Pd sempre più nel caos. Sale a 18 il numero di riforme elettorali presentate. Boccia e Ginefra chiedono le dimissioni immediate di Renzi e il congresso

Pd sempre più nel caos. Sale a 18 il numero di riforme elettorali presentate. Boccia e Ginefra chiedono le dimissioni immediate di Renzi e il congresso

Mentre scriviamo, è in corso una riunione della maggioranza dem al Senato per discutere se ci sono le condizioni per proseguire la legislatura oppure andare alle urne a giugno e eventualmente quale legge elettorale adottare. All’incontro partecipano, viene riferito, soprattutto renziani e franceschiniani. Sul tavolo resta il lodo promosso dal ministro della Cultura e da Delrio. Il ‘lodo’, premio alla coalizione, non convince il presidente dem, Orfini, ma c’è una precisa postilla di Renzi, ovvero – ribadiscono fonti parlamentari dem – si può pensare a virare in questa direzione soltanto se c’è il voto.

Anche Cuperlo presenta la sua proposta di legge elettorale, ma manca chiarezza

Intanto, anche Gianni Cuperlo ha aanunciato la presentazione di una sua proposta di legge elettorale, con premio a lista del 10% (per la verità, si tratta di una proposta che contiene alcune norme confuse e che non contribuisce a risolvere la querelle) che verrà portata all’attenzione dei dem il 13 febbraio. I renziani sottolineano la necessità di fare chiarezza: occorre trovare un accordo, se si va in Parlamento senza un’intesa alla fine si voterà con i due Consultellum. Ma restano sul tavolo entrambe le strade: “se si va a fine legislatura – dice Orfini – si farà il congresso, a novembre come previsto. Se invece c’è una precipitazione elettorale possiamo fare la discussione attraverso le primarie”. I fedelissimi dell’ex premier insistono però su un punto politico di fondo: non è possibile che sia un governo a scadenza a varare una manovra lacrime e sangue.

La discussione alla Camera invece è stata rinviata al 15 febbraio “per garantire un confronto che tenga conto delle motivazioni della sentenza della Consulta e del dibattito nel partito il 13 in direzione”. Tuttavia il ‘partito del voto subito’ sostiene che il Parlamento debba agire al di là del lavoro della Consulta. Ma Forza Italia non intende per ora appoggiare la richiesta di chi vuole le elezioni a giugno. “Noi – spiega un fedelissimo di Berlusconi – restiamo alla finestra: sta al Pd decidere se far cadere un governo guidato da uno di loro. Per noi il premio alla coalizione è il male minore ma dovrà essere il Partito democratico eventualmente a portare il Paese alle elezioni”.

Reazioni durissime da Boccia e da Ginefra: “Matteo dimettiti subito e andiamo al congresso”

“Il Pd non può permettersi di sfiduciare anche il governo Gentiloni, vorrebbe dire cambiare il terzo governo in quattro anni senza mai passare dal Parlamento. Sarebbe un atto gravissimo, voglio escludere un tale livello di irresponsabilità”, ha detto Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, intervenendo alla presentazione del X Rapporto sull’economia italiana, organizzata da Economia Reale. “Non possiamo cambiare il terzo presidente del Consiglio per le mire, non di un partito, ma di un gruppo dirigente scaduto, sottoscritto compreso, come quello del Pd. Confido nel senso di responsabilità di Renzi. Siamo un partito straordinario, liberi le energie che ci sono e faccia fare il congresso che, come è noto, termina con le primarie aperte. Ma serve il percorso congressuale perché dobbiamo consentire un profondo ricambio dei gruppi dirigenti dai circoli in su. E questo avviene solo se ci confrontiamo sulle idee e sui valori e non solo sui nomi. Subito dopo saremo tutti più forti”, ha concluso Boccia. Da parte sua, il deputato pugliese Dario Ginefra avverte: “Per far partire il congresso nelle prossime settimane è necessario che Renzi si dimetta, altrimenti arriveremo a giugno. E secondo le regole del partito, la fase congressuale si aprirà sei mesi prima della decadenza del suo mandato”. Dario Ginefra, deputato Pd, è stato ospite del programma di Rai Radio1 Un Giorno da Pecora, condotto da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari. Ma lei crede che Renzi, questo congresso, lo voglia fare, gli è stato chiesto. “No, temo che Renzi il congresso non lo voglia proprio fare…”. Lei quando andrebbe al voto? “Mandare a casa un proprio governo sarebbe una cosa che solo il Pd potrebbe fare. I numeri ci consentono di andare al voto nel Febbraio 2018, sarebbe meglio per il Pd e per il Paese”, ha concluso Ginefra.

Mazziotti, presidente Commissione Affari Costituzionali: depositate 18 proposte di legge elettorale

“Delle 16 proposte inizialmente depositate, due sono state ritirate: una da Sinistra Italiana (prima firma Quaranta) e una dal Movimento 5 Stelle (prima firma Toninelli). Sono in fase di assegnazione altre due proposte di legge Pd (Martella e Rigoni), una della Lega (Invernizzi) e una nuova del Movimento 5 Stelle, sempre a firma Toninelli”,  dice Andrea Mazziotti, presidente della Commissione Affari Costituzionali di Montecitorio e deputato di Civici e Innovatori. “Altri gruppi, come Forza Italia, hanno preannunciato il deposito delle loro proposte dopo le motivazioni della sentenza della Consulta”, ha concluso il relatore del provvedimento. Le proposte di legge salgono così a 18, a testimonianza di un caos ostentato e irrefrenabile, e della volontà di prevedere tempi lunghi per un’eventuale approvazione di un disegno unico. Forse è tattica parlamentare: troppi disegni di legge, perciò si mette mano ad un semplicissimo accomodamento del Consultellum tra Camera e Senato per correre al voto al più presto, come Boccia e Ginefra pronosticano realisticamente.

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