Siria. Attentato ad Azaz, almeno 45 morti e decine di feriti. Altrove, nonostante la tregua, si continua a sparare e a morire

Siria. Attentato ad Azaz, almeno 45 morti e decine di feriti. Altrove, nonostante la tregua, si continua a sparare e a morire

Un attentato terroristico ha colpito la città di Azaz, in Siria, provocando decine di morti. Un camion bomba è esploso in un mercato che si trova di fronte a un tribunale islamico della città vicino alla frontiera turca in mano ai ribelli siriani. Le vittime sarebbero almeno 43. L’agenzia turca Anadolu ha però citato un medico locale secondo cui i morti sono almeno 60 e i feriti oltre 50. Azaz è controllata dall’Esercito siriano libero, alleanza di gruppi ribelli moderati i cui combattenti, con il sostegno dell’esercito turco, hanno cacciato lo Stato islamico dall’area di confine.

“L’esplosione è avvenuta a qualche metro dall’entrata del tribunale – racconta l’avvocato Oussama Merhi, testimone oculare dell’attacco – Si vede il fumo, ci sono i cadaveri dei civili per terra. Questo crimine non può che essere stato commesso dall’organizzazione terrorista dello Stato islamico che colpisce i civili e quelli che cercano di costruire il Paese”. Nel novembre scorso un’altra autobomba uccise in questa città 25 persone. Ora l’ennesimo attentato che arriva durante la tregua siglata fra il regime di Assad e i ribelli, con l’intermediazione di Russia e Turchia, che però non include l’Isis e l’ex affiliato ad al Qaida, Fateh al-Sham Front.

Altrove, nonostante la fragile tregua si continua a sparare e morire

Almeno nove persone, tra cui sette soldati siriani, sono morte negli scontri che si sono verificati nella notte vicino Damasco nonostante la fragile tregua in vigore nel Paese. Lo ha reso noto l’Osservatorio siriano per i diritti umani aggiungendo che i combattimenti continuano anche oggi a Wadi Barada, zona controllata dai ribelli dove si trova la principale fonte d’acqua della capitale. Damasco, che accusa i ribelli di voler assetare la città, non riceve approvviggionamenti idrici dalla fonte dal 22 dicembre. Dal canto loro i ribelli sostengono che l’acquedotto è stato colpito dai raid del regime. Negli scontri di stanotte sono morti anche due civili e altre 20 persone sono rimaste ferite, alcune sarebbero gravi secondo l’Osservatorio. Attualmente si discute sulla possibilità di far accedere degli esperti all’area di Wadi Barada per sistemare i danni e ripristinare le forniture idriche e così mettere fine agli scontri. Ma non è stato ancora raggiunto un accordo.

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