8 Marzo. Maria Roberta Cioce: “800 mila le donne, di età compresa tra i 26 e 45 anni, costrette a licenziarsi dopo la maternità”

8 Marzo. Maria Roberta Cioce: “800 mila le donne, di età compresa tra i 26 e 45 anni, costrette a licenziarsi dopo la maternità”

Il calo delle nascite, per l’Italia, è un dato costantemente presente negli studi sulla situazione del Paese. Dal rapporto Istat dell’8 febbraio, si rileva che le nascite nel 2017 hanno raggiunto il minimo storico (-183 mila, il 2% in meno rispetto al 2016), diminuendo per il nono anno consecutivo dal 2008. L’Italia sta diventando un Paese sempre più longevo, nel quale tuttavia si pensa sempre meno al futuro.

Il numero medio di figli per donna è 1,34, dato costante dal 2016, e l’età media del parto è 31,8 anni. Un quadro in perfetta continuità con il passato più recente e da cui emerge un dato incontrovertibile: si fanno sempre meno figli e in età sempre più avanzata, rimandando la scelta della maternità nella seconda parte della vita riproduttiva. Il fatto è che l’età più fertile è nel momento dello studio e negli anni spesi a crearsi una professione, facendo esperienze lavorative dopo anni di formazione, scegliendo di avere una maternità senza rischi di licenziamento e potendo contare su possibilità economiche più solide.

Le problematiche sempre più pressanti di conciliazione di tempi di cura (dei figli e della famiglia) e del lavoro spingono le donne ad avere un unico figlio. Tutto il carico di sostegno logistico familiare ricade su di esse: quando nasce un figlio sono molte le mamme italiane che diminuiscono l’orario lavorativo, “subendo” il part time, discriminatorio per le donne, come stabilito dalla Corte di Giustizia europea, in quanto il tempo lavorativo, di conseguenza le mansioni e la retribuzione, diminuiscono; accade l’inverso per l’uomo, che alla nascita di ogni figlio aumenta le ore lavorative.

Per sensibilizzare sull’importanza della partecipazione delle donne nel mondo del lavoro sono nati vari progetti indirizzati al governo, ai datori di lavoro e alle stesse neo mamme

Maam-Maternity as a master
Un progetto nato da Andrea Vitullo e Riccarda Zezza, che ha l’obiettivo di rendere consapevoli donne e uomini delle capacità e competenze che si acquisiscono durante la maternità, un periodo che può essere considerato di crescita e aggiornamento professionale, in quanto è una vera e propria fase di sviluppo cerebrale. Prendersi cura e far crescere un essere umano permette di sviluppare la leadership generativa, cioè la capacità di far crescere gli altri e di tenere insieme tutti gli aspetti di un progetto, oltre che la capacità di delegare, di lavorare con le risorse a disposizione, l’empatia e la capacità di comprendere nuovi linguaggi.

Il change management e il problem solving sono competenze che vengono ben allenate nel periodo della genitorialità e sono molto utili sul lavoro. Non solo. Per rendere consapevoli le donne delle capacità e competenze che acquisiscono nella crescita di un bambino è stato creato il modello di apprendimento Life based learning-Maam, piattaforma digitale ricca di contenuti multimediali, riflessioni, esercizi e pensieri che aiuta a gestire i cambiamenti e a trasferire le competenze e capacità apprese durante il periodo di maternità nel proprio contesto lavorativo. Per le aziende sono stati organizzati dei workshop finalizzati a far comprendere agli imprenditori quale danno rappresenti perdere le lavoratrici dopo la maternità, proprio nel momento in cui sono più allenate e competenti.

Moms don’t quit
Nel nostro Paese le dimissioni in bianco sono una pratica subdola ancora presente, nonostante la legge 92/2012 affronti questa problematica, richiedendo una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, per rafforzare la tutela del dipendente, l’inclusione e la permanenza delle donne nelle aziende. Tra il 2014 e il 2015 sono state 800 mila le donne, di età compresa tra i 26 e 45 anni, costrette a licenziarsi dopo la maternità.

Moms don’t quit-le mamme non si dimettono è un progetto di comunicazione e sensibilizzazione che nasce nell’aprile 2017, creato dallo studio Fcb Milano, che valorizza la discriminazione della pratica della firma delle dimissioni in bianco e fa luce sui pregiudizi che spingono le donne a licenziarsi perché obbligate a scegliere tra il lavoro e la famiglia. Il messaggio ha lo scopo di trasmettere l’importanza della presenza di donne e mamme nel mondo del lavoro. L’obiettivo del progetto di comunicazione è la raccolta di firme per una petizione da presentare al ministro delle Pari opportunità e ad altre autorità per chiedere di creare un’agenda parlamentare sui temi che riguardano le donne – e le mamme – nel mondo del lavoro.

Da Rassegna.it

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