Spagna. Il mandato di arresto internazionale giunto alla Giustizia belga, dove Puigdemont e 4 ex ministri catalani si sono rifugiati. Per Le Soir la decisione sul loro destino potrebbe impiegare fino a 3 mesi

Spagna. Il mandato di arresto internazionale giunto alla Giustizia belga, dove Puigdemont e 4 ex ministri catalani si sono rifugiati. Per Le Soir la decisione sul loro destino potrebbe impiegare fino a 3 mesi

L’ex presidente della Genralitat di Catalogna, Carles Puigdemont, che dallo scorso lunedì si trova a Bruxelles, ha assicurato di essere pronto a “collaborare pienamente” con la Giustizia belga di fronte al mandato di arresto europeo emesso dalla Spagna. Lo ha scritto lo stesso Puigdemont in un tweet in olandese. La giudice dell’Audiencia nacional Carmen Lamela ha ordinato l’arresto del leader catalano e di altri quattro ex ministri che si trovano in Belgio e che giovedì non si sono presentati per essere interrogati nel processo che li vede accusati di ribellione, sedizione e malversazione. La Procura belga ha fatto sapere di aver ricevuto il mandato d’arresto europeo ma che prima di inviare il documento al giudice istruttore lo deve studiare. Se il mandato sarà accettato Puigdemont sarà consegnato alle autorità di Madrid in un massimo di 10 giorni, anche se il legale belga del leader catalano, Paul Bekaert, ha annunciato di voler presentare ricorso e in questo caso la consegna potrebbe essere ritardata fino a un massimo di 60 giorni, o 90 in circostanze eccezionali. “Siamo preparati a cooperare pienamente con la giustizia belga”, ha scritto Puigdemont.

Il portavoce della Procura belga illustra la procedura di estradizione che potrebbe impiegare fino a 90 giorni

Il Belgio insomma non sembra aver fretta di arrestare Carles Puigdemont. La procedura inizierà quando sarà nominato un giudice d’istruzione, spiega il quotidiano Le Soir, aggiungendo che non è chiaro se ciò avverrà nel fine settimana. “Studieremo questo dossier con calma per vedere come procedere”, ha detto il portavoce della procura Eric Van Der Sijpt. Una volta nominato il giudice d’istruzione, i cinque catalani dovranno comparire entro 24 ore davanti a questo magistrato, afferma un comunicato del ministro della Giustizia Koen Geens, che spiega la procedura da seguire. Sarà il giudice a decidere se arrestare i cinque, liberarli a determinate condizioni o respingere la richiesta di arresto. Nei primi due casi, il dossier sarà trasferito ad un tribunale di prima istanza che avrà 15 giorni di tempo per decidere sulla richiesta spagnola di estradizione. Un’eventuale richiesta di appello dell’accusa o la difesa potrà essere presentata nei successivi 15 giorni. Un ulteriore appello potrebbe poi essere presentato in Cassazione. Nell’ambito del mandato d’arresto europeo, il paese esecutore (il Belgio) ha 60 giorni di tempo dalla data dell’arresto per decidere sull’estradizione, con una possibile proroga di altri 30 giorni in caso di circostanze eccezionali. Se viene concessa l’estradizione, questa avverrà entro dieci giorni. Nello spiegare la procedura, il comunicato di Geens sottolinea che il potere esecutivo “non svolge alcun ruolo” nella esecuzione di un mandato d’arresto europeo.

Intanto, Puigdemont mette online il documento per la lista unitaria indipendentista per le elezioni regionali del 21 dicembre

Intanto, Carles Puigdemont ha esortato alla creazione di una lista unitaria indipendentista in vista delle elezioni regionali del 21 dicembre, e contestualmente ha diffuso un manifesto e promosso una raccolta di firme sul web. “È il momento che tutti i democratici si uniscano. Per la Catalogna, per la libertà dei prigionieri politici e per la Repubblica llistaunitaria.cat”, ha scritto su Twitter il leader catalano. Alcuni minuti dopo il messaggio sono state raccolte quasi 1.000 firme online per il manifesto che assicura che le elezioni “imposte dal governo spagnolo il 21 dicembre” saranno una scelta tra “la democrazia e l’imposizione”, tra i partiti sovranisti e “i distruttori dell’autogoverno”. Il documento denuncia inoltre “la persecuzione giudiziaria e il linciaggio personale” istigato dal “nazionalismo spagnolo” e che gli ex ministri e membri della Mesa del Parlament sono “oggi perseguitati per le idee politiche che difendono” e non per un’appartenenza a un certo partito.

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