20 novembre, giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Gli anni passano, i diritti negati restano. Anzi, aumentano. L’allarme di Unicef, l’Associazione21 luglio e rete REYN Italia

20 novembre, giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Gli anni passano, i diritti negati restano. Anzi, aumentano. L’allarme di Unicef, l’Associazione21 luglio e rete REYN Italia

Nonostante i progressi raggiunti a livello globale, 1 bambino su 12 nel mondo vive in paesi in cui le sue prospettive attuali sono peggiori rispetto a quelle che avevano i suoi genitori. E 180 milioni di bambini vivono in 37 paesi in cui, rispetto a 20 anni fa, hanno maggiori probabilità di vivere in povertà estrema, non andare a scuola o morire in modo violento.

È quanto emerge da un nuovo studio dell’Unicef, realizzato in occasione della Giornata Mondiale dell’Infanzia, che si celebra il 20 novembre di ogni anno. La percentuale di persone che vivono con meno di due dollari al giorno è aumentata in 14 paesi, così come sono aumentate le morti per cause violente tra i bambini e gli adolescenti sotto i 19 anni. A calare, drasticamente, l’iscrizione alla scuola primaria in 21 paesi. “Mentre l’ultima generazione ha assistito a grandi risultati, mai raggiunti in precedenza, sul tenore di vita per la maggior parte dei bambini del mondo, il fatto che una minoranza dimenticata di bambini ne sia rimasta esclusa – non per errori loro o delle loro famiglie – è grottesco”, ha dichiarato Laurence Chandy, direttore dell’Unicef per il dipartimento Dati, Ricerca e Politiche. “È la speranza di ogni genitore, ovunque nel mondo, di dare ai loro bambini maggiori opportunità rispetto a quelle che hanno avuto loro da giovani. In questa Giornata Mondiale dell’Infanzia dobbiamo prendere coscienza di quanti bambini stiano invece vedendo le loro opportunità restringersi e le loro prospettive diminuire”, ha aggiunto Chandy.

Numeri molto preoccupanti arrivano in occasione di questa giornata da molto più vicino: l’Associazione21 luglio e la rete REYN Italia (Romani Early Years Network), impegnate nella promozione dei diritti e del benessere delle bambine e dei bambini, denunciano “la condizione drammatica in cui versano i circa 15 mila minori rom residenti nelle baraccopoli formali e informali del nostro Paese”. Secondo le due associazioni, nella capitale “si stima una presenza di circa 4100 minori rom in emergenza abitativa e in condizioni di povertà: 1350 di età compresa tra gli 0 e i 6 anni, 2750 sono quelli tra i 7 e i 18. La vita di tutti questi minori è segnata dall’esclusione sociale, dallo scarso accesso ai servizi sanitari e dalla stigmatizzazione da parte della società. Per questi bambini l’aspettativa di vita è di 10 anni inferiore rispetto alla media, in un caso su 5 non inizieranno mai un percorso scolastico e avranno possibilità prossime allo 0 di intraprendere una carriera universitaria”. A ostacolare il pieno godimento del diritto all’istruzione sono in primis le condizioni abitative. “La maggior parte delle baraccopoli si caratterizza per la lontananza da servizi essenziali, collocati nelle estreme periferie delle città e spesso a ridosso di zone inquinate e insalubri – afferma in una nota l’Associazione 21 luglio. La carenza di reddito, la discriminazione, l’esclusione sociale, la deprivazione culturale e l’inadeguatezza dello spazio abitato sono tutti fattori che hanno un forte impatto sul benessere fisico e psichico di questi minori e causano l’insorgere delle cosiddette ‘patologie da ghetto’: malnutrizione, scabbia, tubercolosi, o disturbi psichici come ansia e depressione”. Una ricerca di Associazione 21 luglio (“Ultimo Banco”) focalizzata sul “Progetto di scolarizzazione Rom di Roma Capitale” del periodo 2009-2015 ha riportato dati allarmanti: nella città di Roma 9 minori rom su 10 non hanno frequentato la scuola con regolarità, un minore rom su 2 è in ritardo scolastico e frequenta quindi una classe non conforme alla sua età anagrafica, infine, sulla media dei 1.800 bambini rom iscritti a scuola solo 198 hanno frequentato almeno i tre quarti dell’orario scolastico. Nell’ultimo anno scolastico monitorato, quello del 2014-2015, nella baraccopoli istituzionale di Castel Romano, la frequenza regolare ha raggiunto il suo valore più basso attestandosi al 3,1%. “Questi dati dimostrano, una volta di più, come le responsabilità di tale insuccesso siano imputabili principalmente al contesto socio-economico e alle politiche abitative promosse dall’amministrazione locale”.

”Credo che il modo migliore per celebrare la Giornata nazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza sia una forte e corale presa di impegno a completare, prima della imminente fine della Legislatura, quel percorso di diritti che governo e Parlamento hanno avviato in questi anni a favore di bambini e ragazzi”. Così Gianmario Gazzi, presidente del Consiglio nazionale degli assistenti sociali. “Molti interventi sono stati realizzati avendo (ri)messo al centro dell’agenda politica e culturale l’attenzione verso i minori. Una attenzione che sembrava essersi affievolita: continuità affettiva, bullismo e cyber bullismo, povertà educativa, autismo, minori stranieri non accompagnati e l’avvio della figura del Tutore volontario, reddito di inclusione, sono solo alcuni dei provvedimenti approvati”, ha continuato Gazzi. ”Va soprattutto riconosciuto – ha detto ancora Gazzi – che si è invertita una tendenza attingendo ad attenzioni e sensibilità nuove che hanno anche permesso di compiere lo sforzo decisivo rappresentato dalla individuazione delle prime risorse economiche dopo tanti anni. Forse l’Italia sta per tornare ad essere un Paese per bambini proprio grazie a quei provvedimenti che oggi consentono di disporre di norme mirate a rinforzare sia i servizi verso i minori, sia a sostenere i genitori in difficoltà intervenendo nelle particolari condizioni di fragilità”.

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