioranza assoluta, ma solo 6 senatori in più a garantire le votazioni delicate (anche se il gruppo pentastellato dovrà essere integrato con il senatore siciliano mancante). Anche per questa ragione, i voti dei parlamentari di Fratelli d’Italia, a qualunque costo, sembrano decisivi.

Berlusconi sarà candidabile, cancellati gli effetti della legge Severino

Silvio Berlusconi potrà di nuovo candidarsi alle elezioni. Cancellati gli effetti della legge Severino per il leader di Forza Italia. Il provvedimento, che potrà ancora essere appellato dalla Procura di Milano, è già esecutivo. La decisione di concedere la riabilitazione all’ex presidente del Consiglio, come scrive il Corriere della Sera, è stata presa nel tardo pomeriggio dal Tribunale di Sorveglianza in camera di consiglio, cioè senza la presenza della difesa e del rappresentante della Procura Generale, dopo che il 12 marzo i legali di Berlusconi, gli avvocati Franco Coppi e Niccolò Ghedini, avevano depositato nella cancelleria al settimo piano del palazzo di giustizia l’istanza con la richiesta firmata dal loro assistito. Intanto è andato in scena il giallo. “Speriamo che questi due non vadano avanti, perché mettono la patrimoniale” avrebbe detto Silvio Berlusconi, scettico, affidando le sue perplessità a uno degli espositori della mostra mercato Amart, al Palazzo della Permanente di Milano. Una frase carpita durante una visita privata, immediatamente smentita dallo staff del presidente. “Leggiamo di un presunto commento negativo del Presidente in merito al governo Lega/M5S e del rischio di una patrimoniale, la frase non è stata pronunciata nel corso della visita privata alla mostra e non corrisponde al pensiero del Presidente”.

L’assemblea nazionale di Articolo1-Mdp: tanti ospiti a sinistra, ma tante critiche da militanti e elettori

E mentre nella Roma giallo-verde-nera si discute, nella Sagunto ormai saccheggiata della sinistra si fanno i conti con le macerie lasciate dalla sconfitta del 4 marzo, sia sul versante di Liberi e Uguali, che su quello ancora più critico del Partito democratico. Intanto, sabato 12 maggio, a Roma, presso l’Hotel Radisson Blu si svolgerà l’iniziativa pubblica di Articolo Uno-Mdp intitolata ”Restart”, termine anglofilo che vuol dire “riaccensione”, “ripartenza” (ma davvero non si capisce il senso della metafora informatica, dati gli enormi problemi che la sconfitta elettorale ha fatto emergere). Comunque, alla manifestazione, che sarà aperta alle 10 da Roberto Speranza, parteciperanno dirigenti nazionali e locali del movimento e ospiti di altre formazioni della sinistra, tra cui Andrea Orlando, Gianni Cuperlo, Carlo Freccero, Rossella Muroni, Nicola Fratoianni, Luca Pastorino, Stefano Fassina, Anna Falcone e Andrea Pertici. Al centro della riflessione il ruolo di Liberi e uguali e le prospettive della sinistra. I lavori si concluderanno intorno alle 17. Servirà a qualcosa, a ripartire davvero questa riflessione collettiva? Chissà. Si registrano, tuttavia, forti malumori, soprattutto da parte di militanti e attivisti, sia sulla qualità dell’assemblea, che cade in un momento particolarmente delicato per la nostra storia, sia per le prospettive future, sia per evidenti questioni di democrazia interna, soprattutto nella definizione dei gruppi dirigenti, e della loro legittimazione. Certo è che, come dimostra la testimonianza di Ivano Marescotti, una tra le tantissime che in queste ore emergono nei media,  nel popolo della sinistra, che ha deciso di votare 5stelle, si è aperta una riflessione critica profonda, alla quale occorre dare subito risposte, serie, analiticamente e teoricamente ineccepibili, evitando di percorrere la strada dell’autoreferenzialità e dell’autodifesa del ceto politico. Perché allora sarà davvero la fine.

Nel Partito democratico, Matteo Renzi scrive che “aprirà l’assemblea nazionale del 19” e che starà a guardare. Cesare Damiano e Goffredo Bettini gli replicano allibiti (eppure lo conoscono da anni…)

E se questa è la situazione in Liberi e Uguali, nel Pd la situazione è sull’orlo della tragicommedia. Ed è sempre Matteo Renzi, il senatori di Rignano, il protagonista della nuova provocazione. Nella consueta e-news sostiene infatti che il 19 maggio aprirà i lavori dell’Assemblea nazionale del Pd, nella quale, scrive, “spiegherò quali sono a mio avviso le cause della sconfitta e come ripartire”. A quale titolo, dal momento che egli è segretario dimissionario e la direzione ha scelto un segretario reggente, Maurizio Martina? Se lo chiede angosciato Cesare Damiano, della minoranza del partito (subito azzannato dai twitteristi renziani di professione): “Renzi ha ritirato le dimissioni e Martina non è più segretario-reggente? C’è stato un golpe al Nazareno? Di fronte a situazioni di questo genere si rimane senza parole. Qui siamo oltre le regole della democrazia e della decenza. Dopo l’intervento a gamba tesa da Fazio che ha ribaltato il tavolo voluto da Mattarella, siamo alla defenestrazione di Martina attraverso una newsletter? Renzi deve smetterla di pensare di essere il padrone del Pd. Le regole della democrazia, formali e sostanziali, vanno rispettate. Questa situazione esige un chiarimento di fondo: se a Renzi è scappata la penna, lo dica, capita a tutti di sbagliare. In caso contrario l’Assemblea del 19, che doveva essere un luogo di confronto e, se possibile, di ricostruzione dell’unità, corre il rischio di essere trasformata da Renzi in una corrida”.

Ma anche sul piano dei contenuti della sua e-news, Renzi ha sollevato critiche e perplessità. Il senatore di Rignano scrive infatti: “Il 4 marzo il popolo ha parlato. E se la democrazia è una cosa seria, adesso tocca a loro; altrimenti tanto varrebbe non votare. Salvini e Di Maio hanno la maggioranza in Parlamento, con buona pace di chi diceva che il Movimento Cinque Stelle è un partito di sinistra”. Matteo Renzi prosegue: “Devono rispettare le promesse folli e irrealizzabili che hanno lanciato e rilanciato sui social e nelle piazze: riusciranno a fare una sola aliquota al 15% (flat tax) e dare 1.680€ netti al mese alle famiglie senza lavoro con due figli? Cosa racconteranno a chi farà la fila per il reddito di cittadinanza? Proveranno davvero a rimpatriare 600mila persone e chiudere Ilva, bloccare Tav e Tap, fermare le grandi Opere? Avranno la forza di cancellare Jobs Act, Buona Scuola, le nostre leggi sui diritti civili e sociali?. Diremo con forza NO quando si tratterà di dare la fiducia al Governo”, ha aggiunto. Tra gli altri, è Goffredo Bettini a scrivere sui social media le parole più dure e velenose nei confronti dell’ex segretario, accusandolo sostanzialmente di non aver capito la fase, e di non aver compiuto alcuna autocritica. “Con la formazione del nuovo governo basato sull’alleanza tra M5S e Lega, si rischia un vero e proprio arretramento di civiltà della Repubblica. È il peggiore governo della storia repubblicana e, attualmente, il peggiore d’Europa. La pericolosità sta esattamente nella saldatura tra M5S e la Lega. Saldatura che non siamo riusciti (o non abbiamo voluto) evitare. È un’idea disfattista, e anche un po’ disperata, sostenere che la maggioranza degli italiani ha votato per questa alleanza. Non è vero: gli elettori hanno votato per oltre il 30% per il partito di Di Majo e per oltre il 17% per Salvini. Sono partiti lontani da noi, entrambi. Ma differenti, e per molti aspetti persino incompatibili. Pensarli come un blocco unico è regalare alla destra lepenista una egemonia che credo e spero ancora non abbia. Così non ci riprenderemo mai. Così come non ci riprenderemo se sfideremo questo esecutivo a fare le cose peggiori e incredibili che hanno promesso in campagna elettorale. Noi ci riprenderemo se, anche in questa situazione drammatica, saremo capaci di mettere al centro dei nostri pensieri e azioni gli interessi dei cittadini e le condizioni di vita, innanzitutto, delle persone che soffrono e faticano a portare avanti la loro vita. Non credo essi abbiano voglia di aspettare che maturino le nostre vendette, mentre il governo fa strage dell’Italia”.

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