Palestina. Le parole di Trump a Netanyahu sulla soluzione a un solo stato stigmatizzate dall’Onu, dalla stampa e dalle cancellerie del mondo. Alfano? Non pervenuto

Palestina. Le parole di Trump a Netanyahu sulla soluzione a un solo stato stigmatizzate dall’Onu, dalla stampa e dalle cancellerie del mondo. Alfano? Non pervenuto

Il cambio improvviso dell’amministrazione Trump sulla questione palestinese potrebbe creare problemi nelle relazioni tra Stati Uniti, Europa e mondo arabo. Donald Trump, infatti, nella conferenza stampa di ieri alla Casa Bianca con il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha detto che la soluzione dei due stati (Israele e Palestina che convivono pacificamente) non è più un elemento fondamentale per arrivare a un accordo tra le due parti. “Mi piacerebbe una soluzione a due Stati o a uno Stato” e “sarò felice con quello che piacerà a israeliani e palestinesi”, ha detto Trump. Un punto di vista che rompe con anni di politiche mediorientali degli Stati Uniti e allo stesso tempo scardina le alleanze. Per la Germania “nonostante le difficoltà siamo convinti che la soluzione dei due stati sia l’unica percorribile per portare la pace nella regione e soddisfare le richieste di entrambe le parti”, ha detto Sebastian Fischer, portavoce del ministro degli esteri tedesco. Anche il primo ministro britannico, Theresa May, nel corso del suo incontro con Netanyahu a Londra, ha detto che il suo Paese continua a essere convinto che la soluzione migliore sia quella dei due stati. E allo stesso tempo ha ricordato come la Gran Bretagna si opponga all’espansione degli insediamenti in Cisgiordania. Nella regione vivono circa 400.000 israeliani e più di 100.000 vivono all’esterno dell’area che in un accordo Israele vorrebbe continuare a mantenere. Le parole di Trump hanno colpito soprattutto i palestinesi. Hanan Ashrawi, ai vertici dell’Organizzazione per la libertà della Palestina, ha detto che “se la amministrazione Trump dovesse rompere con questa politica (quella dei due stati) allora potrebbe distruggere ogni possibilità di arrivare alla pace e metterebbe a serio rischio gli interessi, la posizione e la credibilità all’estero”. Allo stesso tempo, Sallai Meridor, ex ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, ha ricordato che senza la soluzione dei due stati difficilmente le potenze arabe appoggerebbero alcun accordo o semplicemente “si sederebbero al tavolo delle discussioni”.

Il quotidiano progressista israeliano Haaretz: “Trump deludente e ingorante su Israele”

La conferenza stampa congiunta tenuta ieri sera alla Casa Bianca dal presidente Donald Trump, e dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, è oggetto di un editoriale molto duro del quotidiano israeliano “Haaretz”, secondo cui Trump “afferma di voler conseguire un accordo che soddisfi Israele, palestinesi e paesi arabi, ma è difficile comprendere, al di là degli slogan politici, come sarebbe possibile superare le contraddizioni interne per giungere a conseguire questo obiettivo”. Al di là dell’intesa personale tra Trump e Netanyahu e dai “tanti convenevoli”, scrive il quotidiano, l’incontro di ieri non ha prodotto alcuna strategia credibile per la pace in Medio Oriente, fatta eccezione per la rinuncia di Washington a perseguire l’obiettivo di una soluzione a due Stati. Con un altro editoriale pubblicato oggi “Haaretz” definisce il presidente Trump “deludente” ed “ignorante” su Israele. Secondo l’editoriale di “Haaretz”, pensare che le parti trovino una soluzione che “gradiranno maggiormente” è “delirante”. Inoltre, lo stesso editoriale si domanda se, quando Trump parla della possibile creazione di un unico Stato, il presidente Usa abbia idea di quello che ciò significhi nella realtà.

Il New York Times: difficilmente i palestinesi accetteranno la soluzione a uno stato

Le parole di Trump – sottolinea la stampa Usa – segnano una netta svolta rispetto a due decenni di ortodossia diplomatica statunitense. Difficilmente, sottolinea il “New York Times”, i palestinesi accetteranno meno di uno Stato sovrano, e un singolo Stato israeliano esteso anche ai territori occupati “diverrebbe non democratico, o non sarebbe più ebraico, dato l’elevato tasso di crescita della popolazione araba”. Nel corso della conferenza stampa, Trump ha chiesto a Netanyahu di “trattenersi per un po’ con gli insediamenti”; il premier israeliano ha evitato di assumere impegni a riguardo, pur promettendo di proseguire un confronto diretto con il presidente Usa per portare avanti una linea unitaria.

Khaled Meshaal, capo ufficio politico di Hamas: “basta con le disivisioni interne. Troviamo strategia comune per affrontare Israele”

Il capo dell’ufficio politico del movimento islamico palestinese di Hamas, Khaled Meshaal, ha lanciato un appello per la ricostituzione dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), e per ritrovare l’unità interna tra le fazioni palestinesi. L’annuncio è stato fatto ieri nel corso di un collegamento audio durante una conferenza sulla “valutazione strategica del 2016 e 2017 della Palestina” che si è tenuta a Beirut. Meshaal si è detto “dispiaciuto per il protrarsi delle divisioni tra i palestinesi. La divisione palestinese incide sulle attività esterne, ma quelle interne sono le più importanti”. Meshaal ha aggiunto: “Tutti i tentativi di riconciliazione sono falliti, e la ragione è che la dirigenza palestinese ha usato metodi sbagliati”. Ora è necessario “avviare una riconciliazione nazionale che possa costruire una strategia comune che sia capace di affrontare gli israeliani”. Meshaal ha annunciato che nelle prossime settimane sarà presentato un documento politico redatto nel corso dell’ultimo anno.

La Lega Araba: “unica soluzione, due stati indipendenti. Palestina con capitale Gerusalemme”

Il conflitto israelo-palestinese “richiede una soluzione globale e giusta basata su due Stati e la creazione di uno Stato palestinese indipendente” con “la sua capitale a Gerusalemme”, ha dichiarato il segretario generale della Lega araba Ahmed Aboul Gheit, dopo aver incontrato il segretario generale delle Nazioni unite, Antonio Guterres, al Cairo. Lo stesso Guterres ha invocato ieri una soluzione a due stati, spiegando in un discorso al Cairo che non esiste un piano B. Il comunicato della Lega Araba ha indicato che lui e Abul Gheit “hanno concordato che la soluzione dei due stati resta la via autentica per il raggiungimento” della pace. Il segretario generale dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina, Saeb Erekat, ha dichiarato che l’Olp resta impegnato verso i due stati e si opporrà a qualunque sistema giudicato discriminatorio contro i palestinesi.

Nikolay Mladenov, coordinatore speciale Onu in Medio Oriente: “due stati, unica via per la pace”

La soluzione dei due Stati rimane “l’unica via” per palestinesi e israeliani: lo ha ribadito il coordinatore speciale dell’Onu per il processo di pace in Medio Oriente, Nikolay Mladenov, parlando in videoconferenza durante una riunione del Consiglio di Sicurezza. “Israele, la Palestina e la comunità internazionale – ha aggiunto – hanno il dovere di evitare crescenti tensioni, astenersi da azioni unilaterali e lavorare insieme per difendere la pace”.

E l’Italia, quest’anno membro non permanente del Consiglio di sicurezza dell’Onu? Non pervenuta, né per concordare, né per criticare le parole di Trump e di Netanyahu, che, come si vede, hanno provocato l’indignazione del mondo civile. Evidentemente, il nostro ministro degli Esteri, Angelino Alfano, è affaccendato in altre e più importanti questioni, come, ad esempio, il sostegno alla candidatura di Milano quale sede dell’EMA, l’Agenzia europea del farmaco. Dinanzi allo sbriciolamento del Medio Oriente, e alla disastrosa politica internazionale di Trump, soprattutto nel rapporto tra Israele e Palestina, l’Italia, che dai tempi di Andreotti ha sempre avuto una particolare attenzione per le vicende di quell’area così tormentata del Mediterraneo, ha un governo afasico, immobile, senza alcuna reazione. Ma di queste questioni neppure il Pd si occupa, come se il Mediterraneo, la Palestina, Israele e la sua sicurezza, non fossero temi della sua agenda politica e di governo. Anzi, ha fatto in modo che Angelino Alfano sostituisse Gentiloni. Che amarezza…

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