Primo caso per un malato di Sla di morte per sedazione profonda. Aveva fatto testamento biologico con le sue ultime volontà

Primo caso per un malato di Sla di morte per sedazione profonda. Aveva fatto testamento biologico con le sue ultime volontà
E’ il primo caso di ‘sedazione profonda’ somministrata ad un malato di Sla in Italia e la notizia si è diffusa questo martedì di San Valentino, grazie anche alla stampa locale del nord est del Paese che ha permesso che la notizia fosse resa nota. E’ stata la stessa famiglia a non voler nascondere quanto purtroppo è accaduto. Tra i quotidiani che hanno affrontato il caso con dovizia di particolari la Tribuna di Treviso. Eccone il resoconto dal suo portale:
 
“Chi gli è stato accanto in famiglia conferma che la sua richiesta di rinunciare al dolore con un sonno senza risveglio era frutto di un pensiero consapevole, elaborato con l’aggravarsi delle sue condizioni di salute. La storia di questo signore, per come ci è stata descritta, non ha nulla a che vedere con l’eutanasia. Rientra nell’alveo scivoloso del fine vita, dove è difficile catalogare casi e azioni, Dino ha fatto una sorta di testamento biologico”.
 
La sua volontà è stata espressa e assecondata da chi si è preso cura di lui. Per due anni ha lottato, ma una decina di giorni fa il bisogno di trovare sollievo al male è diventato urgenza. E’ accaduto nella notte tra sabato 4 e domenica 5 febbraio, all’ennesima crisi respiratoria scandita dalla paura di soffocare. Dopo essere tornato in sé avrebbe chiesto di alleggerire la sua sofferenza con una sedazione prolungata nel tempo.
 
“Passato Natale il signor Dino ha dovuto affrontare una situazione di particolare stanchezza causata dalla patologia e dalla convivenza con la ventola. Negli ultimi mesi è stato tutto un susseguirsi di crisi respiratorie, sempre affrontate in casa, recuperandolo” raccontano gli infermieri di Cura con Cura, la società privata che dal 2015 si occupa dell’assistenza domiciliare del paziente. ‘Voglio dormire per sempre’ avrebbe detto davanti al personale della società. E lo avrebbe ripetuto più volte.
 
“Era una chiara richiesta di sedazione basata su un chiaro sintomo refrattario, dato da angoscia incoercibile anche con farmaci e trattamenti psicologici, nonostante tutta l’umanità e la professionalità con cui è stato assistito nelle varie fasi della patologia” spiegano da Cura con Cura. Parole tecniche che la moglie di Dino traduce con le parole dell’affetto: “Mio marito era lucido e ha fatto la sua scelta e noi gli siamo stati accanto. Mi ha detto come voleva essere vestito, di voler essere cremato, aveva molta fede e ha voluto incontrare il parroco”. Così dopo l’ultima grave crisi respiratoria è iniziato il suo cammino per evitare il male attraverso un sedativo.
 
“La Guardia medica ha avviato una prima sedazione d’urgenza, poi sono arrivati il medico di famiglia e il personale del Siad. L’atteggiamento del curante e del servizio pubblico è stato di mettere in fortissima discussione la scelta di Dino” raccontano gli infermieri di Cura con Cura. “Il signor Dino ha ricevuto una sedazione palliativa vera e propria e nei risvegli che ci sono stati ha sempre ribadito la volontà di dormire” aggiungono dalla società “fino alla sedazione più profonda di stamattina (ieri lunedì ndr) arrivata quando la moglie è riuscita a portare a termine alcune sue disposizioni e lo ha rassicurato di aver fatto tutto. Quello è stato il suo viatico”.
Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.