Pinotti rivela al Messaggero i piani guerrafondai della Difesa italiana, che comprendono anche Fincantieri. Sulla Libia, viene smentita da Serraj, e da Amendola, sottosegretario agli esteri. Haftar intanto ci minaccia

Pinotti rivela al Messaggero i piani guerrafondai della Difesa italiana, che comprendono anche Fincantieri. Sulla Libia, viene smentita da Serraj, e da Amendola, sottosegretario agli esteri. Haftar intanto ci minaccia

Ineffabile Pinotti, ministra della Difesa del governo italiano. Due giorni prima del dibattito alle Camere sulla missione in Libia, sulla quale davvero si è fatto il caos, tra richieste e controrichieste da parte del premier libico Serraj, ritorni indietro, come quello di domenica del comandante della Guardia costiera libica, che ricaccia i mezzi militari navali italiani oltre le dodici miglia marine, ovvero fuori dalla acque territoriali, le spinte e le controspinte delle diverse fazioni in campo in Libia, lei, la ministra, parla al quotidiano il Messaggero, come se fossimo ancora a qualche giorno fa, e inevitabilmente trucca le carte della spedizione libica e contraddice i suoi colleghi della Farnesina. Incredibile ministra Pinotti, che qualche settimana fa aveva incontrato i padroni delle industrie militari italiane, guidate da un noto ex parlamentare, esponente della destra, ai quali aveva assicurato risorse e iniziative per il settore della produzione di armamenti.

La ministra Pinotti: “costruiamo sommergibili con la Germania e ora vorremmo fare un’aggregazione industriale con l’accordo Fincantieri-Stx”

Il Messaggero ricorda alla ministra della Difesa che dalla Libia alla vicenda Fincantieri, sono giunti dalla Francia uno schiaffo dopo l’altro all’Italia. E lei risponde serafica: “La politica è più complessa dei titoli di giornale”. Perbacco, e dove starebbe la complessità? Perché “gli schiaffi sono una semplificazione, ma se non porteremo a termine l’accordo Fincantieri-Stx rischia di venir meno uno dei pilastri della futura difesa europea: l’aggregazione industriale. Spero ancora in un’intesa. Non va fatta sfumare l’occasione di avere un foltissimo polo con possibilità di dialogo ulteriore con altri partner. La Germania già collabora con noi per i sommergibili. Con Parigi, poi, abbiamo una lunga tradizione di collaborazione, basti pensare alle navi classe Orizzonte e Fremm”. Abbiamo fatto molta fatica a capire come stanno davvero le cose dal punto di vista dell’industria militare: produciamo sommergibili con la Germania? Chi, dove, come e con quali risorse realizza i sommergibili? E soprattutto, in che modo il mancato accordo tra Fincantieri e Stx (società ormai a capitale prevalentemente sudcoreano) potrebbe nuocerci? Quali commesse militari si nascondono? In una democrazia, il ministro della Difesa ha l’obbligo di riferire al Parlamento sugli impegni dell’Italia nella produzione e nel commercio degli armamenti, evitando di lanciare parole come fossero propaganda. Dobbiamo leggere Bruno Le Maire, il ministro dell’Economia francese per apprendere, in una sua intervista al Journal du Dimanche, che i francesi dicono “ai nostri amici italiani: guardiamo anche a quel che possiamo fare nel settore militare, più precisamente con le navi, e costruiamo un grande campione dell’industria navale europea”. Se non ci sarà accordo tra Italia e Francia sul dossier Fincantieri-Stx, “rimarremo nella situazione attuale e cercheremo degli altri acquirenti”, spiega, sottolineando che “noi non ci auguriamo che questo accada”. Si nasconde dunque la costituzione di un grande “campione” industriale per la costruzione di navi da guerra? Ne abbiamo davvero bisogno, come europei, francesi, italiani, tedeschi? Abbiamo davvero bisogno di costruire sommergibili da guerra con i tedeschi?

La Pinotti parla della missione in Libia come “bilaterale”. Smentita dai libici

All’osservazione che in Libia la Francia organizza vertici mentre noi mandiamo le navi, il ministro risponde che si tratta di “una missione che nulla ha a che vedere con un blocco navale e non è contro i migranti. E’ invece una missione bilaterale chiesta dal governo di Al Serraj contro intollerabili reti criminali che sfruttano i migranti e li sottopongono a violenze e soprusi”. Ma la smentita di Serraj non è giunta alle orecchie della ministra? Domenica Serraj ha nuovamente parlato all’Italia, smentendo la ministra che parla di bilaterlità. “L’assistenza che ho chiesto all’Italia – ha precisato ancora una volta Serraj, citato dall’agenzia di stampa Lana, al suo arrivo all’aeroporto di Tripoli – è di tipo logistico e per l’addestramento della Guardia costiera, inclusi equipaggiamento e armi moderne per salvare le vite dei migranti e per affrontare le bande criminali dedite al traffico di migranti, che sono armate meglio dello Stato”. Le precisazioni arrivano dopo che ieri si è materializzata una nuova minaccia dal portavoce dell’Operazione dignità che fa capo al generale Khalifa Haftar, secondo quanto si legge sul “Libya Observer”. “La risposta all’intervento italiano nelle acque libiche sarà forte”, ha avvertito Ahmed Al-Mismari, secondo il quale questo intervento è avventato e mira a indebolire l’iniziativa francese (con l’incontro di martedì scorso a Parigi tra Serraj e Haftar conclusosi con una dichiarazione congiunta per il cessate il fuoco ed elezioni il prossimo anno), sostenuta da Onu, Ue e Unione Africana. Una parte importante e consistente dei potenti della Libia ci avverte e ci minaccia, mentre Pinotti finge di non sapere e parla di decisione “bilaterale”. Ma la ministra non si limita a queste gaffe.

Missione bilaterale? No, grazie, dice Amendola, sottosegretario agli Esteri. Ma la Pinotti parla con la Farnesina?

Pinotti mette in evidenza che la missione italiana “è bilaterale, non internazionale come Sophia o nazionale come Mare Sicuro. La richiesta che la Libia ha fatto direttamente all’Italia si inserisce in un rapporto bilaterale che già esisteva e ci aveva portato a impiantare un ospedale da campo per curare i feriti nella lotta contro il terrorismo”. Evidentemente la ministra Pinotti non legge i giornali, non le forniscono la rassegna stampa. Due giorni fa, il sottosegretario agli Esteri, Enzo Amendola, aveva escluso la bilateralità e aveva parlato esplicitamente di una missione che allargava i confini di “Mare sicuro”, ovvero dell’iniziativa italiana nel Mediterraneo a copertura delle missioni di Search and Rescue, ricerca e salvataggio dei migranti. Chi dei due al governo ha ragione, e chi torto? Possibile che la ministra della Difesa non sappia cosa pensino alla Farnesina? Anche e soprattutto dal momento che toccherà ad Angelino Alfano parlare martedì alle Camere.

La perla finale della Pinotti: le differenze riscontrate in Libia non toccano “questa situazione particolare”

Ed ecco la perla finale che dà il senso dello sbandamento di questo governo in materia di politica estera. Quanto alla possibilità di fidarsi di un premier debole come Al Serraj, Pinotti dice che “l’accordo del presidente Gentiloni con Al Serraj all’inizio di febbraio, prima del vertice di Malta, era complessivo, riguardava il controllo dei confini marittimi e terrestri e prevedeva la collaborazione nei centri di raccolta per migranti degli organismi dell’Orili. Il rispetto dei diritti umani non può mai venire meno, su questo c’è l’accordo del governo libico”. Il generale Haftar è d’accordo? “Di questa missione di sostegno alla guardia costiera libica e di contrasto agli scafisti abbiamo parlato con alleati e interlocutori. Il tema delle differenze riscontrate in Libia non tocca questa situazione particolare”. Superfluo ogni commento, ci pare.

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