Cgil. I conti del governo sulle pensioni non tornano. Sono solo 8 mila lavoratori interessati. Mobilitazione per le manifestazioni del 2 dicembre. Dalla Leopolda becero attacco al sindacato della viceministra Bellanova, tutta una carriera nella Cgil

Cgil. I conti del governo sulle pensioni non tornano. Sono solo 8 mila lavoratori  interessati. Mobilitazione per le manifestazioni del 2 dicembre. Dalla Leopolda becero attacco al sindacato della viceministra Bellanova, tutta una carriera nella Cgil

La dice lunga sul punto di disperazione al quale siano giunti Renzi Matteo e la sua corte quanto avvenuto alla Leopolda con la platea, riferiscono le agenzie di stampa, che “si infiamma” ascoltando il viceministro dello Sviluppo, Teresa Bellanova, che deve tutta la sua “carriera” alla Cgil, di cui è stata una dirigente che attacca duramente la Cgil e la sinistra Pd che parteciperà alle manifestazioni promosse dalla Cgil dopo le risposte negative date dal governo in merito alle pensioni, al lavoro dei giovani, ai superticket, alla previdenza. Ne parliamo in altro articolo. Due cose ci sentiamo di dover dire. Intanto non si tratta di  un “passato da sindacalista di base” come scrivono le agenzie. Insomma una specie di errore giovanile. No, la Bellanova inizia appena ventenne ad operare come sindacalista nel settore dei braccianti e come coordinatrice regionale delle donne, prima nel barese, poi in provincia di Lecce, a Casarano. Dalla Federbraccianti Cgil passa alla Flai Cgil, lavoratori dell’agroindustra, di cui diviene segretaria provinciale di Lecce. Nel 1996 diviene segretaria generale della Filtea (Federazione italiana Tessile Abbigliamento Calzaturiero) sempre a Lecce. Nel 2000 entra a far parte della segreteria nazionale Filtea con delega alle politiche per il Mezzogiorno, politiche industriali, mercato del lavoro, contoterziarismo e formazione professionale.

L’uso spregiudicato, rozzo, volgare dei nomi di Di Vittorio, Lama, Trentin

Non mettiamo in discussione, ovviamente, il fatto che sostenga la politica del governo di cui fa parte ma l’uso spregiudicato, rozzo, dei nomi di Di Vittorio, Luciano Lama, Bruno Trentin, affermando: “Non andate a mettere il cappello su manifestazioni indette da rappresentanze che dividono il sindacato. Leggetevi Di Vittorio, Lama, Trentin: loro ci hanno detto che il mondo del lavoro si tutela se c’è unità. Tutte le piattaforme devono essere legittime ma noi lavoriamo per l’unità della sinistra e del sindacato”.  Gli applausi, scrivono le agenzie, “si trasformano in standing ovation”. È questo il clima della Leopolda e non diciamo di più. “Quando non sai cosa dire, meglio tu non dica niente”, sono le parole che una cerbiatta, in un celebre cartone animato di Disney, rivolge al cerbiattino. Ma Renzi Matteo, voleva infiammare le polveri per mascherare le sue sconfitte, la sua disperazione. A chi  meglio di una ex Cgil poteva affidare il compito di portare un volgare attacco al più grande sindacato italiano e, insieme, una intimidazione nei confronti di chi nel Pd ha intenzione di partecipare  alle manifestazioni della Cgil?

Forse la viceministro dello Sviluppo avrebbe fatto meglio a controllare i conti, a dare uno sguardo alla manovra di Bilancio, visto che perfino i numeri forniti dal governo nel merito delle varie voci, non risultano veritieri. Forse si tratta di un “aggiustamento” per tener buoni i  Commissari  Ue con i quali il ministro Padoan ha preso solenni impegni. Veniamo così ai numeri . Partiamo dai 14.600 lavoratori che verrebbero esclusi dall’adeguamento automatico dell’età pensionabile grazie  ad un emendamento del governo stesso. Questa cifra – afferma l’Ufficio previdenza della Cgil – è “ ampiamente sovrastimata” e afferma che “non viene considerato adeguatamente l’effetto limitativo delle clausole d’accesso: 7 anni su 10 e 30 anni di anzianità contributiva. Inoltre, non si valuta che, per le caratteristiche delle 15 attività considerate gravose, ben pochi lavoratori raggiungeranno il requisito contributivo dei 42 anni e 10 mesi (41 e 10 per le donne) previsto per la pensione anticipata. Per la Cgil è opportuno considerare che una componente numericamente importante delle attività gravose, quella dei braccianti agricoli, sarà praticamente esclusa dal beneficio se la normativa proposta non verrà modificata, perché quasi nessuno potrà raggiungere il requisito dei 7 anni su 10. Stessa situazione per i lavori usuranti, per le salvaguardie e per l’opzione donna, per le quali le stime di spesa erano state sovrastimate rispetto al reale tiraggio della misura”. Secondo Ezio Cigna, responsabile previdenza pubblica della Cgil nazionale, “dall’aggiornamento delle nostre stime emerge invece che la platea realmente coinvolta da queste misure sarà di circa 8mila lavoratori nel 2019, e di 8.800 nel 2020.

Rilevante ridimensionato di spesa nel triennio. Un impegno modesto

Anche per le misure relative alla previdenza complementare per i lavoratori pubblici i conti non tornano e l’emendamento non esplicita nei dettagli le modalità di calcolo. Inoltre, senza un impegno complessivo sulla valorizzazione delle finalità di quest’ultima si rischia di perdere un’occasione. Tutto ciò comporta – prosegue Cigna – un rilevante ridimensionamento delle previsioni di spesa nel triennio rispetto alle stime dell’Esecutivo, che per noi ammontano alla luce delle nuove proposte dell’esonero dell’innalzamento dell’età pensionabile, anche per le pensioni anticipate, a 4.539.174 euro nel 2018 (per questa annualità anche i dati del Governo prevedono un impegno decisamente modesto), 65.193.000 nel 2019, 74.782.000 nel 2020″.  Ancora novità negative: il blocco dell’innalzamento dei requisiti di pensionamento è limitato ai soli 5 mesi decorrenti dal 2019, mentre quelli successivi seguiranno la loro normale dinamica. Inoltre, il blocco non riguarda i requisiti anagrafici e contributivi necessari per accedere all’Ape sociale e agli interventi per i lavoratori precoci.

Ghiselli (Cgil): Si moltiplicano le adesioni alle manifestazioni del 2 dicembre

In casa Cgil intanto si lavora per organizzare le cinque manifestazioni in calendario per il 2 dicembre a  Roma, Torino, Bari, Cagliari, Palermo con le conclusioni di Susanna Camusso che, dalla capitale verranno teletrasmesse nelle altre quattro piazze. La mobilitazione di tutta l’organizzazione è molto forte. Sono in corso assemblee nei territori e nei luoghi di lavoro, fermate del lavoro in diverse aziende per illustrare le motivazioni che hanno portato la Cgil ad organizzare questa giornata di lotta. La Flai Cgil, l’organizzazione dell’agroalimentare ha proclamato lo sciopero.  “L’emendamento del Governo sulle pensioni alla proposta di legge di Bilancio 2018 rafforza le valutazioni negative espresse dalla Cgil e per questo il 2 dicembre saremo in piazza per cambiare il sistema previdenziale – afferma il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli –  anche se il Governo continua ancora a fornire dati ampiamente sovrastimati, è  evidente che si tratta di un intervento marginale per le platee, le risorse impegnate, le materie trattate” mentre “sono assenti misure a favore dei giovani, del lavoro discontinuo, delle donne e del lavoro di cura”. Poi richiama le analisi sui costi e la platea che realmente sarà interessata resi noti dall’Ufficio previdenza di cui abbiamo parlato sopra.

Approvato emendamento Mucchetti (Pd) su web tax con il voto di Si e Mdp

Intanto continua l’esame della manovra da parte della Commissione Bilancio del Senato che ha approvato un emendamento alla manovra, a prima firma del presidente della Commissione Industria  del Senato, Massimo Mucchetti (Pd), riformulato, che punta a introdurre un’imposta al 6% sulle transazioni digitali relative a prestazioni di servizi tramite mezzi elettronici che saranno individuati da un decreto del ministro dell’Economia da emanarsi entro il 30 aprile 2018. Da questa misura è atteso un gettito annuo, dal 2019, di 114 milioni di euro. “L’emendamento sulla web tax approvato  all’unanimità in Commissione a prima firma Mucchetti – dichiara Loredana De Petris, Sinistra Italiana presidente del gruppo Misto -, sul quale avevamo fatto convertire anche quello di Si e Mdp a mia firma, è un primo passo nella giusta direzione: quella che mira a far pagare i colossi dell’e-commerce e del web”. “Far pagare le multinazionali del web – prosegue – non è solo una misura imprescindibile di equità, ma è anche fondamentale per porre riparo a quella che è a tutti gli effetti una forma di concorrenza sleale. Il voto di oggi, che arriva grazie al nostro strenuo impegno, è un passo importante al quale altri dovranno seguire per sanare una situazione di privilegio dei colossi del web del tutto inaccettabile”. Il problema, che riguarda anche alti emendamenti approvati in Commissione è dato dal fatto che la web tax scatterà dal 2019 e che il gettito previsto in bilancio fin dal 2018 dovrà essere comunque coperto. Discorso che vale per tutti gli emendamenti che hanno un costo o che prevedono entrate. Si pensi che Renzi Matteo dalla Leopolda fa sapere che non solo si devono mantenere i bonus ma se ne dovrebbero inventare altri. Fa il paio con  vice ministra Bellanova.

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