Neppure la barbarie dei terroristi che seminano morte in Spagna e Finlandia, gli italiani uccisi, il lutto del nostro Paese, frenano la propaganda del Pd. Rosato: dopo la legge di Bilancio subito al voto. Così vuole Renzi, salta anche lo ius soli

Neppure la barbarie dei terroristi che seminano morte in Spagna e Finlandia, gli italiani uccisi, il lutto del nostro Paese, frenano la propaganda del Pd. Rosato: dopo la legge di Bilancio subito al voto. Così vuole Renzi, salta anche lo ius soli

Da una classe dirigente, si fa per dire, come quella di cui dispone il Pd non c’è molto da aspettarsi. Era lecito però attendersi un atteggiamento responsabile di fronte all’attacco terroristico che ha colpito la Spagna, poi anche la Finlandia,  minacce lanciate verso il nostro Paese. Tredici morti a Barcellona, tre italiani, uno a  Cambrils, due morti in Finlandia, a Turku. In Spagna poteva essere una tragedia  di dimensioni neppure immaginabili se avesse funzionato il piano dei terroristi che prevedeva l’esplosione tra la folla della Rambla di bombole piene di gas. Non erano passate che poche ore dalle manifestazioni in Spagna, da quel grido che si è levato dalla folla, “no tinc por” , io non ho paura, una risposta forte, consapevole, in Italia il dolore di famiglie che non vedranno più i loro cari, una vacanza in una delle più belle  e accoglienti città del mondo, trasformata in tragedia. Dolore, lutto non solo nelle città dove vivevano coloro che hanno perso la vita, dolore e lutto espresso in tante forme in tutto il Paese.

Anche Gentiloni non riesce ad evitare di fare propaganda di bassa lega

Tutto questo interessa alla classe dirigente del Pd? Pare proprio di no. Protagonisti  di  primo piano, in testa il presidente del Gruppo dei deputati Pd, Ettore Rosato, che si fa intervistare dalla Stampa, e la testata è disponibile, per rilanciare le elezioni subito, così come vuole Renzi Matteo. Lo stesso presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, non riesce ad evitare la tentazione di far propaganda quando invia un messaggio al meeting di Comunione e Liberazione in cui afferma che “riguadagnare la propria identità non vuol dire scegliere la politica della nostalgia  (un riferimento, anche troppo evidente, alle sinistre, forse ad Articolo1-Mdp, che piacerà molto al segretario del Pd, ndr) o dei muri e della paura (leggi stoccatina alla Lega e al M5S, sempre ndr). Alle sfide e alle incertezze di questo momento storico bisogna rispondere garantendo sicurezza, protezione”. E già che c’è trova il modo di dire che “il jobs act ha dato ottimi risultati” e che “lo Ius soli arricchisce la nostra identità sulla quale dobbiamo scommettere”. Non è stato avvertito il Gentiloni che Renzi Matteo ha deciso di abbandonare al suo destino proprio lo ius soli perché teme una battaglia in Parlamento che vedrebbe come avversari proprio coloro che il segretario del Pd pensa possano essere i suoi alleati del futuro governo. Non si preoccupi il presidente del Consiglio, a far saltare lo ius soli ci pensa il capogruppo Rosato che ripropone la fine della legislatura appena votata la legge di Bilancio con Gentilioni che deve sloggiare da Palazzo Chigi. Dice il Rosato, questa volta senza mezzi termini che la manovra “deve essere l’ultimo atto della legislatura per poi andare al voto senza altri indugi”. Proseguire oltre sarebbe “improduttivo in una situazione politica così sfilacciata”. Dove “proseguire oltre” significherebbe fra l’altro, portare al voto lo ius soli. “Spero proprio che le opposizioni non vogliano far meline”.

Quando si vota? Lo decide Mattarella. Ma di fatto è già stabilito

A proposito di quando si vota, Rosato, bontà sua, afferma che “lo decide il Presidente della Repubblica”, ma subito dopo fa capire che Mattarella non conta niente perché “dal punto di vista delle cose da fare, la legge di bilancio era stata identificata da tutti come il punto clou prima del quale non era possibile andare al voto”.  Poi il benservito a Gentiloni. “Sta facendo bene – dice – con capacità e senso di responsabilità, ma dopo cinque anni le legislature finiscono e inventarsi meccanismi per stiracchiarle non sarebbe compreso dagli italiani. Vedo una naturale conclusione della legislatura a fine anno, cercando di fare il possibile per chiudere tutte le cose in sospeso. Poi è naturale andare al voto”. Non dice quando ma negli ambienti renziani si fa presente che si potrebbe votare insieme alle regionali siciliane. Già, perché proprio le regionali nell’Isola  sono uno degli snodi della politica renziana. L’alleanza con Ap di Alfano verrebbe  trasferita, senza bisogno di nuovi  patti, a livello nazionale. Varrebbe, insomma, quello che  si dice sia ormai siglato o giù di lì per la Sicilia. Già, ma la legge elettorale? Rosato anche a questo pensa e lancia un avvertimento alle “quattro forze politiche principali che incontreremo a settembre. Non vogliamo altre polemiche – afferma – o c’è un accordo di tutti oppure a qualche settimana dal voto non ci faremo coinvolgere in uno scontro sulle regole”. Insomma varrebbe il testo  messo a punto dalla Consulta.

Brunetta, Cicchitto, prendono la palla al balzo e guardano a nuove alleanze

A sostegno di Rosato, leggi Renzi, arrivano le forze di complemento. Visto che il segretario del Pd ha affermato che i nuovi parlamentati li sceglierà lui, è bene schierarsi, far sapere al segretario unico, perché è lui solo che comanda, da che parte si sta. Gianfranco Librandi, non sappiamo chi sia e che ruolo abbia nel gruppo Pd, ci tiene a far sapere che “condivido pienamente le parola del nostro capogruppo. La legislatura è ormai al termine, allungarla di qualche mese non serve a nulla”. Forse per costui lo ius soli è il nulla. Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia, prende la palla al balzo. “Dica il Pd – dichiara all’agenzia Agi – se vuole rispettare il calendario già fissato alla Camera per l’approvazione della legge  perché andare alle urne senza una legge il più possibile condivisa lo troverei un salto nel buio”. Per quanto riguarda il fine della legislatura, Forza Italia “guarda alle regole del gioco: la legge di bilancio deve essere approvata entro l’anno perché sia applicabile dal primo gennaio 2018. La legislatura a quel punto è finita. Non vedo motivi per polemiche”. Cicchitto, deputato di Ap, leggi Alfano, forte del possibile patto di alleanza col Pd, si fa sentire. “Rosato – dice – continua a insistere sul fatto che il Pd, per definire la legge elettorale, deve incontrarsi con le principali forze di opposizione. E’ giusto che le regole vengano scritte d’intesa fra maggioranza e opposizione, ma evidentemente coinvolgendo in primo luogo tutte le forze che compongono la maggioranza e che consentono al Governo di operare”. Insomma, tradotto, Ap c’è e lotta insieme a voi. Guai a dimenticarlo.

Anche Sinistra Dem non ha niente da obiettare sulla fine anticipata

Niente da obiettare sulla fine anticipata della legislatura neppure da un esponente di Sinistra Dem, gli orlandiani, Giorgio Merlo, membro della Direzione Pd. Bene Rosato ma lo preoccupa solo che si faccia una legge elettorale che preveda il premio di maggioranza alla coalizione. “Sarebbe curioso andare al voto politico con la garanzia, quasi scientifica – afferma – di condannare il paese alla ingovernabilità”. “Il premio di maggioranza alla coalizione resta, tra l’altro, l’unico modo affinché il Pd e il centro sinistra possano competere con il rinato centrodestra e l’avventurismo dei 5 Stelle”. Non si è accorto il Merlo che sono in corso trattative fra autorevoli  esponenti del suo partito, il Pd appunto con Alfano e sottobanco con Berlusconi. E parla di centrosinistra.

Schiaffoni al Pd arrivano dai 5 Stelle. Ritorniamo alle posizioni di partenza

Uno schiaffone arriva dai 5 Stelle. “Disposti a trattare – afferma Andrea Cecconi, deputato – con le altre forze politiche sula legge elettorale, ma solo in Commissione. La strada più rapida – sottolinea – è applicare la legge che c’è alla Camera anche al Senato, senza ulteriori correzioni. Noi ritorniamo alla posizione di partenza e non siamo intenzionati a muoverci da lì”.  Non ci preoccupa, anzi, che Rosato si prenda schiaffoni. Ma è il Paese, sono i cittadini ad essere danneggiati da una classe dirigente, che dirigente non è. Lo dimostra anche nei momenti, come quello che stiamo vivendo, in cui la propaganda a buon mercato dovrebbe lasciare il posto, anche solo per qualche giorno, al dolore, al lutto e insieme, all’impegno a battersi a fondo contro il terrorismo, a combattere per togliergli l’acqua, l’ossigeno, che lo fa crescere.

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