Flc Cgil. Assemblea nazionale. Due giorni dedicati alla scuola che deve cambiare, a partire dalla eliminazione della legge 107/2015

Flc Cgil. Assemblea nazionale. Due giorni dedicati alla scuola che deve cambiare, a partire dalla eliminazione della legge 107/2015

Innalzamento dell’obbligo a 18 anni, revisione radicale dell’attuale modello di alternanza scuola-lavoro, riduzione degli alunni per classe ma anche interventi per valorizzare la professione docente ed edifici scolastici adeguati alla nuova didattica. Sono alcuni degli interventi proposti dalla Flc-Cgil nel corso dell’assemblea nazionale organizzata a Roma assieme a Proteo Fare Sapere, dal titolo “La scuola che verrà”. Una scuola che dovrà essere “bella, colorata, accogliente, vivibile, democratica, partecipata, autonoma, uguale e diversa su tutto il territorio nazionale” e sulla quale si dovranno investire in un arco temporale di 6 anni circa 20 miliardi (4,5 per gli ordinamenti scolastici, 8 per la valorizzazione del personale e altrettanti per una ‘nuova’ edilizia scolastica).

“Apriamo un grande dibattito, il più largo e unitario possibile, tra coloro che la scuola la vivono, i pedagogisti nazionali e internazionali, i sindacati, gli intellettuali, le forze politiche, e cerchiamo di giungere alla meta: l’Assemblea costituente della scuola” è il messaggio lanciato dal segretario generale della Flc, Francesco Sinopoli, che nel suo intervento ha offerto spunti concreti. Intanto, bisogna tornare a ragionare sui cicli. “Totalmente fuori strada – ha spiegato – la scelta della sperimentazione quadriennale. Piuttosto bisogna ripensare a un percorso unitario di una scuola del primo ciclo. Il primo ciclo, attraverso una sperimentazione affidata per un tempo ragionevolmente lungo (cinque anni), alle autonomie scolastiche dovrebbe sforzarsi di individuare gli snodi di continuità, le transizioni, ancora oggi non risolti fra primaria e medie e fra medie e superiori, e perché no fra istruzione secondaria e terziaria”.

Puntare, poi, sulla scuola dell’infanzia. I decreti attuativi relativi al provvedimento 0-6 anni previsto dalla Buona stanno “disattendendo le aspettative, impedendo ancora allo 0-3 di uscire dal sistema dei servizi a domanda e alla scuola dell’infanzia di generalizzare la sua presenza in tutto il Paese” ha osservato il leader della Flc invitando a una riflessione su un tema “maturo: l’obbligo della frequenza per le bambine e i bambini del segmento 3-6”. Sinopoli si è quindi soffermato sulla valutazione, puntando l’indice contro l’attuale “ossessione quantitativa e classificatoria” e sull’alternanza scuola-lavoro (“vanno cancellate le norme sulla precisa quantificazione delle ore dei percorsi e quelle che utilizzano l’alternanza per piegare la scuola all’interesse di brevissimo periodo del sistema produttivo”). Quanto alla valorizzazione degli insegnanti, la proposta della Flc prevede sia l’anzianità (l’inquadramento per fasce va mantenuto) che l’impegno personale. Quindi anzianità e impegni quantificabili con la possibilità per tutti i docenti di raggiungere la fascia stipendiale più alta a metà carriera (15/20 anni) e non come succede oggi a 35 anni. Stesso discorso dovrebbe valere per il personale Ata.

Nel suo intervento conclusivo, al termine di due giorni di dibattito intenso, il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha sostanzialmente confermato la funzione centrale dell’istruzione pubblica nell’Italia che cambia, soprattutto quando è sottoposta alle sollecitazioni delle nuove tecnologie, ai nuovi saperi, ai nuovi lavori. Camusso inoltre ha rilanciato due proposte sulle quali aprire una grande vertenza nazionale: elevare a 18 anni l’obbligo scolastico, gratuito per tutti, ma ripensando anche alla funzione specifica degli istituti di formazione professionale e a quel periodo di tempo che si apre dinanzi a i giovani tra la fine della scuola e l’inizio del lavoro (cioè tra i 18 e i 30 anni), rivedere le politiche dell’alternanza scuola-lavoro, togliendo l’obbligo previsto dalla legge 107, e garantendo agli studenti percorsi di formazione e didattica; ma soprattutto puntare su un investimento deciso sulle scuole per l’infanzia, gratuite e diffuse sul territorio, perché una delle diseguaglianze di genere piùodiose deriva proprio dalla differenza tra Nord e Sud sulla presenza dei nidi e delle scuole materne. E naturalmente, Camusso ha lanciato l’appello per la Cgil nella elezione delle Rsu nei settori dell’istruzione.

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