Violata la Costituzione. Silenzio del Capo dello Stato mentre tornano i voucher. Manovra renziana in combutta con Berlusconi. Dure critiche di Mdp e Sinistra Italiana. Continua la mobilitazione della Cgil

Violata la Costituzione. Silenzio del Capo dello Stato mentre tornano i voucher.   Manovra renziana in combutta con Berlusconi. Dure critiche di Mdp e Sinistra Italiana. Continua la mobilitazione della Cgil

Silenzio del Presidente della Repubblica. Eppure siamo in presenza della violazione di numerosi articoli della Costituzione di cui Mattarella è il garante. Per la prima volta nella storia della Repubblica viene evitato un referendum eliminando l’oggetto cui si faceva riferimento. Quell’oggetto dopo pochi mesi viene ripristinato sotto mentite spoglie. La Commissione Bilancio della Camera approva  un emendamento presentato dal Pd, in linea con gli orientamenti del governo, viene detto dalla ministra Finocchiaro, quella che tiene il rapporto con il Parlamento. Il filo condutture di questo sfregio alla Costituzione, alla democrazia calpestando il diritto dei cittadini, milioni, che avevano sottoscritto non solo il referendum ma anche la Carta dei diritti universali del Lavoro, proposta di legge  popolare regolarmente depositata in Parlamento, con i responsabili dei gruppi, di quasi tutti, impegnati, a parole, a discutere il documento.

Non si tratta di oggetti misteriosi, di una vicenda di cui il Capo dello Stato potrebbe essere all’oscuro. Se ne parla ormai da molti giorni, protagonista di primo piano il Pd che esprime la maggioranza di governo e il presidente del Consiglio nella persona di Paolo Gentiloni. Il referendum è quello relativo alla abolizione dei voucher, un strumento basato sullo sfruttamento dei lavoratori, dei giovani in particolar modo, senza diritti, solo doveri, retribuzione, una miseria. La Corte costituzionale lo ammette al voto. Il governo ha paura di andare sotto, elimina i voucher. La Cassazione ne prende atto. Il referendum non si fa più. La Cgil ne prende atto. Ma il Pd ha bisogno di merce di scambio, si sta tessendo una trama che ricorda i peggiori momenti della vita della nostra Repubblica. Vanno di pari passo due problemi, quello della legge elettorale e quello dei voucher. Il Pd ha un solo interlocutore con il quale tessere una tela, una trama, Berlusconi. Ed ecco che  si muovono di pari passo i due problemi. Il capo di Forza Italia “offre” l’appoggio del suo gruppo e di gruppuscoli di fuoriusciti da  altre formazioni di destra, leggi per esempio Verdini. Legge elettorale modello tedesco con modifiche in senso proporzionale e il Pd in cambio ottiene il voto anticipato, fine settembre, prima settimana di ottobre.

Gentiloni sloggiato, inciucio Pd Forza Italia sul governo che verrà

Gentiloni viene sloggiato, Renzi torna in pista e si assicura l’appoggio del centrodestra, inciucio con l’ex cavaliere, per formare il nuovo governo. Naturalmente i conti vengono fatti senza l’oste, i cittadini chiamati al voto. Ma questo non conta. Ora bisogna sistemare il mazzo delle carte. E fra queste carte c’è anche il ritorno dei voucher. Detto e fatto. Il Pd presenta in commissione Bilancio un emendamento che  fa rientrare dalla finestra i voucher cacciati dalla porta. Il “fattaccio” trova compimento in Commissione Bilancio dove il Pd presenta un emendamento che ripristina quanto cacciato dalla porta. Tornano i voucher mascherati come se si trattasse di veri contratti. Una menzogna – dice  Gianna Fracassi, segretaria confederale della Cgil. “Una operazione ancora più subdola – afferma – perché i voucher verrebbero introdotti sotto falso nome. Non hanno nemmeno la decenza di essere trasparenti, ci dicono che c’è una differenza perché in questo caso si tratterebbe di un vero contratto di lavoro, ma allora forse c’è bisogno di spiegare loro cosa è un contratto di lavoro, perché quello che leggiamo nel testo dell’emendamento non c’entra nulla con un contratto, mentre ripropone appieno quegli elementi di abuso e illegalità che i voucher hanno consentito”. Se si vuole parlare di contratti di lavoro, se il problema è quello dei piccoli lavori, i lavoretti, ci sono le proposte della Cgil, contenute  guarda caso nella proposta di legge di iniziativa popolare, la Carta dei diritti universali del lavoro, sottoscritta da oltre un milione di persone.

Con il voto in Commissione Bilancio allo scoperto l’accordo Pd-Forza Italia

La realtà è che si tratta di una operazione tutta politica, nel senso più deteriore del termine, messa in atto dal Pd, architettata da uno dei consulenti di Renzi Matteo. L’obiettivo è duplice, riguarda insieme la legge elettorale, la chiamata alle urne in tempi rapidi, l’accordo con Berlusconi sul futuro governo. Non solo. Si mette in atto il tentativo di addossare la responsabilità della caduta del governo a chi ha lasciato il Pd, ad Articolo 1-Mdp. Renzi sapeva perfettamente che i parlamentari che hanno aderito al nuovo movimento non avrebbero mai votato un emendamento  che reintroduceva i voucher, non avrebbero mai rotto con la Cgil su problemi così importanti. Ed ha scatenato i suoi addossando le responsabilità della eventuale crisi di governo a chi, pur sostenendo la maggioranza, non era disponibile a votare un emendamento e poi la manovra in dispregio della Costituzione. Un gioco sporco .

Puntualmente l’accordo con Berlusconi è venuto, se ce ne era bisogno, allo scoperto. L’emendamento della vergogna è passato in Commissione con 19 sì e 6 no. A favore Pd, non hanno partecipato al voto gli “orlandiani” in dissenso con  l’emendamento, Ap, Ala,Forza Italia, Lega. Tutto il ciarpame di destra insomma. Contrari Articolo 1-Mdp, Sinistra Italiana, Movimento Cinque stelle. Gridolini di gioia da parte dei deputati di Forza Italia, della Lega, degli alfaniani. Durissimi gli interventi di Roberto Speranza coordinatore di Articolo 1-Mdp, di  Arturo Scotto, del capogruppo alla   Camera, Laforgia. Dice Speranza: “C’è un grande errore di merito” perché si riattiva “uno strumento di precarietà che ha già fatto molti danni in questi anni”, ma, soprattutto c’è “un passaggio grave sul piano democratico”. “Si raggira l’istituto del referendum – conclude -. Questo è incredibilmente scorretto sul piano dei rapporti istituzionali, viene violato l’articolo 75 della Costituzione. È molto grave quello che è avvenuto”.

Laforgia (Mdp). Il gioco del cerino non funziona più. Le responsabilità di Renzi

Al capogruppo Pd alla Camera, Rosato, che ha il coraggio di “richiamare al senso di responsabilità il Pd” facendo riferimento in particolare al fatto che al Senato potrebbe non esserci la maggioranza su un eventuale voto di fiducia risponde Francesco Laforgia. “Il gioco del cerino non funziona più. Il Pd ha deciso di recitare il ‘de profundis’ al governo per assecondare il desiderio di Renzi di andare al voto. Dispiace che si sia scelto di farlo usando i voucher e reintroducendo con un colpo di mano uno strumento di precarietà senza coinvolgere le parti sociali”.  “Immaginare di introdurre qualcosa dalla finestra, dopo che si è fatto uscire dalla porta, solo per evitare di essere travolti da un referendum popolare sottoscritto da milioni di cittadini – prosegue – è un atto di protervia e gravità istituzionale rispetto al quale saremo inflessibili e ci riterremo – se loro faranno questo passo – totalmente con le mani libere e ci metteremo nella condizione di non votare a favore se verrà posta la fiducia su questo provvedimento”. “In queste ore – ha  affermato  – si sta consumando l’ultimo di una serie infinite di accelerazioni inutili. Su un tema così delicato come quello del lavoro e quello dei referendum si sta procedendo nel modo più sbagliato perché, dopo aver fatto saltare un referendum e la Cassazione lo ha fatto saltare perché il governo ha convertito in legge un decreto che aboliva i voucher, si sta pensando di reintrodurre quello stesso strumento in una manovra di conti pubblici”.

Fratoianni: Indegna truffa quella che sta facendo il segretario del Pd

Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra italiana, definisce “indegna truffa quello che sta facendo il Pd, con l’aiuto dei leghisti, di Forza Italia e della destra sui voucher”. “Una truffa – prosegue – ai danni dei milioni di italiani che avevano firmato per chiedere il referendum abrogativo, una truffa nei confronti del Parlamento e una truffa, l’ennesima, nei confronti dei lavoratori e dei loro diritti”. “È  evidente che il Partito Democratico  è sempre più il partito della precarietà. Ma questa volta – conclude – ha davvero superato il limite della decenza”.  Dall’interno del Pd molte sono le critiche all’operato del partito che si sono tradotte nella non partecipazione al voto dei deputati della corrente di Orlando, Carlo Dell’Aringa, Susanna Cenni e Antonio Misiani. Di uno “strappo dannoso prodotto dal governo con oltre 1 milione di cittadini che avevano sottoscritto il referendum per cancellare i voucher” parla Barbara Pollastrini deputata Pd, esponente di Sinistra Dem, Campo aperto. “Il Pd  ha scelto di dare uno schiaffo alla Cgil e alle parti sociali. Sono in disaccordo e molto preoccupata”.

Camusso: continua la mobilitazione. Il 17 giugno manifestazione nazionale

Torniamo all’inizio del nostro articolo. La Cgil sta dando vita a manifestazioni in tutta Italia, una   mobilitazione eccezionale. Susanna Camusso partecipa  a  tante iniziative  in questi giorni, presente anche alla seduta in cui alla Camera si è svolto il dibattito in Commissione Bilancio. Smonta, uno per uno gli “argomenti” si fa per dire dei deputati del Pd che hanno presentato l’emendamento. Afferma: “La verità è una sola: il governo ha abolito i voucher solo per impedire il voto dei cittadini. E ora li rimette violando l’articolo 75 della Costituzione. Ricorreremo alla Consulta, proseguiremo la mobilitazione davanti alle Prefetture, chiediamo l’intervento di Mattarella, chiameremo gli italiani ad una grande manifestazione nazionale. Data prevista è il 17 giugno. Ci domandiamo: quanto può durare il silenzio del garante della Costituzione? Una domanda inquietante? Sì , ma sul lavoro, sui diritti dei lavoratori le violazioni sono state e sono continue. Un argine va posto”. Chi meglio del Presidente della Repubblica può farlo?

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