Ilva Taranto. La Consulta: incostituzionale il decreto Renzi, consentiva la prosecuzione dell’attività non garantendo sicurezza dei lavoratori e dell’ambiente. Fiom Cgil: occupazione e tutela della salute, trattativa sindacale in salita. Tace Calenda

Ilva Taranto. La Consulta: incostituzionale il decreto Renzi, consentiva la prosecuzione dell’attività non garantendo  sicurezza dei lavoratori e dell’ambiente. Fiom Cgil: occupazione e tutela della salute, trattativa sindacale in salita. Tace Calenda

Da una parte i sindacati, la Fiom Cgil di Taranto che riporta in primo piano la vicenda Ilva con una nota in cui si fanno presenti “le perplessità sulla cattiva gestione legata alla vendita del gruppo Ilva che ha mostrato, in più occasioni, molte ombre e poche luci sul futuro di un settore strategico per il nostro paese. La trattativa sindacale continua a essere in salita”. Sono passate poche ore, che arriva la notizia dalla Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale il decreto del 2015 che consentiva la prosecuzione dell’attività di impresa degli stabilimenti, in quanto di interesse strategico nazionale, nonostante il sequestro disposto dall’autorità giudiziaria per reati inerenti la sicurezza dei lavoratori. Per conoscere le motivazioni nel dettaglio bisognerà attendere il dispositivo, tra una ventina di giorni.

Si incrociano così la vertenza sindacale con un atto della Corte destinato ad avere ripercussioni sulla vicenda Ilva e le iniziative da parte della Regione Puglia e del Comune di Taranto volte proprio alla tutela ambientale, leggi polveri dannose per la salute che si abbattono sulla città provenienti dallo stabilimento, tanto da determinare la chiusura delle scuole in più occasioni.

Il governo mai in sintonia con  sindacati, Regione Puglia, Comune di Taranto

Una situazione, quella dell’Ilva, che non è stata affrontata dal governo o meglio dai governi a partire da quello di cui era presidente Matteo Renzi all’attuale, leggi Gentiloni, con il ministro Calenda e la viceministra Bellanova, mai in sintonia con le istituzioni locale e con i sindacati, in una difficile trattativa per l’acquisizione di Ilva da parte di AmInvestCo, la società nata dalla fusione di Arcelor con Mittal Steel company dell’anglo indiano, quartier generale in Lussemburgo, che fa capo a Lakshimi Nivas Mittal imprenditore multimiliardario indiano che vive e opera a Londra. Una quota fa capo a Marcegaglia. La Fiom Cgil di Taranto sottolinea “la necessità di approfondire l’istruttoria sul dossier Ilva che ha spinto l’Antitrust europeo a prendere più tempo: al momento è stato infatti rinviato al 23 maggio, prima di pronunciarsi sull’acquisizione di Ilva da parte di AmInvestCo. Inoltre, la trattativa sindacale non è ancora stata avviata e i continui rinvii del ministero dello Sviluppo economico delineano un percorso molto difficile, in quanto Mittal sembra non voler fare alcun passo indietro in merito ai livelli occupazionali e al piano industriale e ambientale”. Piano ambientale, sicurezza che sono alla base della sentenza della Corte Costituzionale.

Le tappe che hanno portato alla sentenza della Corte Costituzionale.

Non è facile ripercorrere le tappe che hanno portato a questa sentenza. Una vicenda imbrogliata, difficile districarsi nelle vicende che hanno portato alla decisione della Corte e prevedere gli effetti che potranno avere. Singolare la dichiarazione del commissario straordinario di Ilva, Enrico  Laghi, che si suppone si sia consultato con il ministro Calenda che, per ora, tace. In una nota il commissario afferma che la sentenza “non  ha alcun impatto sulla continuità dell’attività produttiva”. Poi entra nel merito del decreto dichiarato illegittimo ed afferma che “le prescrizioni in materia di sicurezza sono state attuate dalla società. Per questo motivo non c’è nulla da temere per Ilva dalla sentenza della Corte Costituzionale”. La Consulta, evidentemente non la pensa così. Vediamo di ricostruire la vicenda a partire da quando viene emanato il decreto salva Ilva del 2015, fortemente voluto dal governo Renzi e poi difeso a spada tratta dal “rivoluzionario”, lo definiamo così stante le sue ultime dichiarazioni, ministro Calenda. Il decreto dichiarato illegittimo dalla Consulta, autorizzò l’utilizzo dellaltoforno 2 del siderurgico tarantino, sequestrato a giugno dal gip Martino Rosati  dopo la morte di Alessandro Morricella, ucciso poche settimane prima da un getto di ghisa mentre lavorava nell’impianto. A differenza di quanto avvenuto nel 2012, quando l’esecutivo superò il sequestro chiesto dalla procura in seguito all’indagine “Ambiente Svenduto”, ha “finito col privilegiare in modo eccessivo l’interesse alla prosecuzione dell’attività produttiva, trascurando del tutto le esigenze di diritti costituzionali inviolabili legati alla tutela della salute e della vita stessa”.

I giudici della Consulta: diritto al lavoro in  ambiente sicuro e non pericoloso

Diritti, scrivono i giudici della Consulta, “cui deve ritenersi inscindibilmente connesso il diritto al lavoro in ambiente sicuro e non pericoloso”. L’altoforno era stato sequestrato dall’autorità giudiziaria ma, pochi giorni dopo, il legislatore aveva disposto la prosecuzione dell’attività di impresa, alla sola condizione che entro trenta giorni la parte privata colpita dal sequestro approntasse un piano di intervento contenente “misure e attività aggiuntive, anche di tipo provvisorio”, non meglio definite.

La Corte costituzionale ha applicato gli stessi principi della sentenza 85 del 2013, richiamata dal gip  Rosati, in base ai quali pur in presenza di sequestri si può intervenire per consentire la prosecuzione dell’attività in stabilimenti di interesse strategico nazionale quale l’Ilva è. Ma “a condizione che vengano tenute in adeguata considerazione, e tra loro bilanciate, sia le esigenze di tutela dell’ambiente, della salute e dell’incolumità dei lavoratori, sia le esigenze dell’iniziativa economica e della continuità occupazionale”. Insomma, a detta dei giudici costituzionali, il decreto Ilva aggirava nei fatti il problema di sicurezza nell’altoforno. Di tutto questo il governo, i governi, i ministri direttamente interessati, non hanno tenuto conto. Interpellato da “Formiche”, Corrado Clini, ministro dell’Ambiente nel governo Monti (2011-2013) che fece sottoscrivere alla vecchia proprietà, la famiglia Riva, gli impegni per il risanamento ambientale, diventati legge nel 2012 afferma: “Io proverei a fare questo tipo di deduzione. E cioè che la Corte abbia in realtà voluto sottolineare un altro aspetto, quello relativo alla differente natura degli strumenti con cui si è intervenuti sulla legge del 2012. Con il decreto del 2015 e prima ancora con il dpcm del 2014 si è di fatto prorogato per altri anni il risanamento e le attività dello stabilimento.

L’ex ministro Clini. Per intervenire su una legge serve un’altra legge. Mai stato fatto

Ma per intervenire su una legge bisogna farlo con un’altra legge e credo che questo non sia stato fatto”. Elementare  direbbe un celebre investigare. I problemi aperti ora sono due, il primo riguarda l’Antitrust Ue, la discesa di Arcelor sotto il 40% della produzione, altrimenti vengono infrante le regole europee. Il  secondo riguarda “il risanamento che – dice Clini – ancora non si è capito chi lo stia facendo”.Torniamo così dove siamo partiti, la presa di posizione della Fiom Cgil di Taranto. “Quanto al piano ambientale – afferma la nota del sindacato – fondamentale avviare una discussione su quanto contenuto all’interno del protocollo d’intesa del ministero dello Sviluppo economico. La Valutazione del danno sanitario è una conquista della Fiom Cgil che sin dal primo momento si è battuta per inserirla all’interno del piano ambientale presentato da Mittal. Adesso il compito delle istituzioni locali e del sindacato, quest’ultimo fuori dal protocollo d’intesa, è quello di provare a costruire un accordo che dia garanzie e risposte certe dal punto di vista ambientale e occupazionale”. Mentre scriviamo da notare il silenzio del ministro Calenda chiamato in causa  non da una intervista di cui fa collezione, ma da un organo come la Corte costituzionale. Pensiamo sia più importante conoscere come intende muoversi in questa vicenda lui che si vanta, e lo fa anche Renzi, guarda caso, di aver risolto tante vertenze, dalla parte dei lavoratori.

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