Unicredit mette in vendita il settore pegno? I sindacati: inaccettabile alienare un settore che ha un ruolo sociale di microcredito e antiusura. Per Roma una perdita di un presidio certo di legalità

Unicredit mette in vendita il settore pegno? I sindacati: inaccettabile alienare un settore che ha un ruolo sociale di microcredito e antiusura. Per Roma una perdita di un presidio certo di legalità

Si tratta, per ora, di voci, notizie che circolano negli ambienti bancari, rese ancora più credibili da articoli comparsi sui giornali, fra cui in particolare il Sole 24 Ore sempre bene informato. Stando a queste “voci” sarebbe ormai definita la vendita del settore pegno di Unicredit (200 milioni di impieghi e 35 filiali in Italia, compreso lo storico palazzo del Monte di Pietà nel centro di Roma e le agenzie periferiche) al gruppo Dorotheum, famosa casa d’aste austriaca. A fronte di questa situazione, nel silenzio di Unicredit, intervengono i sindacati dei lavoratori bancari, Fisac Cgil, First Cisl, Uilca Uil, Unisin, Fabi con una nota in cui esprimono “preoccupazione e contrarietà”, ribadita nell’assemblea tenuta di recente da tutti i lavoratori, in relazione alla  possibilità che “il gruppo Unicredit preveda nel piano industriale forti ridimensionamenti e dismissioni sul territorio di attività, peraltro ad alta redditività, come il credito su pegno, senza preoccuparsi delle ricadute economico-sociali che inevitabilmente tale processo produrrà”.

Per i sindacati è inaccettabile “alienare un settore a cui è stato affidato nel tempo un ruolo sociale di microcredito e antiusura, esercitato in particolare durante questa lunga fase di crisi economica, con il rischio di produrre effetti devastanti e la perdita in una capitale come Roma di un presidio certo di legalità”. L’attività del settore del Pegno rappresenta, infatti, “una forma trasparente e regolamentata di accesso al credito di chi, in momentanea difficoltà, necessita di liquidità temporanea al termine della quale ritira il possesso del proprio bene. Riteniamo grave e intollerabile che il tutto stia avvenendo senza il coinvolgimento dei lavoratori, del sindacato di categoria e nel silenzio assordante dei vertici UniCredit che lascia i dipendenti da oltre un anno in un insopportabile stato di incertezza”. “Preoccupano pertanto non poco – concludono Fisac Cgil, First Cisl, Uilca Uil, Unisin, Fabi –, oltre alle ripercussioni sociali di una eventuale cessione ad una società privata non bancaria, il cui interesse è circoscritto ai beni in garanzia dei prestiti, le ricadute sui livelli occupazionali e contrattuali per i lavoratori del settore”.

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