Turchia. Attacco al tribunale di Smirne. Muoiono un poliziotto e un dipendente. Due attentatori uccisi dalla polizia. Il New York Times attacca la propaganda antiamericana di Erdogan

Turchia. Attacco al tribunale di Smirne. Muoiono un poliziotto e un dipendente. Due attentatori uccisi dalla polizia. Il New York Times attacca la propaganda antiamericana di Erdogan

Almeno due persone sono rimaste uccise giovedì a Smirne, città della Turchia sul mar Egeo, in un attacco davanti ad un tribunale. Lo ha annunciato il governatore di Smirne, Erol Ayyildiz, aggiungendo che una delle due vittime è un agente di polizia mentre l’altro è un impiegato del tribunale nel quartiere di Bayrakli. Nell’attentato sono rimaste ferite sette persone. Un’autobomba è esplosa mentre tre persone armate cercavano di entrare nel tribunale. I tre aggressori hanno ingaggiato uno scontro a fuoco con le forze di polizia e due di essi sono stati uccisi. Un altro è riuscito a fuggire. Il governatore ha riferito che, nel corso dell’operazione seguita all’esplosione, le forze dell’ordine hanno sequestrato due kalashnikov e otto bombe a mano. Secondo Ayyildiz, un’altra autobomba è stata disinnescata vicino al luogo del primo attacco, avvenuto davanti all’ingresso del tribunale riservato a giudici e procuratori. Lo stesso governatore ha ventilato l’ipotesi che dietro l’attentato vi sia il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), considerato un’organizzazione terroristica dalle autorità turche. Indossava un cappotto scuro e un berretto bianco ed e’ alto tra 1,65 e 1,70 il terzo terrorista in fuga, autore dell’attacco al tribunale di Smirne, sulla costa egea della Turchia. Lo riporta Hurriyet, citando fonti di polizia. Una caccia all’uomo e’ in corso nella zona. Secondo l’agenzia statale Anadolu, gli altri 2 assalitori sono stati uccisi in scontri a fuoco con la polizia.

L’inchiesta sul massacro nella discoteca Reina di Istanbul

L’attentato di giovedì arriva a meno di quattro giorni da quello costato la vita a 39 persone a capodanno, nella discoteca Reina di Istanbul (rivendicato dallo Stato islamico). L’autore della strage di Capodanno ad Istanbul è “probabilmente” un uiguro, ha dichiarato il vice premier turco, Veysi Kaynak, in un’intervista all’emittente locale ‘A Haber’. Gli uiguri sono una minoranza etnica di musulmani turcofoni che vivono nel nord ovest della Cina. Il vice premier non ha rivelato altri dettagli sull’identità del killer, ma ha aggiunto che “sono state individuate le aree” dove potrebbe nascondersi e che le forze di sicurezza stanno perlustrando in particolare la zona di Silivri, un distretto della provincia di Istanbul dove, secondo l’agenzia di stampa Anadolu, la polizia ha arrestato alcuni sospetti che apparterrebbero alla comunità uigura.

I dubbi del New York Times, che svela la propaganda antiamericana del governo turco

Dietro la strage del Reina di Istanbul ci sarebbe la ‘mano’ degli Stati Uniti. Ne sono convinti alcuni giornali e politici turchi vicini al presidente, Recep Tayyip Erdogan, che hanno tirato in ballo Washington per il massacro di Capodanno così come avevano fatto per il fallito golpe in Turchia del 15 luglio e l’omicidio dell’ambasciatore russo ad Ankara. Titoli e dichiarazioni, analizzati in un articolo del New York Times, che rendono bene l’idea del clima che si respira in Turchia all’indomani del massacro rivendicato dallo Stato islamico (Is). “L’America è la prima sospettata”, ha titolato un quotidiano filogovernativo che accusa esplicitamente gli Usa di essere gli artefici della strage. “Chiunque sia il killer, l’attacco al Reina è un atto della Cia. Punto”, gli ha fatto eco un deputato su Twitter. L’articolo del Nyt prosegue con l’analisi di articoli di altri quotidiani turchi che hanno puntato il dito, senza mezzi termini, contro gli Usa. In uno di questi si sostiene che gli Stati Uniti sarebbero stati al corrente dell’attacco alla discoteca sulla base dell’allerta emessa dall’ambasciata americana in Turchia ai propri connazionali pochi giorni prima della strage. Un altro articolo ha messo in evidenza che le granate stordenti utilizzate dal killer nel locale provenivano da depositi gestiti dall’esercito Usa. Un giornale, infine, ritiene che l’attacco faccia parte di un complotto a stelle e strisce per fomentare divisioni in Turchia tra laici e religiosi.

Il vicepremier turco: “servizi di intelligence stranieri” potrebbero aver avuto un ruolo nell’eccidio del Reina

Lo stesso vice premier turco, Numan Kurtulmus, in un’intervista al quotidiano Hurriyet, ha ipotizzato, senza fare riferimenti espliciti, che “servizi di intelligence stranieri” potrebbero aver avuto un ruolo nella strage di Capodanno, considerata la “professionalità” del killer. Secondo il Nyt, l’attacco di Capodanno, al pari degli altri episodi sopracitati, “non ha spinto la Turchia verso i suoi alleati della Nato. Al contrario, la Nazione, mentre attacca Washington, si avvicina a Mosca, collaborando con il presidente Vladimir Putin per un cessate il fuoco in Siria”. “Piuttosto che unire gli Stati Uniti e la Turchia nella lotta comune contro il terrorismo – ha proseguito il Nyt – l’attacco alla discoteca sembra aver accelerato l’allontanamento della Turchia dall’Occidente in un momento in cui la sua democrazia si sta erodendo a causa della crescente repressione della società civile. L’Occidente, rappresentato dagli Stati Uniti, è il perenne spauracchio”. Ma mentre lanciano i loro strali contro l’Amministrazione uscente di Barack Obama, accusandola di sostenere tutti i loro “nemici” – dai militanti curdi all’imam Gulen – contemporaneamente le autorità turche stanno anche mandando segnali di apertura al nuovo presidente Donald Trump. “Ci aspettiamo che la nuova Amministrazione metta fine a questa vergogna”, ha chiarito il primo ministro turco, Binali Yildirim, riferendosi al sostegno di Washington ai militanti curdi. Anche il vice primo ministro, Numan Kurtulmus, all’indomani delle dichiarazioni del ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, che ha parlato di una “crisi nel rapporto di fiducia” tra i due Paesi, si è detto ottimista su un miglioramento delle relazioni sotto Trump. “Attualmente abbiamo un rapporto teso con gli Stati Uniti ma non penso che sarà così a lungo. Credo che questa tensione presto si allenterà”, ha affermato Kurtulmus in un’intervista al quotidiano Hurriyet.

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