Premio Viareggio. Convegno: Gramsci, l’attualità del suo pensiero. Rapporto intellettuali e politica. Partiti, governi, partecipazione. Supervincitori: Calligarich, Carrai, Montesano. Premiati Don Ciotti e Luisi. Successo di pubblico

Premio Viareggio. Convegno: Gramsci, l’attualità del suo pensiero. Rapporto intellettuali e politica. Partiti, governi, partecipazione. Supervincitori: Calligarich, Carrai, Montesano. Premiati Don Ciotti e Luisi. Successo di pubblico

Un sabato di fine stagione, una giornata calda, non trovi un posto dove parcheggiare. Tutto esaurito. L’appuntamento è a Villa Paolina, un edificio storico, appartenuto a Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone. La villa fu costruita nel 1822 in riva al mare. La principessa amava circondarsi di artisti e musicisti.  Divenne un luogo di cultura. Ora è tornata ad esserlo ed è sede del Premio Viareggio-Rèpaci. Nell’occasione della consegna del premio postumo ad Antonio Gramsci è stato programmato un convegno, parte integrante del Premio: Antonio Gramsci fra letteratura e  politica. L’appuntamento è in Villa Paolina per le 17,30. Il sole è ancora alto. Si teme  per la partecipazione. La politica non va di moda, tanto più un convegno  su personaggi, avvenimenti, direbbe Renzi Matteo, subito rilanciato dagli scriba, di un tempo che fu, meglio rottamarlo. Saliamo le scale. La sala  è al primo piano, contiene un centocinquanta, forse più, posti a sedere. È già piena, gli addetti stanno portando delle sedie che vengono  subito occupate. Il sindaco, Giorgio Del Ghingaro cha aprirà i lavori del convegno decide di mettere a disposizione delle salette laterali dalle quali si potranno ascoltare gli interventi. C’è folla anche in questo spazio, posti in piedi. I lavori chiuderanno poco prima  delle 20,30. Alcune centinaia di persone, molti giovani, seguono il dibattito, partecipano con gli applausi.

Il sindaco di Viareggio: “Un Premio  forte della tradizione si proietta nel futuro”

 Il sindaco si rivolge ai cittadini di Viareggio, li invita tutti a partecipare il giorno seguente “alla serata di festa per un Premio che vanta una gloriosa tradizione e allo stesso tempo si proietta al futuro”. L’appello sarà accolto. Passate da poco le ore venti già si radunano centinaia di cittadini nel piazzale antistante il “Principino”, al Centro Congressi “Principe di  Piemonte”. La sala si riempie. C’è chi resta fuori. Un successo, un bis, se così si può dire, del Convegno che aveva l’obiettivo, ricorda il sindaco, di ricostruire un pezzo di storia, coinvolge l’Europa “il  pensiero politico, la nascita del Partito comunista. Molti di noi, dice, sono legati a quegli avvenimenti, al pensiero politico di Gramsci, uno dei pilastri della modernità che rischia di essere dimenticato”. Parla di  “formula vincente del Premio, che diventa più forte in ambito nazionale e internazionale”. Nell’ intervento conclusivo il professor Rino Caputo, Fondazione Gramsci (docente di Letteratura italiana all’Università di Roma Tor Vergata), ricorderà che Gramsci è uno degli autori italiani più letti nel mondo, preceduto solo da Dante Alighieri e Pirandello. Simona Costa, presidente del Premio, nel sottolineare il valore della iniziativa che riporta in primo piano la figura di Gramsci, la ricolloca nel dibattito politico, sottolinea che anche con questa iniziativa il Premio si conferma parte integrante della vita della città. Modera il dibattito Franco Contorbia ordinario di Letteratura italiana contemporanea all’Università di Genova.

Le “Lettere dal carcere” fulgido esempio di fusione fra letteratura e politica

Gli interventi si susseguono, ognuno ricostruisce un’epoca, una storia, Gramsci viene “ esaminato” e raccontato nel duplice aspetto del dirigente politico e dell’intellettuale, le “Lettere dal carcere” sono un fulgido esempio di fusione fra letteratura e politica. Sarà Luciano Canfora, docente emerito dcll’Università di Bari e membro della Giuria del Viareggio, a raccontare Gramsci a distanza di 80 anni dalla sua morte e a ricordare il 1947, agosto, quando la Giuria del Premio decise l’assegnazione postuma ad Antonio Gramsci. Una decisione che suscitò polemiche e vide scendere in campo a sostegno di quanto deciso dalla Giuria, Palmiro Togliatti. Nel dibattito intervengono studiosi come Stefano Bucciarelli (dell’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea di Lucca), Emma Giammattei (ordinaria di Letteratura italiana all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e giurata del Viareggio), il costituzionalista Andrea Pertici dell’Università di Pisa. Per la Fondazione Gramsci interverrà il prof, Rino Caputo (docente di Letteratura italiana all’Università di Roma Tor Vergata). Ricordiamo del dibattito che sarebbe utile pubblicare per intero solo alcuni spunti che parlano all’oggi. Gramsci viene definito il primo “manager” della cultura e al tempo stesso un innovatore della politica che aveva visto lontano. Si è parlato di “egemonia”, di “formazione del consenso”, di “volontà collettiva”, del ruolo del partito politico, del “nuovo principe”. Il partito come “intellettuale collettivo”.

Partecipazione dei cittadini, controllo, verifica del consenso. Critica al parlamentarismo

Si è sottolineata in particolare la visione gramsciana del rapporto fra forza politica e governi. La partita non si chiude con il voto da parte dei cittadini, con il consenso, poi i governi si muovono come vogliono. Gramsci parlava di “partecipazione”, di “controllo “, di continua verifica del consenso, di possibile revoca del mandato, di  dissenso, criticava la democrazia liberale. Da qui una degenerazione dei Parlamenti in “parlamentarismo”, quando opera come se la delega che i cittadini gli hanno dato non avesse bisogno del controllo, del consenso dei cittadini. Parlamentarismo che porta alla corruzione, un rischio, un pericolo per la democrazia. Ancora la polemica con Croce in particolare sulla necessità di dare battaglia al fascismo sostenuta dal dirigente comunista  rimproverando al filosofo una certa debolezza. La polemica si fa aspra ma sempre in un rapporto fra persone e non ha niente a che vedere con la violenza delle parole che caratterizza oggi il dibattito politico, si fa per dire. Croce a proposito di Gramsci diceva che “è uno dei nostri”, un intellettuale della politica, parla di “fraternità”, parola sconosciuta a certi urlatori che compaiono sugli schermi televisivi. La stessa polemica con Rèpaci, uno dei fondatori del “Premio Viareggio” che abbandona il comunismo per passare alla socialdemocrazia, è “politica”. Un capitolo a parte meriterebbe la questione dell’ingresso delle masse nella cultura, del ruolo dei Consigli di fabbrica, dell’impegno torinese per ”Ordine nuovo”. Nel convegno non si è dimenticato che Gramsci scriveva le sue lettere da un carcere.

La serata conclusiva, condotta da Klaus Davi, la premiazione, le interviste con i candidati a super vincitori, con Don Luigi Ciotti, ispiratore e fondatore del Gruppo Abele cui è stato attribuito il Premio internazionale Viareggio-Versilia, con Luciano Luisi, che ha portato sugli schermi della Rai la vita artistica del nostro Paese, sono state un buon viatico per il Premio. I tre supervincitori sono stati a lungo applauditi.

Le opere dei vincitori per la narrativa, la poesia, la saggistica

Non è stata facile, dicono i giurati, prima la scelta delle terne poi la scelta definitiva dei vincitori per la narrativa, la poesia e la saggistica. Calligarich ha vinto con un romanzo intitolato “La malinconia dei Crusic”, la saga di tre generazioni, dalla Trieste di fine Ottocento proviene il fondatore della dinastia marchiato da un’intima malinconia che si perpetuerà nei discendenti. Stefano Carrai, al secondo libro di versi, “La traversata del Gobi” ricorda che “scrivere un libro di poesia significa sempre fare i conti con la storia, quella personale e quella della forma che configura l’esperienza”. Giuseppe Montesano si aggiudica il premio per la saggistica, una “opera-mondo che racconta – scrivono i giurati – la creatività umana, la letteratura, il pensiero, le arti figurative e la musica, dai lirici greci a Bob Dylan, da Catullo a Maria Callas. La lettura, ha detto, è qualcosa che mi entusiasma. Un piacere che dovrebbe essere “insegnato” fin dalle scuole elementari. Questo “piacere” contraddistingue un premio come il Viareggio-Rèpaci, 88 anni di vita, perigliosa, in mare sempre mosso, a volte agitato. Non a caso il Premio nasce, si racconta, sotto l’ombrellone in uno stabilimento balneare di Viareggio, proprio a pochi passi dal “Principino”, dove è tornato per questa fortunata edizione.

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