Referendum. La Cgil in piazza. Sabato oltre cento manifestazioni in tutta Italia. Il governo fissi la data. Baseotto: “è un modo per rafforzare la democrazia”. La Carta dei diritti in Parlamento

Referendum. La Cgil in piazza. Sabato oltre cento manifestazioni in tutta Italia. Il governo fissi la data. Baseotto: “è un modo per rafforzare la democrazia”. La Carta dei diritti in Parlamento

La parola referendum pare scomparsa dal vocabolario della lingua politica. È talmente indigesta a Renzi Matteo che i giornaloni l’hanno eliminata, si preoccupano che l’ex premier non venga colpito da un attacco di orticaria. Se è vero che il giovanotto di Rignano l’ha cancellata dalla sua memoria, è altrettanto vero che  un referendum s’ha da fare. In particolare quello promosso dalla Cgil, due quesiti, uno per abolire i voucher, un altro per garantire i lavoratori delle ditte in appalto. La Costituzione prevede che quando un referendum viene ritenuto valido dalla Consulta non si può evitare. Il consiglio dei ministri, il premier, deve indicare la data in cui dovrà essere effettuato. Può accadere che la risposta in positivo ai quesiti venga data con legge votata dal Parlamento, allora sarà la Cassazione a verificare se la soluzione trovata risponde positivamente al quesito referendario. Altro problema: può accadere che l’evento referendum venga a coincidere con elezioni politiche. Queste ultime caccerebbero il referendum, che dovrebbe svolgersi un anno dopo. Però  è accaduto che nel medesimo anno si siano tenuti referendum e elezioni.

“Libera il lavoro. Con 2 Sì tutta un’altra Italia”

Questo lungo prologo per dire che, allo stato, niente osta al presidente Gentiloni di fissare la data del voto, “che – dice Nino Baseotto, segretario confederale della Cgil – è anche un modo per rafforzare la democrazia“.  Già, la democrazia. Evidentemente per gli attuali governanti e per il Pd, partito di maggioranza di cui Gentiloni è espressione, il fatto che tre milioni e passa di cittadini  abbiano sottoscritto i quesiti referendari, non conta niente. Se ne può fare a meno. Non la pensa così la Cgil che insiste, continua la campagna con iniziative in tutto il Paese nel nome di ‘Libera il lavoro Con 2 Sì Tutta un’altra Italia’. Sabato – annuncia Baseotto intervistato da RadioArticolo 1 – sarà una giornata di mobilitazione nazionale con 118 manifestazioni in tutto il Paese. Intanto un primo successo la Confederazione di Corso d’Italia l’ha ottenuto. La Carta dei diritti universali del lavoro, di fatto un nuovo statuto dei lavoratori, sarà discussa in Parlamento. La proposta di legge di iniziativa popolare sottoscritta da più di un milione di persone è stata al centro di incontri con tutti i gruppi parlamentari che hanno assicurato l’incardinamento della legge. “E’ cosa fatta – sottolinea il segretario confederale della Cgil – è questione di giorni. L’esame della proposta di legge avverrà presto. E questo è un risultato straordinario”. E per chi non vuole intendere e si trincera dietro il fatto che la Cgil sarebbe diventata “referendaria” mentre il sindacato dovrebbe fermare la sua iniziativa non oltre i cancelli dei luoghi di lavoro, questo lo abbiamo sentito dire da dirigenti cislini in particolare che si sono chiamati fuori dal referendum, Baseotto è molto chiaro.

Non siamo referendari per forza se si fanno due leggi festeggeremo

“Non siamo referendari per forza – dice – se si faranno due leggi che superano davvero i nostri quesiti festeggeremo la vittoria. Ma fino ad allora continueremo la nostra campagna. La Carta sarà discussa in Parlamento”. E se si aboliranno i voucher questo andrà a merito di chi ha promosso i quesiti referendari e dei milioni di lavoratori che hanno dato battaglia. Allo stato, per quanto riguarda la Carta, incombe la possibilità di una chiusura anticipata della legislatura. Ma ciò non toglie che debba scomparire dalle aule del Parlamento. La giornata di sabato, le 118 manifestazioni, a partire da quelle delle grandi città, a Roma, tanto per citarne una, si svolgerà a Tor Bella Monaca, una iniziativa che assume un particolare significato perché si svolge in una periferia della Capitale, un grande territorio del “disagio sociale”, dove il lavoro è  un miraggio. Sarà un sit-in per dare spazio alle testimonianze di molti lavoratori. Volantinaggi in tutto il quartiere, alle 12 centinata di palloncini si leveranno in cielo, “liberi  di volare”, un richiamo colorato alla battaglia per “liberare il lavoro”. Con il segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio, Michele Azzola, Susanna Camusso a sottolineare l’importanza e il significato di questa giornata di lotta che riporta la Cgil in quelle piazze d’Italia dove sono state raccolte milioni di firme, insieme a quelle sottoscritte nei luoghi di lavoro. I luoghi della democrazia.

Cgil: “Siamo convinti che in primavera si voterà sui referendum”

C’è contrasto con l’esigenza di definire la legge elettorale? “Prima ci si occupa di lavoro – afferma Baseotto – poi di una buona legge elettorale e infine si va alle urne. Noi andiamo avanti, rimanendo convinti che la priorità per un Paese in cui la disoccupazione giovanile ha di nuovo superato soglia 40%, non sono le elezioni anticipate. Ma che ci si debba occupare attentamente e vigorosamente di lavoro. Per questo la nostra campagna s’intensificherà e siamo convinti che si arriverà a votare sui referendum in primavera. Per questo chiediamo al presidente Gentiloni di fissare presto la data del voto, perché è anche un modo per rafforzare la democrazia in Italia”.

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